HOME Articoli

Editoriali Casa disabitata o in costruzione: si paga la tassa rifiuti?

Editoriali Pubblicato il 11 giugno 2018

Articolo di




> Editoriali Pubblicato il 11 giugno 2018

Tassa rifiuti: l’imposta sulla spazzatura non si paga per le case oggettivamente inutilizzabili per assenza di allacci alla luce e all’acqua. Non basta l’assenza di arredo.

L’idea che l’imposta sui rifiuti debba essere pagata anche da chi non vive all’interno di una abitazione non piace ai contribuenti. Eppure, nonostante la normativa comunitaria si basi sul principio «chi inquina paga», la legge italiana sottopone a imposizione fiscale anche gli immobili potenzialmente utilizzabili benché di fatto non lo sono. L’unico divieto è quello di imporre una tariffa superiore ai non residenti rispetti ai residenti: così chi acquista casa al mare non può pagare di più di quanto paga invece in città [1] (leggi Tassa rifiuti: no discriminazioni tra residenti e non residenti). Di recente la Commissione tributaria della Puglia si è occupata dell’ipotesi di una casa in corso di costruzione e dell’esenzione dal pagamento della Tari [2]. Per noi è l’occasione di fare il punto sulla questione e ricordare se sulla casa disabitata o in costruzione si paga la tassa rifiuti o meno.

Quando scatta il pagamento dell’imposta rifiuti

Il presupposto impositivo per il pagamento dell’imposta sui rifiuti è l’occupazione di locali nel territorio comunale nel quale sia attivato il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani da parte del Comune. 

Secondo l’orientamento ormai stabile della Cassazione [3] la tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio o meno; l’importante è che il Comune abbia istituito detto servizio in quel particolare quartiere e che vi sia la possibilità, anche solo potenziale, della sua utilizzazione. La tassa è dovuta per il semplice fatto di occupare o detenere locali e aree scoperte. Tradotto in parole semplici: si è tenuti a pagare dal momento in cui si denuncia al Comune l’occupazione di un immobile o si deposita il Docfa, il modello cioè che viene depositato al Catasto con cui si dà atto di nuovi accatastamenti o di variazioni catastali di edifici esistenti.  

Il Comune può istituire delle deroghe nelle ipotesi in cui i locali o le aree interessate non possano produrre rifiuti, per loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obbiettive condizioni di non utilizzabilità. Leggi Esenzione tassa rifiuti per casa vuota

Quando non si deve pagare l’imposta sui rifiuti

Non deve pagare l’imposta sui rifiuti il proprietario di un immobile oggettivamente inutilizzabile. Viene considerato tale, ad esempio, l’appartamento privo di utenze e di allaccio alla luce e all’acqua. 

Invece, la casa in concreto inutilizzata – come la casa vacanze – oppure quella disabitata e priva di arredo sconta l’imposta sui rifiuti. L’inutilizzabilità infatti, per rilevare ai fini dell’esenzione della tassa sui rifiuti, deve essere totale e oggettiva. Ad esempio, un appartamento privo di mobili sulla cui proprietà gli eredi discutono in causa o un monolocale sfitto sono soggetti alla tassazione.

In questo senso, secondo la pronuncia in commento, la casa in costruzione e per la quale non è stato ancora depositato il Docfa, non sconta l’imposta.

Quando dichiarare il mancato utilizzo dell’appartamento

Il contribuente non può opporre il mancato utilizzo dell’abitazione nel momento in cui riceve la richiesta di pagamento della Tari da parte del Comune. Al contrario, la presenza di situazioni che giustifichino l’esenzione o la riduzione dell’imposta va dichiarata in anticipo, ossia nella denuncia originaria (o in quella di variazione) ed accertate con un procedimento amministrativo, la cui conclusione deve essere basata su elementi obbiettivi direttamente rilevabili o su idonea documentazione. Ciò significa che le esenzioni non operano automaticamente, ma devono essere di volta in volta dedotte dal proprietario dell’immobile. 

Non devono infatti pagare la spazzatura sui rifiuti gli immobili che non possono produrre rifiuti:

  • per la loro natura
  • per il particolare uso cui sono stabilmente destinati
  • perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione.

Pertanto, chi possiede un immobile con una delle caratteristiche appena indicate, per evitare che arrivi l’accertamento della tassa sui rifiuti, deve presentare al più presto un’apposita dichiarazione al Comune.

Più di un giudice però ritiene che il contribuente, anche in caso di omessa denuncia di variazione, può sempre dimostrare in causa di non utilizzare l’immobile in quanto disabitato non ancora ultimato e, dunque, con evidente impossibilità di usufruire del servizio di smaltimento rifiuti.

Leggi Immobile inutilizzato: si paga la tassa sui rifiuti? 

note

[1] Cons. St. sent. n. 4223 del 6.09.2017.

[2] Ctr Puglia, sent. n. 3646/10/2017 dell’11.12.2017.

[3] Cass. sent. n. 1963/2018.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI