Diritto e Fisco | Editoriale

Dove controllare se ho pagato Tasi?

12 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 giugno 2018



Hai il dubbio di non aver pagato la Tasi e vuoi controllare per evitare di incorrere in sanzioni? Come si può fare?

Siamo sempre più indaffarati: il lavoro, la famiglia, le commissioni, le spese. Può capitare di dimenticare di effettuare il pagamento di un’imposta. Può anche avvenire di non ricordarsi se, effettivamente, è stata pagata. Chissà quante volte vi sarete chiesti: Come si può fare per controllare se ho pagato la Tasi?

 Cos’è la Tasi?

La Tasi (tributo sui servizi indivisibili) è un’imposizione volta a finanziare i costi della manutenzione del verde pubblico e delle strade comunali, l’arredo urbano, l’illuminazione pubblica e l’attività della polizia locale. È un tributo che, insieme all’Imu (Imposta Municipale Propria) e la Tari (Tassa sui rifiuti) costituisce la Iuc, l’Imposta Unica Comunale, entrata in vigore nel 2014.

Presupposto impositivo della Tasi è il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati e di aree urbane, ad eccezione dei terreni agricoli e dell’abitazione principale. Quest’ultima è una novità del 2016 poiché, precedentemente, l’imposta era dovuta anche con riferimento all’abitazione principale. [1]. Sono esclusi dalla Tasi altresì le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali imponibili, quelle non operative e, ancora, le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

La Tasi, dunque, è dovuta da chiunque possieda o detenga, a qualsiasi titolo, un’unità immobiliare diversa da quelle espressamente escluse. Cosa succede in presenza di più possessori o detentori?

Se vi sono più possessori o detentori, questi sono tenuti, in solido, all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria. Ciò significa che se uno dei contribuenti non paga il proprio dovuto, il Comune può rivalersi (ossia, chiedere il pagamento) agli altri obbligati. I vari detentori o possessori, comunque, non pagano tutti la medesima quota: ogni contribuente, infatti, paga per la sua quota di possesso o utilizzo. E in caso di locazione?

In caso di locazione, la Tasi è dovuta dal locatario a decorrere dalla data di stipulazione del contratto e per tutta la sua durata. Se l’inquilino non paga, inoltre, il proprietario non è obbligato a pagare per lui e, di conseguenza, il Comune non può chiedere al proprietario il pagamento. I due soggetti, infatti, sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria.

C’è però un caso particolare: quello della cosiddetta detenzione temporanea, ossia non superiore a sei mesi. In questo caso, infatti, la Tasi deve essere pagata dal proprietario. Se è presente una multiproprietà?

In caso di multiproprietà, il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento della Tasi dovuta per i locali e le aree scoperte di uso comune, fermi restando gli obblighi, gravanti sui possessori o detentori, riguardanti i locali e le aree in uso esclusivo.

Pagamento della Tasi

Prima di analizzare come controllare se la Tasi è stata pagata, è necessario soffermarsi sulle sue modalità di pagamento.

Come si calcola la Tasi?

La Tasi si calcola rivalutando la rendita catastale del 5% e moltiplicandola per il coefficiente in base alla categoria dell’immobile. Al risultato così ottenuto, si applica l’aliquota Tasi decisa dal Comune in cui l’immobile è ubicato.

Come si paga la Tasi?

Il versamento della Tasi, entro la scadenza del 16 giugno (per quest’anno 18 giugno perché il 16 è un sabato) e del 17 dicembre, deve essere effettuato mediante modello F24 dell’Agenzia delle Entrate (indicando i relativi codici tributo) o attraverso bollettino Tasi 2018.

I contribuenti possono scaricare, gratuitamente, il modello F24 direttamente dal sito web dell’Agenzia delle Entrate. Esistono tre diverse versioni del modello F24:

– Tasi 2018 F24 editabile: è il modello F24 compilabile on line direttamente dal computer. Il nominativo del contribuente, il codice fiscale, i codici tributo sono, infatti, editabili, ossia possono essere indicate dal computer;

– Tasi 2018 F24 pdf: è il modello F24, in formato Pdf, scaricabile (gratuitamente) dal sito web dell’Agenzia delle Entrate. Questa versione, però, consente solo di scaricare e salvare sul computer l’F24 ma non la compilazione on line dello stesso;

– Tasi F24 semplificato 2018: è un modello F24 con campi ridotti e, dunque, più semplice.

Ma come si compila il Modello F24?

Il contribuente deve provvedere alla compilazione del modello facendo attenzione all’indicazione degli esatti codici tributo, cioè le diverse causali del versamento ed i dati richiesti secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate (per esempio, codice tributo 3960 per le aree fabbricabili). Tale codice va indicato nell’apposita sezione (Sezione Imu e altri tributi locali), in corrispondenza delle somme da pagare nella colonna “importi a debito”. Nello spazio “codice ente/codice comune”, deve essere indicato il codice catastale del Comune in cui è ubicato l’immobile mentre lo spazio “Ravv.” (ravvedimento), deve essere barrato solo se il contribuente si avvale del ravvedimento operoso (di cui si parlerà più avanti). La casella “Acc”, invece, va barrata solo in caso di acconto imposta. Medesima cosa vale per lo spazio denominato “Saldo”. Se il pagamento avviene in unica soluzione, deve essere barrata sia la casella acconto, sia la casella saldo. Nello spazio “anno di riferimento”, occorre indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il pagamento. Se state procedendo a ravvedimento operoso (e avete, dunque, barrato la relativa casella) dovete indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.

  Come pagare correttamente

In considerazione del fatto che, spesso, le regole in materia di Tasi sono cambiate, qualcuno potrebbe domandarsi: “avrò pagato il giusto?

Vi farà comodo sapere che le regole, per la Tasi (ma anche per l’Imu), sono rimaste invariate. E’ confermata, infatti, l’esenzione completa per le abitazioni principali (cioè quella dove si ha la residenza anagrafica e dove si dimora), ad esclusione di quelle di lusso. Sono state confermate anche le agevolazioni precedentemente previste (per esempio, la riduzione al 50% per i comodati tra padre e figlio). Si paga con le aliquote e con le detrazioni del 2017, tenendo però conto delle variazioni nella consistenza degli immobili eventualmente intervenute nel corso di quest’anno (per esempio, vendite).

 Chi paga la Tasi?

La tassa sui servizi indivisibili forniti dai Comuni è dovuta da:

– proprietari prima casa di lusso, ossia per gli immobili di proprietà adibiti ad abitazione principale e le relative pertinenze, appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9;

– proprietari di seconde case;

– fabbricati rurali ad uso strumentale;

– fabbricati costruiti e destinati, dall’impresa costruttrice, alla vendita ma non ancora venduti o locati;

– possessori d’immobili in affitto;

 Quando si paga meno?

Ci sono dei casi in cui la Tasi è dovuta in misura ridotta:

– per gli edifici d’interesse storico-artistico è prevista una riduzione della metà;

– per le case affittate a canone concordato, la riduzione è del 25%;

– per gli immobili inagibili o inabitabili, è prevista la riduzione a metà dell’imposta purché tale situazione sia stata dichiarata al Comune con perizia di parte;

Come posso capire se ho pagato la Tasi?

Nella fretta di tutti i giorni, con i tanti pensieri che ci attanagliano, può capitare di non ricordarsi se si è provveduto – o meno – al versamento delle somme dovute a titolo di Tasi.

Se volete verificare il pagamento di un modello F24 (cioè il modello che deve essere compilato per il pagamento della Tasi) avete due alternative:

– accedere al sito web dell’Agenzia delle Entrate e scegliere la voce “Cosa devi fare”. Successivamente dovete cliccare su “Versare”, poi su “F24”. A questo punto dovrete selezionare “compilazione e invio” e, successivamente, la voce “procedura di controllo”. Giunti a questo traguardo, è necessario scaricare il software in dotazione dal sito istituzionale. L’applicazione è supportata dai seguenti sistemi operativi: Windows 7, Windows 8, Windows LP, Mac OS X 10.7.3 e successivi, Windows Vista, Linux e Windows XP;

– potete recarvi personalmente all’Ufficio Tributi del Comune in cui si trova l’immobile cui è collegata la Tasi. Solitamente, sul sito web dei Comuni, è presente un’apposita area in cui è possibile prendere direttamente appuntamento con il personale addetto, evitando, così, lunghe code agli sportelli. Nella maggior parte dei casi, troverete una voce denominata “Servizi On Line”. Cliccando, potrete accedere a diverse opzioni, tra cui quella relativa ai tributi. Non vi rimane che individuare la voce “Tasi” e, a quel punto, sarete indirizzati agli orari in cui è possibile prendere appuntamento, nonché ai contatti (numero telefonico o indirizzo di posta elettronica) cui rivolgersi per fissare l’incontro;

Quest’ultima opzione è, indubbiamente, quella più sicura: potersi raffrontare con un operatore, vi può togliere tanti dubbi e preoccupazioni. Viceversa, se ritenete di non aver specifiche domande da porre e siete abili nell’utilizzo degli strumenti informativi, potete utilizzare la prima alternativa, risparmiando tempo.

Come chiedere il rimborso?

Può altresì accadere che siate sicuri di aver ottemperato all’obbligo di versamento del tributo ma quest’ultimo sia stato versato in eccesso rispetto a quanto effettivamente dovuto e non sia possibile effettuare autonomamente la compensazione con l’eventuale imposta dovuta per la rata di saldo corrispondente al medesimo anno. Oppure, può succedere che il tributo non fosse proprio dovuto.

In questi casi, è possibile chiedere il rimborso di quanto versato in eccesso o dell’intera somma versata e non dovuta. Ciò avviene utilizzando il modello previsto (scaricabile on line sul sito del Comune in cui si trova l’immobile per il quale è dovuta la Tasi) o inviando richiesta, in carta semplice, all’Ufficio Tributi del Comune in cui si trova l’immobile cui la Tasi si riferisce. Nella richiesta, devono essere indicati i seguenti elementi:

  • annualità per le/la quali/e è richiesto il rimborso;
  • generalità del richiedente (cognome, nome, data e luogo di nascita, codice fiscale, telefono, residenza, indirizzo di posta elettronica);
  • imposta erroneamente versata, con l’allegazione delle fotocopie dei versamenti eseguiti;
  • imposta correttamente dovuta;
  • somma richiesta a rimborso;
  • motivazione della richiesta di rimborso;
  • indicazione delle modalità favorite di erogazione del rimborso in caso di accettazione della richiesta. In particolare, è possibile scegliere tra due opzioni: 1) accredito su conto corrente bancario. In tal caso è necessario indicare le coordinate bancarie del proprio istituto di credito, i dati dell’intestatario del conto e la sede dell’agenzia di credito, 2) autorizzazione a compensare. In questo caso il Comune invierà al contribuente un’apposita autorizzazione a compensare il credito con un debito d’imposta futura;

La domanda di rimborso deve essere presentata entro cinque anni dal giorno del versamento errato o da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione. [2]

Cosa succede se non pago la Tasi?

Se non avete pagato la Tasi e non avete aderito all’istituto del ravvedimento operoso (che analizzeremo in seguito), potrebbe arrivarvi il cosiddetto avviso di accertamento. Anche in questo caso, però, molti Comuni forniscono la possibilità di avvalersi dell’accertamento con adesione, con la conseguente possibilità di ridurre le sanzioni fino al 10%.

La notifica dell’avviso di accertamento per la Tasi (come per la Tari e gli altri tributi degli enti locali) deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati, mentre il relativo titolo esecutivo (cartella di pagamento o ingiunzione fiscale) deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

Una volta ricevuto l’avviso di accertamento del Comune, è possibile presentare un’istanza di annullamento in autotutela. Se si decide di ricorrere in Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso, prima deve essere attivata la procedura del reclamo-mediazione, [3] obbligatoria se la controversia è di importo inferiore ai 20.000 euro (sanzioni escluse). Se si decide di non ricorrere, invece, si deve pagare l’imposta, gli interessi e le sanzioni, le quali sono ridotte a un terzo, quindi, dal 30% al 10%.

Ravvedimento operoso

Può capitare, per diverse motivazione, di dimenticare o – comunque- di non provvedere al pagamento della Tasi. La domanda che, in questi casi, vi sarete fatti è: si può pagare la Tasi in ritardo?

La risposta è senz’altro affermativa. Potete farlo attraverso l’istituto del ravvedimento operoso che, infatti, permette al contribuente che non riesce a pagare il tributo nei temi, di ottemperare ai suoi obblighi pagando, però, insieme al contributo dovuto, una determinata sanzione.

Se il versamento avviene entro i primi quattordici giorni dopo la scadenza, la sanzione è pari allo 0,1% del tributo dovuto mentre se il pagamento avviene tra il quindicesimo ed il trentesimo giorno, la sanzione è pari all’1,5% del tributo. Se, invece, pagate la Tasi dopo trenta giorni rispetto alla scadenza ma provvedete al pagamento entro il 30 giugno dell’anno successivo, pagherete: l’importo dovuto, una sanzione del 3,75% dell’importo non pagato ed interessi legali dell’1% sull’importo non pagato.

Se, invece, non provvedete al pagamento entro il 30 giugno dell’anno successivo, le sanzioni saranno più severe: 1) in caso di omesso o insufficiente pagamento, oltre all’importo dovuto, pagherete una sanzione pari al 30% del tributo non pagato, 2) nel caso d’infedele dichiarazione, oltre all’importo dovuto, pagherete una sanzione dal 50% al 100% del tributo non pagato, 3) in caso di omessa presentazione della dichiarazione, oltre all’importo dovuto, sarà applicata una sanzione dal 100% al 200% del tributo non pagato. Inoltre, in tutti e tre i casi, si applicano gli interessi legali aumentati di 2,5 punti percentuali sull’importo dovuto. A questo punto, potrete chiedervi: come fare il ravvedimento operoso?

Il contribuente che si avvale del ravvedimento operoso Tasi, deve barrare, nel modello F24, lo spazio “Ravv.” ed indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata ed i seguenti codici tributo:

  • codice 3962 per servizi indivisibili versamento interessi;
  • codice 3963 per servizi indivisibili versamento sanzioni;

note

[1] Nuovo comma 669 Legge n. 208/2015 del 28.12.2015;

[2] Art. 1 comma 164, Legge n. 296/2006 del 27.12.2006;

[3] Art. 17-bis, D.Lgs. n. 546/1992 del 31.12.1992;


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