Diritto e Fisco | Editoriale

Il diritto all’insegnante di sostegno

10 Giugno 2018


Il diritto all’insegnante di sostegno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Giugno 2018



Oggi più di ieri i bambini sono tutti uguali ed ognuno di loro ha diritto a frequentare la scuola. L’insegnante di sostegno è quell’aiuto fondamentale per permettere ai disabili di svolgere adeguatamente il percorso formativo.

Fra i vari problemi che coinvolgono il comparto della scuola, quello dell’insegnante di sostegno ha un peso maggiore in quanto ha ripercussioni negative nei confronti di quei soggetti che hanno bisogno di aiuto. Se da un lato i tagli all’istruzione hanno fortemente ridimensionato supporti didattici di vario genere, dall’altro a risentirne sono proprio i bambini disabili che si ritrovano senza un insegnante di sostegno pronto a sostenerli nel percorso formativo. E chi viene affiancato da un docente, spesso non può usufruirne a pieno titolo: le ore assegnate dalla scuola sono insufficienti rispetto alle effettive esigenze didattiche del ragazzo.
La questione dell’insegnante di sostegno è al centro di numerosi dibattiti che spaziano dagli inadeguati piani di assunzione alla precarietà lavorativa di alcuni soggetti, per giungere alla necessità di arruolare figure professionali sempre più in linea con le esigenze degli alunni disabili. A sfuggire alla discussione è invece la questione più importante: in cosa consiste il diritto all’insegnante di sostegno e come si stabilisce l’assegnazione delle ore per gli alunni disabili?

Chi è l’insegnante di sostegno

La legge [1] prevede che ciascuna scuola può realizzare attività integrative ed iniziative di sostegno nei confronti di quegli alunni che presentano particolari esigenze. Lo scopo è quello di garantire il diritto allo studio e l’eguaglianza sociale di tutti i bambini, compresi coloro che presentano delle disabilità. La legge sancisce inoltre che l’attività di sostegno deve essere effettuata facendo affidamento su docenti di ruolo (o assunti a tempo indeterminato): per ciascuna classe che ha come alunni uno o più persone disabili è previsto un insegnante di sostegno. Egli ha il compito di fare integrare i bambini diversamente abili attraverso metodi didattici che siano conformi al tipo di handicap ed alle necessità dello studente; in questo modo il bambino che ha alcune difficoltà (fisiche o psichiche) avrà modo di studiare, di apprendere e di essere come tutti gli altri suoi coetanei.

L’insegnante di sostegno è una figura specializzata, nel senso che non tutti gli aspiranti professori possono ricoprire un ruolo così delicato. Si tratta di un docente che ha seguito un percorso accademico specifico finalizzato proprio ad apprendere le metodologie didattiche più adeguate per i minori affetti da un handicap. Il tipo di studi da seguire per diventare insegnante di sostegno è quello definito dal Ministero dell’Istruzione che, con un apposito decreto [2], ha stabilito le linee guida per chi vuole fare il docente di sostegno. Attualmente pare che ci sia una grave carenza di insegnanti di sostegno e spesso è possibile accedere alle varie graduatorie di circolo e di istituto anche se si sono seguiti determinati master. Ragion per cui è sempre buona norma iscriversi ai corsi di formazione come quelli che riguardano la didattica per i bambini affetti da DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Questi master sono promossi dalle università e saranno valutati come punteggio per entrare in graduatoria: il corso formativo servirà a comprendere meglio le metodologie didattiche da adoperare qualora ci si trovi a diventare insegnante di sostegno di un bambino diversamente abile.

Poiché l’obiettivo principale dell’insegnante di sostegno è quello di assicurare che l’alunno disabile si sia integrato nella propria classe, il docente è contitolare [3] insieme a tutti gli altri professori (ed ai maestri delle scuole elementari) di quella specifica classe. Ciò significa che appartiene al corpo docenti e, nonostante debba occuparsi esclusivamente dello studente affetto da handicap, partecipa alla programmazione educativa e didattica effettuata durante i consigli di classe. Nei consigli, il docente di sostegno individua il piano didattico da realizzare assieme allo studente disabile, definendo quindi di criteri di valutazione e di verifica della persona.
La compartecipazione assieme agli altri insegnanti dà modo al docente di sostegno di definire i metodi migliori per consentire all’alunno diversamente abile di interagire con i suoi compagni. Chi ha avuto esperienza del genere ricorderà che il maestro di sostegno di quel compagno affetto da handicap spesso seguiva le lezioni in classe, era presente durante le verifiche e le interrogazioni, seguiva l’alunno nei compiti di gruppo e cercava di interpretare le esigenze del proprio discepolo.

Che cos’è il diritto all’insegnante di sostegno

Il diritto all’insegnante di sostegno si configura come quella prerogativa di assicurare ai bambini affetti da handicap, che frequentano le scuole elementari, le medie le superiori, di poter studiare. La Costituzione [4], di fatto, si premura di rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona, anche in qualità di studente, e lo fa predisponendo una serie di misure che servono proprio a dare piena attuazione al diritto allo studio. Una persona diversamente abile ha necessità di andare a scuola, di crescere assieme ai propri coetanei, di imparare e di formarsi come tutti gli altri ragazzi. Solo che, per farlo, ha bisogno di un aiuto specifico. Questo aiuto viene dato da una figura professionale, quale appunto il docente di sostegno: egli, per un certo numero di ore settimanali, affianca l’alunno nelle attività didattiche. Il numero di ore non può essere predeterminato, in quanto varia a seconda delle necessità dello studente affetto da handicap. Ragion per cui ogni singolo ragazzo potrebbe aver bisogno dell’insegnante di sostegno per un certo numero di ore.

Quella delle ore è una questione molto dibattuta nelle aule giudiziarie, in quanto spesso non si è tenuto conto delle effettive esigenze degli studenti diversamente abili. Ad esempio il Consiglio di Stato [5] ha sottolineato l’importanza del diritto all’istruzione del minore portatore di handicap, assurgendolo addirittura a diritto fondamentale riconosciuto sia dalla nostra Costituzione che dalle convenzioni internazionali: per tale ragione deve essere rispettato con rigore dalla Pubblica Amministrazione competente nel comparto scolastico.
Gli esempi di sentenze che hanno dato ragione ai genitori di alunni disabili sono tantissimi e tutte vertono sulla necessità di riconoscere un monte ore specifico e personalizzato nei confronti del ragazzo bisognoso. In linea di massima i giudici amministrativi nel corso degli anni hanno sancito che:

  1. a) un numero di ore insufficiente rispetto alle esigenze dello studente preclude alla persona l’opportunità di svilupparsi, di istruirsi e di partecipare alle attività didattiche;
  2. b) al bambino che non viene adeguatamente supportato dall’insegnante di sostegno viene riconosciuto il danno esistenziale con conseguente possibilità di ottenere il risarcimento.

Ed ancora, i giudici amministrativi [6] hanno addirittura sottolineato che non esistono cause giustificative se la scuola non riconosce appieno il diritto all’insegnante di sostegno. Spesso, infatti, si utilizzano come scusanti i ritardi burocratici o la mancanza di risorse per giustificare la mancata assegnazione del monte ore. Fa scuola un caso particolare in cui il minore portatore di handicap grave veniva assistito da un insegnante di sostegno per 16 ore alla settimana, anziché 18. Due ore possono sembrare nulla, ma per i giudici amministrativi erano abbastanza per compromettere il recupero e lo sviluppo di una persona che aveva particolari esigenze. In parole povere, quelle due ore valevano molto per un bambino con determinate condizioni fisiche, e non averle riconosciute significava aver precluso al minore la possibilità di avere “una vita normale”.
Alla famiglia dell’alunno disabile è stato riconosciuto il risarcimento per danno esistenziale.

Chi ha il diritto all’insegnante di sostegno

Il diritto all’insegnante di sostegno viene riconosciuto a tutti quei bambini che sono affetti da una patologia che comporta un handicap fisico o psichico. Esiste una legge specifica [7] che si occupa proprio delle disabilità e dei sostegni che lo Stato riconosce alle persone diversamente abili: questi sostegni spaziano dall’assistenza medica alle detrazioni fiscali, per giungere al riconoscimento del diritto all’insegnante di sostegno. La persona diversamente abile è colei che è affetta da una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva; la patologia deve essere causa di una difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione
lavorativa tale da determinare uno svantaggio sociale (ad esempio la persona non può lavorare o non può andare a scuola) o di emarginazione.

La disabilità deve essere certificata da una commissione medica, da un operatore sociale e da un esperto che, di volta in volta, valuteranno la patologia di cui è affetta la persona. L’esito degli accertamenti delineeranno un quadro clinico da cui potranno essere individuati i supporti necessari affinché il disabile possa integrarsi nella società. Dal certificato medico è quindi possibile stabilire il numero di ore per l’insegnante di sostegno: un numero minore rispetto a quello prospettato in sede medica può far scattare il diritto al risarcimento per danno esistenziale.
Particolare situazione riguarda i bambini affetti da DSA, ossia da un disturbo specifico di apprendimento. Per DSA si intende una particolare situazione in cui la persona, pur non avendo una disabilità intellettiva, presenta una difficoltà nell’assimilazione delle nozioni impartite a scuola. Ad esempio chi è affetto da DSA può avere qualche problema nell’imparare la matematica (discalculia), nel leggere dei testi (dislessia) oppure nello scrivere (disgrafia e disortografia) senza per ciò essere affetto da qualche handicap.

In molti si domandano se chi è affetto da DSA abbia diritto o meno all’insegnante di sostegno: la risposta è negativa, poiché i disturbi di apprendimento non rientrano nel novero delle disabilità stabilite dalla legge. I disturbi in questione si manifestano con delle difficoltà in specifici comparti didattici, ma lo studente non presenta degli handicap a livello intellettivo o fisico tale da procurargli uno svantaggio sociale o, addirittura, l’emarginazione. La stessa legge [8] riconosce delle misure alternative per far fronte a questi disturbi, individuando degli strumenti didattici e delle esenzioni per chi è affetto da DSA. Ad esempio lo studente discalculico può adoperare la calcolatrice durante le verifiche in classe, mentre il bambino dislessico viene aiutato con delle esercitazioni nell’affrontare le proprie difficoltà.

Come chiedere l’insegnante di sostegno per il proprio figlio

Il passaggio più importante per poter affiancare un docente di sostegno al proprio figlio è quello del riconoscimento dell’handicap. Senza certificazione medica non si ha diritto all’insegnante di sostegno. L’iter medico da seguire può variare da Regione a Regione poiché spetta a costoro [9] definire le linee guida in materia di sanità presso le ASL. È importante quindi informarsi presso il proprio medico per avere delucidazioni in merito, potendo chiedere aiuto anche alle scuole in cui si intende iscrivere il proprio figlio.
L’accertamento dell’handicap avviene in diverse fasi e parte con il rilascio del certificato introduttivo sottoscritto dal proprio medico. Successivamente si dovrà presentare domanda presso un ufficio INPS dove sarà necessario allegare il certificato medico ottenuto in precedenza: certificazione e domanda sono due procedure telematiche che possono essere inoltrate solo online.
Una volta inviata la richiesta all’INPS gli interessati potranno scegliere una delle date disponibili per prenotare la visita medica, avendo cura però di non superare il limite dei 30 giorni, oltre il quale la domanda non avrà più effetto.

Il giorno della visita una commissione esaminatrice valuterà il paziente e redigerà un verbale che, se approvato all’unanimità (quindi anche dal medico legale dipendente dall’INPS), darà diritto alle agevolazioni ed ai servizi previsti dalla legge. È importante che i genitori facciano esplicita menzione dell’insegnante di sostegno nella domanda di accertamento della disabilità: in questo modo le procedure potrebbero essere più semplici.
Ottenuto il verbale dell’INPS, questo dovrà essere inoltrato presso la scuola assieme alla Diagnosi Funzionale rilasciata dall’Unità multidisciplinare della Neuropsichiatria Infantile. L’Ufficio Scolastico Regionale avrà il compito di stabilire il numero di ore necessarie per il sostegno: se dovessero risultare inferiori rispetto a quelle necessarie è possibile fare ricorso.

Cosa fare se il diritto all’insegnante di sostegno non viene riconosciuto

Posto che il diritto all’insegnante di sostegno riguarda soprattutto il monte ore per l’alunno disabile, può capitare che l’Ufficio Scolastico Regionale riconosca un numero di ore inferiore rispetto alle esigenze comprovate dal certificato di handicap. Cosa fare in questo caso?
Gli esperti del settore consigliano una via formale ed una via legale:

  • la prima viene intrapresa dalla scuola ove è iscritto l’alunno disabile. L’istituto potrà chiedere una revisione del numero di ore assegnate facendo leva proprio sul diritto allo studio e sulle numerose sentenze che riconoscono tale opportunità a prescindere dal bilancio scolastico;
  • la seconda spetta ai genitori che potranno presentare ricorso presso il TAR. I giudici amministrativi competenti sono quelli che hanno sede nello stesso luogo dove è ubicata la scuola. In questo caso sarà importante farsi assistere da un avvocato.

Il diritto all’insegnante di sostegno può essere addirittura violato dall’INPS, nel momento in cui si presenta la domanda per il riconoscimento dell’handicap. Può capitare infatti che il verbale conseguente la visita non sia accettato all’unanimità, o riconosca una disabilità inferiore rispetto a quella effettiva. Il verbale può essere impugnato dinnanzi al giudice ordinario entro 6 mesi dalla sua ricezione, chiedendo un accertamento tecnico preventivo. L’intera procedura è quindi soggetta alle norme processuali civili e sarà importante farsi assistere da un avvocato specializzato che si occuperà di tutto il caso. A conclusione dell’accertamento tecnico preventivo si potrà procedere mediante ricorso.

note

[1] Art. 7 L. n. 517 del 04.08.1977

[2] Artt. 12 e ss. D. Lgs. n. 66 del 13.04.2017

[3] Art. 13, co. 6 della l. n. 104 del 05.02.1992

[4] Art. 3 Cost.

[5] Consiglio di Stato, sez. VI, sent. n. 1286 1.04.2016

[6] Tar Sicilia, sez. Palermo, sent. n. 1484 del 16.06.2016

[7] L. n. 104 del 05.02.1992

[8] L. n. 170 del 08.10.2010

[9] Art. 117 Cost.


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