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Cartella multe mai notificate: condanna per l’agente della riscossione

13 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 giugno 2018



Verbale di multa non notificato: come opporsi alla cartella e farla annullare con condanna alle spese.

Hai ricevuto una cartella di pagamento per una sanzione amministrativa derivante da una violazione del codice della strada di qualche anno fa, ma non ricordi di aver mai ricevuto il verbale di multa. Come comportarti?

Le strade percorribili sono due: presentare un’istanza in autotutela al Comune che ha irrogato la multa oppure presentare ricorso al giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica della cartella. La prima strada è un po’ rischiosa in quanto non è detto che il Comune accolga in autotutela le richieste del cittadino e, soprattutto, non è detto che risponda nel termine utile per non perdere la possibilità di presentare il ricorso. Se, infatti, decorrono i 30 giorni e non viene presentato il ricorso, si perde lo strumento della difesa giudiziale e la cartella diventa definitiva, potendo l’Agente della riscossione procedere esecutivamente per il recupero del credito.

Se decidi di rivolgerti al giudice per contestare la cartella di pagamento in ipotesi di verbale di multa mai notificato, devi prestare attenzione alla modalità di impugnazione, e, in particolare: chi è il giudice competente a decidere? Contro chi va presentata l’azione giudiziale? Quale strumento processuale deve essere utilizzato? Cosa può decidere il giudice?

Un’importante recente ordinanza della Cassazione [1] ha precisato che, se nel corso della causa, non emerge la prova della notifica del verbale, il giudice non solo annulla la cartella, ma può condannare l’Agenzia delle Entrate Riscossione al pagamento delle spese, anche se il vizio di notifica del verbale non è direttamente imputabile ad essa ma all’ente creditore.

Impugnazione cartella per multa stradale: giudice competente

La contestazione riguardante le multe per violazioni al codice della strada è sempre di competenza del Giudice di Pace. In base al tipo di opposizione, varia l’ufficio giudiziario competente dal punto di vista terrioriale:

  • nei casi di opposizione all’esecuzione/agli atti esecutivi il giudice di pace territorialmente competente è quello del luogo dell’esecuzione e cioè il luogo di residenza del debitore;
  • nel caso di opposizione alla cartella per omessa o illegittima notifica dei verbali, il giudice territorialmente competente è quello del luogo in cui è stata commessa l’infrazione, (ciò che sarebbe avvenuto qualora appunto il verbale di contestazione o l’ordinanza-ingiunzione fossero stati regolarmente notificati).

Impugnazione cartella per multa stradale: contro chi agire

La giurisprudenza ha solitamente affermato la non necessità, nei giudizi di impugnazione delle cartelle esattoriali, di chiamare in giudizio sia l’Agenzia delle Entrate Riscossione che gli enti creditori (cosiddetto litisconsorzio necessario). Tuttavia, nel caso in cui si contesti la legittimità della cartella per omessa notifica del verbale, vi è invece la legittimazione passiva sia dell’ente impositore, in quanto titolare della pretesa contestata, che del concessionario della riscossione, quale soggetto dal quale proviene l’atto oggetto dell’opposizione.

È quindi opportuno che l’opposizione avverso la cartella venga proposta sia nei confronti del Comune che ha irrogato la multa, il quale deve dimostrare la notifica del verbale, sia nei confronti dell’esattore che ha emesso cartella esattoriale e al quale va riconosciuto l’interesse a resistere, visti gli innegabili riflessi che un eventuale accoglimento dell’opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l’ente [2].

Tuttavia, se si agisce solo contro l’Agente della Riscossione, non vi è inammissibilità dell’azione: il giudice potrebbe ordinare l’integrazione del contraddittorio o potrebbe essere lo stesso agente della riscossione a chiamare in giudizio l’ente creditore.

Impugnazione cartella per multa stradale: condanna alle spese Agente della Riscossione

L’opposizione alla cartella esattoriale, in virtù della scissione che il nostro ordinamento prevede tra la titolarità del credito e la titolarità del potere di azione esecutiva, va proposta certamente nei confronti dell’agente della riscossione.

La Cassazione ha quindi precisato che l’Agenzia delle Entrate Riscossione è il solo soggetto che, iniziando l’esecuzione, fa sorgere l’onere di contestazione in capo al debitore ed è quindi giocoforza che sia essa a sopportare la condanna alle spese in caso di soccombenza.

La sopportazione delle conseguenze della fondatezza dell’opposizione del cittadino costituisce applicazione del principio di causalità, non di quello di soccombenza, e trova il giusto contrappeso nella facoltà dell’agente della riscossione di chiamare in causa l’ente creditore, quando l’opposizione si fondi su vizi di procedimento o di merito ascrivibili esclusivamente all’ente impositore o creditore.

I giudici hanno rilevato che il cittadino non potrebbe farsi carico della ripartizione, tutta interna al rapporto tra ente creditore interessato e agente della riscossione, dell’imputabilità dell’ingiustizia od iniquità dell’azione esecutiva al primo o al secondo, nemmeno ai fini del riparto delle spese della lite che egli è stato costretto a promuovere per fare valere l’illegittimità dell’azione esecutiva stessa.

E’ dunque legittima la condanna alle spese dell’Agenzia delle Entrate Riscossione anche se la cartella viene annullata per difetto di notifica del verbale di multa (attività rimessa all’ente creditore).

note

[1] Cass. ord. n. 13537/2018.

[2] Cass. ord. n. 12385/2013.

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