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Lo sai che? Malattia badante: vitto e alloggio

Lo sai che? Pubblicato il 12 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 giugno 2018

Se la badante convivente si ammala il datore di lavoro è obbligato ad assicurare la degenza in casa, o può pagare un’indennità sostitutiva di vitto e alloggio?

La badante convivente si ammala: un problema di non poco conto, specie nel caso in cui la lavoratrice assista una persona non autosufficiente. In questi casi, se non c’è un familiare che si possa occupare della persona bisognosa di assistenza, è necessario assumere un’altra badante per coprire la lavoratrice ammalata.

La degenza della badante ammalata, a meno che non sia ricoverata, deve però avvenire nell’abitazione dell’assistito, se la lavoratrice convivente non ha un altro alloggio: ma come fare se in casa non c’è abbastanza posto anche per la nuova badante? Ci si può rifiutare di far trascorrere la degenza nella propria abitazione alla badante malata, magari offrendole un’indennità sostitutiva di vitto e alloggio?

In parole semplici, per la malattia della badante, vitto e alloggio possono essere sostituiti da un compenso in denaro, se non si può ospitare la lavoratrice in casa?

Malattia di colf e badanti: è possibile sostituire la degenza in casa con un’indennità?

Per rispondere al quesito dobbiamo analizzare che cosa prevede in proposito il contratto collettivo nazionale sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico. L’articolo del contratto che verte sulla malattia dei lavoratori domestici, cioè sulla malattia di colf e badanti, dispone che l’aggiunta della quota convenzionale sostitutiva di vitto e alloggio, per il personale che ne usufruisca normalmente, è dovuta solo nel caso in cui il lavoratore ammalato non sia degente in ospedale o presso il domicilio del datore di lavoro.

In base alla disposizione, dunque, appare chiaro che sia possibile che la badante trascorra la degenza al di fuori del domicilio del datore di lavoro: in questi casi, però, deve essere erogata un’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

Vitto e alloggio per colf e badanti

È anche vero che l’articolo del contratto collettivo [2] dei lavoratori domestici che verte sulla malattia deve essere valutato congiuntamente all’articolo che regolamenta vitto e alloggio.

In particolare, il contratto collettivo dispone che, nei casi in cui è stato concordato l’obbligo per il datore di lavoro di fornire vitto e alloggio, questi deve garantire al lavoratore:

  • un vitto che assicuri una nutrizione sana e sufficiente;
  • un ambiente di lavoro non nocivo all’integrità fisica e morale;
  • un alloggio idoneo a salvaguardarne la dignità e la riservatezza.

L’ultimo comma dell’articolo in questione precisa, però, che i valori convenzionali del vitto e dell’alloggio sono fissati nella tabella F allegata al contratto collettivo e sono rivalutati annualmente.

Per tornare al quesito, dunque, nulla vieta la sostituzione del vitto e dell’alloggio con la corresponsione di un’indennità, purché l’indennità corrisposta consenta alla lavoratrice di ottenere un’alimentazione sana e sufficiente ed una sistemazione che garantisca dignità e riservatezza. In base a quanto disposto nel contratto collettivo, l’indennità, se almeno pari ai valori convenzionali fissati nella tabella F allegata al contratto, dovrebbe essere idonea a compensare la mancata corresponsione in natura di vitto e alloggio.

A quanto ammonta l’indennità di vitto e alloggio per colf e badanti?

Nel 2018, l’indennità di vitto e alloggio, per colf e badanti, è pari a 5,53 euro al giorno (i valori della tabella F sono rivalutati annualmente), così suddivisi:

  • 1,93 euro per il pranzo;
  • 1,93 euro per la cena;
  • 1,67 euro per l’alloggio.

Effettivamente si tratta di un importo piuttosto basso, che non appare sufficiente a coprire le spese relative ai pasti, o all’affitto di una stanza. Tuttavia, il contratto collettivo dei lavoratori domestici non stabilisce, per il datore di lavoro, l’obbligo di rimborsare le spese effettive sostenute dalla badante in caso di degenza fuori dall’abitazione; ribadisce invece in più punti (ad esempio relativamente alle ferie) che, quando il lavoratore domestico non usufruisce del vitto e dell’alloggio, spetta l’indennità sostitutiva, corrispondente ai valori della tabella F allegata al contratto stesso.

Ad ogni modo, nulla impedisce che il datore di lavoro possa corrispondere importi maggiori, per venire incontro alle esigenze del collaboratore domestico.

Sino a quando colf e badanti hanno diritto alla conservazione del posto?

In caso di malattia, alla badante o alla colf, convivente o non convivente, spetta la conservazione del posto per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
  • per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro si calcolano nell’anno solare, intendendosi per tale il periodo di 365 giorni decorrenti dall’evento.

Colf e badanti hanno diritto all’indennità di malattia?

Colf e badanti, durante i periodi di malattia, hanno diritto alla retribuzione per un massimo di:

  • 8 giorni complessivi l’anno, per anzianità fino a 6 mesi;
  • 10 giorni complessivi l’anno, per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni;
  • 15 giorni complessivi nell’anno, per anzianità oltre i 2 anni.

La retribuzione deve essere corrisposta nella seguente misura:

  • fino al 3° giorno consecutivo, spetta il 50% della retribuzione globale di fatto;
  • dal 4° giorno in poi, spetta il 100% della retribuzione globale di fatto.

In ogni caso, è il datore di lavoro a farsi carico della malattia della badante o della colf, in quanto l’Inps non paga la relativa indennità. È comunque possibile stipulare un’assicurazione aggiuntiva che copra anche questi eventi.

note

[1] Ccnl lavoratori domestici, Art.26.

[2] Ccnl lavoratori domestici, Art.35.


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