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Lo sai che? Responsabilità del farmacista

Lo sai che? Pubblicato il 12 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 giugno 2018

Quand’è che il farmacista sbaglia? In quale responsabilità incorre il farmacista che dispensa una medicina sbagliata? Cosa rischia se non si attiene alla prescrizione medica?

In Italia il dibattito giuridico sulla responsabilità professionale del medico è sempre di scottante attualità; molto meno si parla, invece, della responsabilità del farmacista. In effetti, non bisogna dimenticare che anche il farmacista è un dottore che ha a che fare con la salute dei pazienti. Non ti è mai capitato che il farmacista ti abbia dato un medicinale diverso da quello che il tuo medico curante ti aveva prescritto? Oppure ti abbia consigliato un prodotto sbagliato?

In tutte le ipotesi appena citate emerge la responsabilità del farmacista, indipendente da quella del medico che ha prescritto la cura. Con questo contributo vedremo quando si configura la responsabilità del farmacista e a quali rischi va incontro.

Farmacista: quando è responsabile?

Gli sbagli più comuni che fanno sorgere la responsabilità del farmacista sono:

  • errata lettura della ricetta;
  • scambio involontario di farmaci;
  • errori di preparazione del medicinale (nei casi in cui il farmacista prepari egli stesso il farmaco);
  • vendita di farmaci scaduti;
  • errata indicazione della corretta via di somministrazione o dei dosaggi.

Farmacista: quale responsabilità?

Il farmacista, nell’esercizio delle sue funzioni, assume di sé una grande responsabilità nei confronti dei suoi clienti. Basti pensare che l’attività farmaceutica è un servizio pubblico disciplinato dalla legge [1] e che la violazione dei doveri che incombono sul farmacista comportano il sorgere di una triplice responsabilità: deontologica, civile e penale. Analizziamole.

Farmacista: responsabilità deontologica

La responsabilità deontologica del farmacista è quella che riguarda la violazione delle norme poste a tutela del decoro e del prestigio della professione farmaceutica. Ciò significa che questo tipo di responsabilità potrà scattare anche nei casi in cui nessun danno sia arrecato al paziente.

Il codice deontologico è lo strumento di riferimento dell’ordine professionale e raccoglie le norme e i principi posti a garanzia non solo del cittadino e della collettività, ma anche dell’etica, della dignità e del decoro della professione di farmacista. Nel caso di violazione di una di queste regole, il farmacista può incorrere in una delle seguenti sanzioni, a seconda della gravità del suo comportamento:

  • avvertimento;
  • censura;
  • sospensione temporanea dall’esercizio e dalla professione;
  • radiazione dall’albo.

Il mancato rispetto delle regole deontologiche può avere conseguenze ulteriori e molto gravi come, per esempio, la possibilità che il Comune chieda la chiusura della farmacia, nel caso di radiazione o sospensione dall’albo. Bisogna considerare, infatti, che titolare che perde i requisiti per l’esercizio dell’attività farmaceutica non può farsi sostituire; pertanto, la farmacia rimane priva di un gestore e l’intera comunità priva di un servizio pubblico.

Ma quando il farmacista viola le regole deontologiche? Ad esempio, quando, nel dispensare farmaci da banco (cioè, le medicine per le quali non è necessaria la prescrizione medica), il farmacista non assume dal paziente tutte le informazioni necessarie, limitandosi ad una valutazione superficiale. Ancora, c’è violazione delle regole deontologiche quando il farmacista, davanti ad una prescrizione medica dubbia perché, ad esempio, scarsamente leggibile, non contatti il medico curante per avere delucidazioni ma, piuttosto, decida di fare a modo proprio.

Farmacista: responsabilità civile

La responsabilità civile del farmacista sorge ogni volta che dalla sua condotta derivi un danno per il paziente. In questo caso, quest’ultimo può fargli causa per ottenere il risarcimento dei pregiudizi patiti a causa della condotta negligente del farmacista. Ma v’è di più. Il titolare di una farmacia nella quale lavorano altri dipendenti (ugualmente dottori), risponde anche dell’errore di questi ultimi.

Il farmacista, ovviamente, è esente da responsabilità quando si attiene scrupolosamente a quanto prescritto dal medico curante. L’unica eccezione riguarda il caso in cui il farmacista possa facilmente individuare, nella ricetta, la prescrizione di sostanze pericolose o di dosi chiaramente sbagliate: in questa circostanza, egli deve chiedere al medico di dichiarare per iscritto che la somministrazione avviene sotto la sua completa responsabilità.

Farmacista: responsabilità penale

La responsabilità penale del farmacista non è roba da poco. Secondo la legge, chiunque, esercitando, anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa 103 a 1.032 euro [2].

Per il codice penale non c’è differenza tra farmacista in piena regola e persona che, senza alcun titolo, venda prodotti farmaceutici: la pena è la stessa quando la somministrazione non rispetta al prescrizione medica o, comunque, è diversa da quella prevista. Si tratta di un reato di pericolo, nel senso che non è necessario che alla somministrazione del farmaco sbagliato segua un effettivo danno alla salute del paziente. Facciamo un esempio. Tizio si reca in farmacia presentando la ricetta con cui il suo medico di famiglia gli prescrive un antibiotico; Caio, farmacista, legge la ricetta e, per errore oppure perché ritiene che la prescrizione sia sbagliata, gli somministra un antibiotico contenente un principio attivo diverso da quello che aveva segnato il dottore. Ebbene, in questo caso il farmacista incorre in un illecito penale anche se Tizio non assumerà mai quell’antibiotico oppure se, pur assumendolo, non riporti alcuna conseguenza.

Il bene giuridico tutelato, infatti, non è la salute del singolo individuo, bensì la salute pubblica intesa in senso generale. La vendita di un farmaco non corrispondente a quello prescritto pone in pericolo questo bene e, solo per questo motivo, la condotta deve essere sanzionata.

Farmacista: è sempre responsabile?

Se il principio di massima è quello secondo cui il farmacista debba attenersi alla prescrizione medica, sono ammesse ipotesi in cui egli possa discostarsene. Secondo la Corte di Cassazione, non costituisce reato il fatto del farmacista che abbia somministrato una dose di medicinale (nello specifico, joduro di potassio) in quantità minimamente inferiore a quella indicata dalla prescrizione medica in modo che non poteva derivarne alcuna conseguenza negativa per la salute del paziente [3].

Allo stesso modo, non è responsabile di alcun illecito il farmacista che, a causa della momentanea assenza del farmaco nel dispensario, decida di somministrarne al paziente, il quale ne ha urgente bisogno, uno equivalente a quello prescritto in quanto contenente lo stesso principio attivo. Il farmacista, infatti, qualora il medico non indichi espressamente l’insostituibilità del farmaco prescritto, dopo aver informato l’assistito, può consegnare a quest’ultimo il farmaco, a parità di principio attivo, forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, numero di unità posologiche e dosi unitarie, avente il prezzo più basso, lasciando comunque a quest’ultimo la scelta definitiva.

note

[1] Regio decreto n. 1265/1934 del 27.07.1934 (T.U. leggi sanitarie).

[2] Art. 445 cod. pen.

[3] Cass., sent. del 04.12.1952.

Autore immagine: Pixabay.com


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