Diritto e Fisco | Editoriale

Disoccupazione Naspi: utile per la pensione?

11 Giugno 2018 | Autore:


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I contributi figurativi accreditati per i periodi di disoccupazione indennizzata servono per il diritto e la misura della pensione?

I periodi in cui si percepisce la Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione riservata ai lavoratori dipendenti, servono per la pensione? La risposta è affermativa nella generalità dei casi, sia per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, che per la pensione anticipata (con alcune particolarità): in corrispondenza dei periodi di Naspi, difatti, l’Inps accredita dei contributi figurativi (cioè non realmente versati dal lavoratore, né dal datore di lavoro) utili sia al diritto che alla misura della pensione.

I contributi figurativi per periodi di disoccupazione non valgono soltanto per alcune particolari prestazioni, come la pensione con opzione donna; inoltre, sebbene non possano superare un determinato tetto massimo, è stato chiarito che non abbassano la pensione.

Ma procediamo per ordine e vediamo in che modo la disoccupazione Naspi è utile per la pensione.

La disoccupazione Naspi è utile per il diritto alla pensione?

I periodi di disoccupazione indennizzati con la Naspi sono pienamente utili per il diritto alla generalità delle pensioni, come se si trattasse di periodi lavorati.

Per quanto riguarda, però, la pensione anticipata ordinaria (che nel 2018 si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi per i lavoratori, con 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici), perché questa prestazione possa essere ottenuta sono comunque necessari 35 anni di contributi effettivi (non figurativi). Inoltre, i periodi di contributi figurativi non possono superare i 5 anni, per chi non risulta possedere contributi precedenti al 1993. Lo stesso discorso vale anche per la pensione anticipata a favore dei lavoratori precoci, con 41 anni di contributi.

Per quanto riguarda la pensione con opzione donna, i contributi figurativi accreditati per i periodi di disoccupazione indennizzata non sono utili alla maturazione del diritto alla pensione, così come per le altre pensioni di anzianità che restano ad oggi in vigore: in pratica, nel requisito contributivo minimo di 35 anni utile al conseguimento di queste prestazioni agevolate, i contributi figurativi Naspi non contano.

I contributi figurativi accreditati per i periodi di disoccupazione non sono utili, poi, alla pensione anticipata contributiva, quella che si raggiunge a 63 anni e 7 mesi di età e con 20 anni di contributi, ed alla pensione di vecchiaia contributiva, alla quale si ha diritto a 70 anni e 7 mesi con soli 5 anni di contributi.

La disoccupazione Naspi è utile per la misura della pensione?

I contributi figurativi per i periodi di disoccupazione Naspi indennizzata sono pienamente utili alla misura della pensione, cioè all’ammontare della prestazione. Questi contributi non possono, però, abbassare la pensione: nel caso in cui determinino una retribuzione pensionabile più bassa, vengono dunque neutralizzati. Ma cerchiamo di capire meglio.

La disoccupazione Naspi abbassa la pensione?

Come appena detto, i contributi figurativi accreditati per i periodi di disoccupazione Naspi non abbassano la pensione: nonostante il decreto che ha istituito la Naspi [1], da un lato, abbia imposto un tetto massimo relativo alla retribuzione figurativa sulla quale calcolarli, dall’altro lato ha disposto la loro neutralizzazione [2] in relazione alla quota della pensione calcolata col sistema retributivo. In pratica, questi periodi devono essere neutralizzati, cioè non considerati, nel caso in cui la retribuzione media settimanale calcolata senza contarli sia più alta rispetto alla retribuzione media settimanale calcolata includendoli.

Come si calcolano i contributi figurativi per disoccupazione Naspi?

Nel dettaglio, i contributi figurativi per i periodi di Naspi devono essere rapportati alla retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi quattro anni, divisa per il numero di settimane di contributi e moltiplicata per il numero 4,33, ma entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno in corso.

In parole semplici, il limite di retribuzione sulla quale calcolare i contributi figurativi è pari a 1.840,02 euro, essendo l’importo massimo della Naspi pari a 1.314,30 euro.

Tuttavia, le retribuzioni figurative Naspi non sono prese in considerazione per la determinazione della retribuzione pensionabile, se risultano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta non considerandole.

Pertanto, come specificato dalla circolare dell’Inps sull’argomento [3], per calcolare le quote retributive di pensione, le retribuzioni relative ai periodi di contribuzione figurativa Naspi, per i quali viene applicato il tetto massimo (come abbiamo detto pari a 1,4 volte l’importo massimo della Naspi, quindi a 1.820 euro), vengono neutralizzate, qualora, una volta rivalutate, siano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta senza di esse. Per capire come si calcolano le quote retributive della pensione: Come funziona il calcolo retributivo.

L’inclusione nella quota contributiva della pensione dei periodi Naspi, invece, avviene semplicemente aggiungendo i contributi figurativi accreditati in più, che aumentano in ogni caso, anche se di poco, il montante contributivo (cioè la somma dei contributi accantonati). Per capire come si determina la quota contributiva della pensione: Come funziona il calcolo contributivo.

In pratica:

  • se i contributi figurativi sulla disoccupazione, nel limite del tetto massimo mensile pari a 1.840 euro, risultano inferiori alla retribuzione imponibile mensile media degli ultimi 4 anni, si può procedere alla neutralizzazione di tali periodi, sempreché le quote di pensione calcolate con la neutralizzazione dei periodi risultino più elevate di quelle calcolate senza procedere alla neutralizzazione;
  • per quanto riguarda la quota della pensione da calcolare col sistema contributivo, non si procede ad alcuna neutralizzazione.

note

[1] D.lgs.22/2015-

[2] Art.12 Co.2 D.lgs.22/2015.

[3] Inps Circ. 94/2015.


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