Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocato: la restituzione dei documenti

7 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2018



Il legale non può trattenere la documentazione inerente all’incarico ricevuto ed eseguito, anche se non è stato ancora pagato dal cliente. In caso contrario è responsabile anche da un punto di vista disciplinare.

Avete dato mandato ad un legale, ma il suo operato non vi ha convinto ed avete deciso di non continuare con lo stesso professionista per il prosieguo dell’incarico. Ed allora gli avete chiesto la restituzione dei documenti della causa, ma l’avvocato non vuole darveli: lo può fare? In particolare il legale giustifica il suo diniego con il mancato pagamento dell’onorario pattuito con voi: ebbene, se non pagate il compenso all’avvocato, questi vi può negare la restituzione dei documenti? Se la risposta è negativa, a quali conseguenze va incontro il professionista nel caso descritto?

Avvocato: i documenti

È noto che l’esecuzione di una prestazione professionale comporta la creazione, la produzione e il deposito di svariati documenti. Si pensi ad esempio a quelli consegnati dal cliente all’avvocato, quale prova dei propri diritti (ad esempio, una perizia che attesta le caratteristiche e l’ammontare dei danni subiti dal bene di vostra appartenenza) oppure si consideri gli atti propriamente di causa redatti dal professionista (ad esempio, l’atto di citazione introduttivo del procedimento oppure il ricorso per il decreto ingiuntivo depositato in Tribunale). Ebbene, questi documenti costituiscono il fascicolo dell’incarico e rappresentano la prova di quello che è stato fatto. Essi non sono segreti, ma devono essere opportunamente oggetto di informazione al cliente e/o di rilascio della copia su richiesta del medesimo. Inoltre, al termine dell’incarico, che ricordiamo può avvenire per svariate ragioni (rinuncia del legale, revoca del cliente, esaurimento della prestazione), l’avvocato è tenuto a restituirli o consegnarli all’assistito. Ma se il cliente rifiuta il pagamento dell’onorario legittimamente dovuto, l’avvocato può trattenere i documenti impedendone la restituzione?

Avvocato e diritto di ritenzione

Con il termine diritto di ritenzione, si vuole intendere quella facoltà concessa al creditore di trattenere qualcosa appartenente al debitore, in attesa che quest’ultimo provveda a saldare il credito dovuto. Ebbene, la legge professionale [1] è molto chiara nell’escludere che l’avvocato possa negare la restituzione dei documenti, giustificandola con il mancato pagamento del compenso dovuto o con il disatteso rimborso delle spese anticipata dal legale, in nome e per conto del proprio assistito. Altra legge (nello specifico, il codice civile) [2] conferma l’esclusione del diritto di ritenzione a favore dell’avvocato, a meno che la ritenzione/trattenuta dei documenti appartenenti al proprio cliente sia finalizzata e giustificata dalla difesa dei propri diritti. In particolare, quest’ultima norma è stata oggetto di molteplici decisioni della Suprema Corte di Cassazione, all’interno delle quali si è inteso chiarire entro che termini, l’eventuale ritenzione potrebbe essere giustificata. Ed allora, è stato precisato [3] che se i documenti appartenenti al cliente sono necessari per ottenere giustizia del proprio onorario dovuto e non versato dal medesimo (ad esempio, nella causa diretta ad ottenere la liquidazione di un compenso precedentemente non pattuito), è anche vero che se questi documenti sono tranquillamente riproducibili in copia, non c’è alcuna giustificazione nel trattenerli e nel non volerli restituire, in attesa del pagamento previsto. Se, pertanto, l’avvocato non vuole restituire i documenti al proprio assistito e non ha alcuna giustificazione a riguardo, a quali conseguenze va incontro e, in particolare è responsabile da un punto di vista disciplinare?

Avvocato e diritto di ritenzione: la responsabilità disciplinare

Quando un avvocato nega al proprio cliente la restituzione dei documenti oggetto dell’incarico, incorre nella responsabilità disciplinare. Lo stabilisce il codice deontologico forense [4] esplicitamente affermando che il professionista, su richiesta dell’assistito deve consegnare al medesimo tutti gli atti in suo possesso (ad esempio quelli consegnatigli dal cliente oppure quelli oggetto dell’esecuzione dell’incarico prestato) ed aggiungendo che certamente non può trattenerli, giustificando questa omissione con il mancato pagamento delle proprie spettanze. Se il legale non rispetterà questa disposizione, sarà passibile di una sanzione disciplinare. In conclusione, se un avvocato nega al proprio cliente la restituzione dei documenti oggetto dell’incarico è responsabile sia da un punto di vista civilistico (con relativa possibilità per l’assistito di chiedere un risarcimento del danno) che da quello disciplinare.

note

[1] Art. 66 Reg. Decr. 1578/1933.

[2] Art. 2235 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 1075/2015.

[4] Art. 33 cod. deont. forense.


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