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Ecco come l’India intende punire gli stupratori

5 gennaio 2013


Ecco come l’India intende punire gli stupratori

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 gennaio 2013



È dallo scorso Natale che l’India è investita da una massiccia ondata di stupri e violenze nei riguardi delle donne, talvolta sfociati in omicidi. Uno di questi episodi si era consumato in un autobus: la ventitreenne, vittima di uno stupro di gruppo, è da poco deceduta in ospedale. Un’altra violenza sessuale si è consumata durante un veglione di Capodanno a Nuova Delhi, ai danni di una diciassettenne. Prima di quest’ultima, una bimba di sette anni aveva subito la stessa sorte.

Così, le autorità dello Haryana (uno degli Stati che compongono la repubblica federale dell’India)  hanno iniziato ad adottare misure drastiche: l’ultima è la pubblicazione online dei profili di 2.500 stupratori condannati negli ultimi 10 anni.

Una gogna elettronica che suona come una moderna forma di castrazione. L’intento, probabilmente, è quello di mettere in guardia la collettività attraverso la diffusione delle generalità dei colpevoli e, in modo indiretto, aumentare la portata punitiva delle pene già inflitte.

In verità, per quanto in prima battuta possa apparire assurdo, un provvedimento di tal tipo è forse più afflittivo della tanto invocata castrazione, costituendo una sanzione che condanna a un completo e perpetuo isolamento sociale.

E voi, cosa ne pensate di questa iniziativa? Ci piacerebbe conoscere il vostro parere. Lasciate quindi un commento nel forum qui sotto.

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8 Commenti

  1. E’ mio parere che questi “esseri diversamente umani” scompaiano dalla faccia della terra, la pubblicazione on line dei profili dei sexl offenders, del resto già attuata in alcuni Stati americani come prevede la “Megan’s Law” e in Gran Bretagna come “Sarah’s Law”, è sempre nulla rispetto agli effetti e ferita psicologica inflitta e subita dalla vittima, sempre che rimanga in vita. A

  2. Buongiorno! Questo potrebbe essere utile laddove i controlli e le pene siano esemplari. Io mi chiedo conoscono l’identita’ di 2.500 stupratori tanto da metterli sul web e non in galera??? E’ vero che ormai non si ci capisce piu’ niente su nessuna cosa….ma questa e’ un’assurdita’. Io credo che, in primis, vada cambiata la considerazione che si ha delle donne……il vero problema di quel paese…..
    Che vengano condannati con il massimo della pena….per le modalità con cui agiscono sono peggio delle bestie….

  3. La pubblicazione dei profili dei sex offenders è certamente una buona arma di prevenzione ma non sufficiente. Innanzitutto perché anche se raro internet non raggiunge ogni individuo poi perché non ritengo freni l’impeto violento che è presente in questi soggetti e poi anche perchésiamo anche noi molto distratti nella giornata che figuriamoci se riconosceremmo un individuo visto in foto il giorno prima sul web. Buona trovata ma non sufficiente, occorrono armi repressive forti, decise !!

  4. I nosdtri Marò sono in cacere per aver due pescatori scambiati per terroristi mentre le Donne vengono stuprate e tutti stanno zitti!

  5. Pubblicare 2500 foto crea semplicemente il caos. Una persona non riesce a ricordare 2500 profili. C’è il rischio che molte persone vengano isolate solo perché somiglianti ai pregiudicati. Mi sembrano soluzioni inventate al momento per fare scena, senza delle valutazioni sugli effetti reali. Bisogna agire sulle pene, che spesso sono inadeguate al danno fatto. Una ragazza violentata non avrà più una vita normale. Lo stupratore se la cava in un paio di anni, se viene identificato. E le pene non bastano, perché sono solo l’estremo rimedio a qualcosa che non ha funzionato prima. Il rispetto della persona, la solidarietà di chi vedeva e non interveniva, la sessualità vissuta con violenza, repressione per farne un business, dalle pubblicità, ai film che propongono modelli di uomini che prendono senza chiedere, alle religioni che spesso limitano una sessualità naturale per aumentarne la tensione e di conseguenza il potete del perdono di cui sono uniche detentrici. Punire chi sbaglia, chi eccede, chi perde il controllo, ma anche evitare di creare tensioni e squilibri che favoriscono l’insorgere di questi eccessi.

  6. Io credo fermamente nell’importante funzione rieducativa della sanzione penale, la quale è diretta a garantire la riabilitazione di un individuo al fine di reinserirlo nella società. Non sempre si riesce a raggiungere tale obiettivo, poichè alcuni soggetti sono tumori sociali irreversibili, ma pubblicare in rete il profilo di tutti coloro che si sono macchiati di un crimine, seppur orrendo come lo stupro , ma a mio parere non frutto di una deviazione mentale patologica (come la pedofilia, per il quale sarei d’accordo circa la pubblicazione dei profili), tende ad un’estrema generalizzazione dei casi. L’ emarginazione sociale, l’indifferenza, l’indignazione non sono cure..non sono rimedi volti a garantire l’equilibrio e la sicurezza sociale. Bisogna analizzare ogni caso con estrema cura, per salvare i salvabili e condannare i mostri.

  7. Perfettamente d’accordo con Carola! Lo stupro dovrebbe prevedere sempre la condanna a morte! Dopo le prime esecuzioni, gli uomini comicerebbero a capire la gravità del loro gesto!

  8. Mi sembra un’ottima proposta per i casi di entità più lieve. Nei casi che si concludono con la morte della vittima invece credo sia auspicabile la pena di morte. Nei casi di infanticidio invece: pena di morte in pubblica piazza + distruzione di cadavere.

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