Diritto e Fisco | Articoli

Licenziamento per troppe malattie: come difendersi

11 Giugno 2018


Licenziamento per troppe malattie: come difendersi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Giugno 2018



In caso di superamento del comporto la lettera di licenziamento non deve indicare i giorni di assenza, ma se lo fa non può essere modificata.

«Sono costretto a tenere un lavoratore che si dà sempre malato?»: è questa la domanda più frequentemente posta dagli imprenditori ai propri consulenti. «Quanti giorni di malattia posso fare senza essere licenziato?»: questa invece è quella che fanno i dipendenti. Si può rispondere a entrambi nello stesso modo. La legge consente un limite massimo di giorni di malattia entro i quali il dipendente non può essere licenziato: superato questo, se il datore di lavoro lo vuole, può mandare a casa il dipendente. Questo termine, chiamato «periodo di comporto», è indicato per ogni categoria lavorativa dai contratti collettivi. Stamattina la Cassazione ha riposto a un ulteriore quesito: se arriva un licenziamento per troppe malattie, come ci si difende? Anche in questo caso la risposta tornerà utile sia all’imprenditore – che, in tal modo, eviterà di fare errori – sia al lavoratore. Ma procediamo con ordine.

Licenziamento per superamento del periodo di comporto

Al superamento del periodo di comporto fissato dal ccnl, ossia in caso di eccessive assenze per malattia nell’arco dello stesso anno, l’azienda può far scattare il licenziamento. “Può”, ma non “deve”. Questo significa che il licenziamento non scatta in automatico, ma richiede sempre una lettera del datore il quale può indirizzarla anche dopo qualche giorno che il malato è tornato sul posto, per saggiarne ancora l’utilità. Non deve però decorrere troppo tempo poiché, altrimenti, si ingenera nell’interessato la convinzione di non aver perso il lavoro; pertanto, l’inerzia prolungata del datore di lavoro, anche accompagnata da comportamenti incompatibili con la volontà di far cessare il rapporto equivale a rinuncia al licenziamento.

Come deve essere la lettera di licenziamento per superamento del comporto?

Il licenziamento per superamento del comporto non è un licenziamento disciplinare, quindi non segue le relative regole. Il che significa che non sono dati al dipendente i classici cinque giorni di tempo per difendersi dalla contestazione, né il datore di lavoro deve motivare in modo specifico le ragioni del licenziamento. Gli basterà indirizzare la lettera al lavoratore comunicandogli semplicemente il superamento del comporto e il numero complessivo di giorni di assenza per malattia. Non è invece necessario indicare i singoli giorni; si tratta infatti di eventi di cui il lavoratore ha già conoscenza diretta, per cui non è necessario informarlo e metterlo nella condizione di difendersi.

Come contestare il licenziamento per troppe malattie

La lettera va spedita solo dopo il superamento del comporto

Veniamo ora alle possibili contestazioni che può sollevare il dipendente qualora licenziato per superamento del comporto. Qualche giorno fa, un’indicazione utile è stata data dalle sezioni unite della Cassazione: la lettera di licenziamento spedita prima del superamento del periodo di comporto è inefficace. Il datore di lavoro è pertanto tenuto a inviare una seconda comunicazione una volta sforato detto limite (leggi Licenziamento in malattia: è nullo). In pratica, il licenziamento intimato per il perdurare delle assenze per malattia o infortunio del lavoratore, ma prima del superamento del periodo massimo di comporto fissato dal ccnl, è nullo. Una volta superato il comporto l’azienda deve necessariamente inviare una seconda raccomandata perché solo questa è valida e non invece la prima.

La lettera non può essere modificata

Come abbiamo detto, il datore di lavoro non deve indicare i singoli giorni di assenza di malattia (può limitarsi a indicare il totale). Ma se lo fa non può poi modificarli se ha errato nel calcolo. È questo il chiarimento fornito dalla Cassazione stamane. Partendo dalla premessa che non c’è alcun obbligo in capo al datore di indicare nella lettera di recesso in modo analitico le giornate di assenza per malattia, l’indicazione è vincolante e preclude la possibilità di considerare altri giorni. Vale la regola generale dell’immodificabilità delle ragioni comunicate come motivo di licenziamento. D’altronde – si legge nel provvedimento – il licenziamento per superamento del comporto «non può assimilarsi a un licenziamento disciplinare con i connessi obblighi in tema di specificità ab origine della contestazione che il datore di lavoro non è tenuto a specificare i giorni di assenza di malattia, salva esplicita richiesta del lavoratore, tuttavia, una volta indicate le assenze nella lettera di licenziamento, non possono essere poi modificate dal datore di lavoro».

La lettera non può arrivare tardi

Il datore di lavoro può intimare il licenziamento appena esaurito il periodo di comporto – e quindi anche prima del rientro in servizio del lavoratore – oppure attendere il rientro in azienda del lavoratore per sperimentare in concreto se sussistono o meno margini di riutilizzo dello stesso all’interno dell’assetto organizzativo dell’azienda. Tuttavia la scelta deve essere rapida e non può decorrere troppo tempo. È infatti illegittimo il licenziamento del lavoratore per superamento del periodo di comporto nel caso in cui il datore di lavoro in un primo momento abbia riammesso in servizio il dipendente e solo successivamente (nel caso concreto a distanza di circa due mesi) si sia avvalso del potere di recesso.

Interrompere il periodo di comporto con le ferie

Il dipendente può interrompere il decorso del periodo di comporto chiedendo le ferie già maturate. In tal caso il dipendente può evitare il licenziamento sfruttando i giorni delle ferie per l’ulteriore convalescenza ed evitando di perdere il posto di lavoro. Secondo la Cassazione, il datore di lavoro non ha l’obbligo di convertire d’ufficio l’assenza per malattia in ferie se non è lo stesso dipendente malato a chiederglielo. In assenza quindi di una espressa richiesta da parte di quest’ultimo non spetta all’azienda, alla scadenza del comporto, considerare gli ulteriori giorni di assenza come periodo di ferie maturate e non ancora godute. Leggi Malattia: come evitare il licenziamento per troppe assenze?

note

[1] Cass. sent. n. 15095/18 dell’11.06.2018.

Autore immagine 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI