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Lo sai che? Avvocato sbaglia difesa: è responsabile?

Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2018

Responsabilità professionale: il professionista che non è tenuto a risarcire i danni può però essere condannato a pagare quantomeno le spese processuali.

Hai perso la causa e, anche se non hai studiato legge e non conosci la procedura civile, a tuo avviso la colpa è dell’avocato che ha sbagliato strategia, ha dimenticato di scrivere, sull’atto difensivo, alcune questioni importanti che tu gli avevi indicato o non ha prodotto documenti essenziali. Non hai alcuna intenzione di pagare per l’errore commesso dal professionista e per il quale non hai colpe: è giusto che sia lui a farlo. Ma è corretta questa presa di posizione? Ammesso che tu sappia tutto di giurisprudenza e che, nonostante l’assenza di una laurea e di un titolo, ne capisca più del tuo avvocato (cosa che, comunque, non è impossibile visto che, a volte, anche i più esperti commettono errori grossolani), c’è un aspetto importante che devi sapere prima di avanzare richieste di risarcimento che potrebbero farti solo perdere soldi e tempo: se non dimostri di aver subìto un danno effettivo e concreto non puoi rivendicare alcunché. A ricordare come stanno le cose è una recente sentenza della Cassazione che ha risposto a un quesito molto ricorrente: se l’avvocato sbaglia difesa è responsabile? Cerchiamo di dare una risposta semplice qui di seguito. 

L’avvocato deve risarcire i danni se sbaglia?

Partiamo da ciò che pochi professionisti ammettono: l’avvocato può sbagliare. Anzi, se è vero che, nelle cause, c’è sempre chi ha ragione e chi ha torto, il semplice fatto di aver sostenuto una difesa impossibile è, in senso lato, un errore. Come hanno spiegato spesso i giudici, il legale è tenuto a dissuadere il proprio cliente, con tutti i mezzi, dall’avviare processi pretestuosi. Se però volessimo interpretare alla lettera questo principio, non ci sarebbero più cause: esso, infatti, presuppone il sapere già in partenza chi vincerà, cosa che non sempre è possibile (anche perché sono gli stessi giudici ad avere opinioni tra loro diverse).

Detto ciò, è però vero che l’errore banale – quello ad esempio del mancato deposito di un documento essenziale, della richiesta di un testimone chiave o dell’omessa contestazione che può far ritenere ammesse le affermazioni della controparte – non può essere giustificabile. Dunque, in questi casi, almeno potenzialmente, l’avvocato è colpevole. Ma non necessariamente responsabile. Difatti, l’aver sbagliato non implica che il professionista debba anche pagare il risarcimento. Ed è questo l’aspetto che l’assistito spesso non sa. Per poter chiedere l’indennizzo all’avvocato è necessario un secondo presupposto oltre all’errore: che esso abbia determinato un danno reale. E il danno consiste nell’aver perso una causa che altrimenti si sarebbe vinta. Invece, se anche in assenza di errore il giudizio si sarebbe concluso con la sconfitta della parte, quest’ultima non ha alcun diritto al risarcimento. Usando una metafora, si può dire che il generale che subisce una sconfitta in una singola battaglia non può essere responsabile se la guerra è già persa per altre ragioni.

Chi chiede il risarcimento all’avvocato deve anche dimostrare che, in assenza dell’errore, il processo avrebbe avuto un esito diverso. Non necessariamente la vittoria, ma anche un risarcimento superiore o una condanna meno severa. Insomma, dallo sbaglio deve derivare un pregiudizio. Solo così l’avvocato può essere tenuto a risarcire i danni.

L’avvocato deve pagare le spese processuali se sbaglia?

Altra questione analizzata dalla Cassazione è se almeno le spese processuali possano essere imputate al professionista negligente. Qui, a sorpresa, i Supremi giudici giungono a una conclusione differente. L’avvocato che perde la causa perché non fa le giuste contestazioni, rimborsa al cliente solo le spese di lite, se manca la prova che con una difesa più incisiva il verdetto sarebbe stato favorevole.  

Nel caso di specie un avvocato era accusato, dal proprio cliente, di non aver fatto la giusta mossa in una causa contro una banca intentata per aver effettuato investimenti senza ordinativi scritti.

Per la Cassazione il difensore era stato certamente negligente, non avendo chiesto all’istituto di credito di produrre le prove scritte sulle quali basava le sue pretese. Tuttavia non era possibile pronosticare che con una maggiore “abilità”, la causa sarebbe stata vinta. 

note

[1] Cass. sent. n. 13755/2018 del 31.05.2018.


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