Diritto e Fisco | Editoriale

Lavoro minorile: quando è legale?

30 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2018



Orari, permessi, ferie, stipendio, assicurazione, previdenza: tutto quello che c’è da sapere affinché un minore possa svolgere un’attività remunerata.

La tendenza, al giorno d’oggi, è quella di finire il liceo e andare avanti con gli studi. Sono pochi i ragazzi che, ancor prima di concludere le superiori oppure mentre le stanno ancora frequentando, iniziano a lavorare per guadagnare qualche soldo in modo da non gravare sui genitori o per contribuire alle spese familiari. La domanda è: ma il lavoro minorile: quando è legale? C’è una legge che impone un’età minima per cominciare ad andare in azienda e diventare un dipendente vero e proprio? In teoria sì, ma ci sono anche delle eccezioni. Tra i punti fermi, comunque, c’è quello della particolare tutela che si ha (e che si dovrebbe rispettare) dei minorenni che vogliono lavorare. Tutela dal punto di vista della sicurezza, innanzitutto. Ma anche dal lato retributivo, perché i minori che lavorano come gli altri hanno diritto allo stipendio degli altri, almeno alla retribuzione di chi svolge la sua stessa mansione e alle sue stesse condizioni, e dal lato educativo, garantendo loro la conclusione dell’obbligo scolastico [1]. Dunque, il lavoro minorile: quando è legale? Vediamo a quali condizioni i minorenni possono lavorare.

Minori e lavoro: cosa possono fare

Se è vero che i minorenni possono lavorare, è altrettanto vero che non possono svolgere qualsiasi tipo di attività, affinché il lavoro minorile sia legale. La legge distingue, innanzitutto, due categorie di età con dei conseguenti vincoli. Nello specifico:

  • bambini di età inferiore ai 15 anni o ragazzini con più di 15 anni ma ancora soggetti all’obbligo scolastico;
  • adolescenti di età compresa tra i 15 ed i 18 anni non ancora compiuti privi dell’obbligo scolastico.

Nel primo caso, i minori possono svolgere attività di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario. Pensiamo, ad esempio, ad un bambino che suona o canta: Mozart teneva concerti a 6 anni, il direttore d’orchestra Daniel Barenboim a 7 anni, Stevie Wonder firmò il primo contratto discografico a 11 anni, Michael Jackson a 5 insieme ai fratelli, la nostra Gigliola Cinquetti non aveva l’età quando esordì a 12 anni. O a quelli che hanno fatto la loro fortuna partendo dalla pubblicità o dal cinema quando erano dei pargoletti: come non ricordare la simpatica Shirley Temple che esordì a 6 anni sul grande schermo, l’attrice Jodie Foster che a 3 anni pubblicizzava una nota crema abbronzante, perfino l’italiano Mario Girotti, alias Terence Hill, fece i primi passi davanti ad una cinepresa a 11 anni. Nello sport, un nome su tutti: quello della ginnasta romena Nadia Comaneci, campionessa nel suo Paese a 9 anni e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Montreal ’74 a soli 14 anni con l’ormai famoso «10 perfetto».

Nel caso degli adolescenti che hanno superato i 15 anni ma che non hanno compiuto ancora i 18 e non hanno l’obbligo scolastico, possono svolgere attività in settori generici con alcune limitazioni legate, soprattutto, alla sicurezza.

Minori e lavoro: cosa non possono fare

L’abbiamo detto poco fa: i minorenni possono lavorare ma la legge [3] non consente loro di svolgere qualsiasi tipo di attività. Principalmente per motivi di sicurezza: ci sono dei processi e delle lavorazioni che li espongono al contatto con agenti pericolosi. Ne citiamo alcuni:

  • agenti fisici: in atmosfere a pressione superiore rispetto a quella naturale, come contenitori sotto pressione ed immersione subacquea, oppure rumori con esposizione media giornaliera superiore a 90 decibel;
  • agenti biologici dei gruppi di rischio che possono causare delle malattie gravi;
  • agenti chimici come gas, miscele autoreattive, esplosivi, amianto ecc. che possono causare tossicità, corrosione della pelle o malattie gravi;
  • lavori marittimi a bordo delle navi particolarmente onerosi o pericolosi come il sollevamento o la movimentazione di carichi pesanti, il lavoro in coperta con cattivo tempo, l’utilizzo di ormeggi, ecc. a meno che queste attività siano svolte con il consenso dei genitori e sotto la sorveglianza di formatori competenti in materia.

Minori e lavoro: quando lo possono fare

Ci sono dei vincoli ben precisi affinché il lavoro minorile sia legale. Sono legati all’età del ragazzo e all’assolvimento dell’obbligo scolastico. Secondo la legge [2], il minore deve possedere questi requisiti:

  • avere compiuto i 16 anni, con l’eccezione dei 15enni che possono stipulare un certo tipo di contratto di apprendistato;
  • avere assolto i 10 anni di obbligo scolastico.

Se, ad esempio, Pierino vuole cominciare a lavorare a 16 anni (e sarebbe anche ora, dopo tutto quello che ha combinato nelle barzellette), deve avere fatto questo percorso formativo:

  • i 5 anni di scuola primaria (dai 6 agli 11 anni);
  • i 3 anni di scuola secondaria (le medie di una volta, cioè fino ai 14 anni);
  • un anno di liceo (e siamo a 15 anni);
  • un anno di apprendistato (e si arriva a 16 anni).

Minori e lavoro: quale contratto possono avere

I minori che possono lavorare hanno diritto ad un contratto di lavoro che tenga conto delle garanzie previste per la loro età. Queste le tipologie di contratto stipulabili:

  • a tempo indeterminato;
  • a tempo determinato;
  • part-time;
  • a tempo intermittente;
  • a domicilio, ma solo previa idoneità delle condizioni a garanzia della salute del minorenne con obbligo di visita medica e divieto di eseguire lavori pesanti e poco salutari;
  • di arruolamento sulle navi mercantili italiane per chi ha almeno 16 anni e con i vincoli esposti prima;
  • di apprendistato a partire dai 15 anni;
  • di tirocinio o stage dopo l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Resta il dubbio sul contratto d’opera: potrebbe non essere valido dato che impegna il lavoratore minorenne a raggiungere il risultato richiesto senza alcun coordinamento del committente ed in assenza di rischio dell’attività produttiva.

Minori e lavoro: diritto alla tutela della salute

Se il titolare di una società o di un’azienda vuole assumere dei minorenni che possono lavorare deve valutare i rischi che corrono tenendo conto di queste situazioni:

  • l’età, che può comportare una mancanza di esperienza e di consapevolezza del rischio che corrono;
  • le attrezzature che devono utilizzare;
  • il luogo in cui devono lavorare;
  • l’esposizione agli agenti fisici, biologici e chimici di cui abbiamo riferito prima;
  • i carichi che devono eventualmente manovrare manualmente;
  • l’utilizzo di attrezzature;
  • il piano di lavoro;
  • la formazione e l’informazione sulle misure di sicurezza (di cui deve tenere al corrente anche i genitori).

Sempre nell’ottica della tutela della salute e dell’integrità fisica, i minori non possono trasportare dei pesi per più di 4 ore durante la giornata, compreso il tempo che impiegano per tornare indietro a vuoto.

L’obbligo delle visite mediche

Condizione indispensabile affinché i minorenni possano lavorare è avere l’idoneità all’attività lavorativa tramite una visita medica preassuntiva, cioè da fare prima di iniziare il rapporto di lavoro. In seguito, le visite mediche devono essere effettuate con una frequenza tra l’una e l’altra non superiore ad un anno (a meno che il ragazzo diventi, nel frattempo, maggiorenne), sempre a carico del datore di lavoro e presso una struttura dell’Asl o a cura di un medico competente in materia.

L’esito della visita deve essere comunicato per iscritto al datore di lavoro, al lavoratore ed ai genitori o tutori del minore.

Minori e lavoro: gli orari

L’orario per i minorenni che possono lavorare viene stabilito dai contratti nazionali di categoria. Tuttavia, ci sono certi limiti imposti dalla legge. Ad esempio, e sempre che il Ccnl non dica il contrario, non devono essere superate le 8 ore giornaliere e le 40 ore settimanali.

Per quanto riguarda il lavoro notturno, di norma è vietato per i minori. La Cassazione ha stabilito un periodo di riposo protetto di almeno 12 ore tra le 22 e le 6 o tra le 23 e le 7 indipendentemente dalle ore lavorate durante il giorno [4].

C’è un’eccezione che riguarda i minori con almeno 16 anni di età: possono essere impiegati in lavori notturni ma solo per il tempo strettamente necessario e per cause di forza maggiore che possano compromettere il funzionamento dell’azienda, a patto che:

  • non ci siano dei lavoratori adulti disponibili a svolgere quell’attività in quell’orario;
  • vengano concessi al minore dei periodi di riposo compensativo entro 3 settimane.

Il datore di lavoro è tenuto in questi casi a darne immediata comunicazione all’Ispettorato territoriale del lavoro.

Minori e lavoro: riposi e ferie

I minori non possono lavorare senza interruzione per più di 4 ore e mezza o 3 ore se l’attività è particolarmente gravosa o pericolosa): trascorso questo periodo di tempo hanno diritto ad un’ora di riposo intermedio. Il Ccnl può ridurre durata di questo riposo a patto che l’Ispettorato ne sia a conoscenza. È il caso dei contratti del turismo e del tessile.

Per quanto riguarda, invece, il riposo settimanale, i minori hanno diritto ad un riposo di almeno 2 giorni su 7, domenica compresa (tranne nel settore turistico, alberghiero o della ristorazione come bar, ristoranti, gelaterie, ecc.). Anche in questo caso è possibile attuare una riduzione del riposo settimanale, a condizione che il riposo non sia inferiore alle 36 ore consecutive (ad eccezione dei contratti part-time).

Capitolo ferie: i minori che hanno compiuto i 16 anni hanno diritto ad almeno 20 giorni di ferie annue e, comunque, allo stesso numero di giorni degli altri lavoratori dipendenti (quindi fino a 4 settimane l’anno).

Minori e lavoro: lo stipendio

Il lavoro minorile è legale se i ragazzi percepiscono lo stesso stipendio dei dipendenti adulti, purché svolgano lo stesso lavoro. Certo, è possibile riconoscere ad un giovane più inesperto una retribuzione più bassa rispetto a quella di un lavoratore più anziano, ma solo a patto che al ragazzo sia stata affidata una mansione meno impegnativa.

Minori e lavoro: assicurazione e previdenza

Anche i minorenni che possono lavorare hanno diritto all’assicurazione obbligatoria e ai contributi previdenziali, come tutti gli altri dipendenti. In caso contrario, Inail e Inps rispettivamente possono esercitare delle azioni di rivalsa dei confronti dell’azienda, a prescindere da un eventuale dolo o colpa del datore di lavoro. L’azione di rivalsa consiste nel versamento dell’importo complessivo per le prestazioni corrisposte dal minore, detratto quello relativo ai contributi non pagati.

Minori e lavoro: quando possono farlo i bambini?

Citavamo all’inizio di questo articolo alcuni esempi di personaggi famosi ancora oggi che hanno mosso i primi passi da bambini nel campo dello sport, della pubblicità o dello spettacolo (cinema e tv). In effetti, già a tenera età i minorenni possono lavorare in questi settori (e solo in questi settori), purché vengano rispettate alcune regole a loro tutela. Nello specifico, affinché ciò sia possibile è necessario:

  • avere il consenso scritto dei genitori o di chi ne fa le veci;
  • mettere in atto ogni possibile ed opportuna misura che garantisca la sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo del bambino;
  • non compromettere la sua frequenza scolastica ed il suo percorso di formazione;
  • avere la relativa autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro, a meno che si tratti di una prestazione occasionale non assimilabile ad un lavoro oppure il minore svolga l’attività di animatore.

Contrariamente a quanto visto in precedenza, i minori che svolgono un’attività nei settori della cultura, dello sport o dello spettacolo possono avere un orario di lavoro notturno (ad esempio per una trasmissione serale, uno spettacolo in piazza dopo cena, una gara sportiva, ecc.) ma non si può protrarre oltre le ore 24 (a mezzanotte, come Cenerentola, a nanna), dopodiché il ragazzino ha diritto ad un riposo di almeno 14 ore consecutive. Ad ogni modo, i bambini devono avere un orario di lavoro con un massimo di 7 ore giornaliere e 35 settimanali e un periodo minimo di ferie di 30 giorni.

note

[1] Dlgs. n. 345/1999.

[2] Art. 1 co. 622 legge 296/2006.

[3] Dlgs. n. 39/2016.

[4] Cass. sent. n. 15933/2006 del 10.05.2006.


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