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Cessione del ramo d’azienda e assunzione di ex dipendenti

23 giugno 2018


Cessione del ramo d’azienda e assunzione di ex dipendenti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



A seguito della cessione di ramo d’azienda della mia start-up (cessione comprensiva dei miei dipendenti adibiti a quel ramo d’azienda) all’azienda XYZ ho firmato un atto di compravendita in cui, tra le varie clausole, vi è la seguente clausola: “mi impegno per un periodo di X anni a […] non indurre o sollecitare l’assunzione del personale del cessionario” (patto di non concorrenza). Potrei avere maggiori delucidazioni su questo argomento? Un mio conoscente mi ha proposto di iniziare una nuova attività non in concorrenza con XYZ e ha anche contattato uno dei miei ex dipendenti per chiedergli se anche lui era disponibile a diventare socio di questa attività. Questa situazione potrebbe causarmi problemi? Io non ho sollecitato, anzi me lo troverei come socio-lavoratore di questa nuova realtà.

Il significato della clausola sottoscritta dal lettore, come emerge dai termini utilizzati, gli impone di nonindurre o sollecitare l’assunzione del personale del cessionario.

Ciò significa che il lettore si è impegnato a non svolgere attività, per così dire, di reclutamento di quelli che erano i suoi dipendenti nel ramo d’azienda ceduto.

Nella clausola che egli ha citato non si chiarisce se si è vincolato solo nella sua veste di titolare dell’impresa di cui faceva parte il ramo ceduto oppure se si è vincolato a non indurre o sollecitare l’assunzione dei suoi ex dipendenti in quanto imprenditore e, quindi, a non sollecitare o indurre l’assunzione dei suoi ex dipendenti in qualsiasi altra impresa che il lettore dovesse avviare o di cui fosse già titolare prima della cessione.

Si noti che le clausole di un contratto, così come stabilisce l’articolo 1362 del codice civile, si interpretano (anche eventualmente nel corso di un processo) non solo in base al senso della parole utilizzate, ma indagando quale sia stata la comune intenzione delle parti.

E per indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti si deve tener conto:

– del comportamento complessivo di esse (cioè del comportamento del lettore e di quello del cessionario) anche nel periodo successivo alla conclusione del contratto

– di tutte le clausole del contratto, interpretandole le une per mezzo delle altre attribuendo ad esse il senso che risulta dal complesso del contratto sottoscritto (così impone l’articolo 1363 del codice civile).

In definitiva:

– se dal testo complessivo del contratto di cessione del ramo d’azienda emergesse che il lettore si èvincolato per un certo numero di anni a non indurre o sollecitare l’assunzione di suoi exdipendenti soltanto nell’impresa di cui faceva parte il ramo d’azienda ceduta, allora questi è libero di assumere i suoi ex dipendenti (anche sollecitandoli o inducendoli a farlo) inun’impresa diversa da quella di cui faceva parte il ramo ceduto;

– se, invece, dal testo complessivo del contratto di cessione del ramo d’azienda emergesse che il lettore si è vincolato per un certo numero di anni a non indurre o sollecitare l’assunzione di suoi ex dipendenti in qualsiasi impresa di cui questi fosse, sia o sarà titolare, allora è chiaro che non potrà sollecitare o indurre l’assunzione in una qualsiasi sua impresa dei suoi ex dipendenti.

In ogni caso, siccome il lettore si è vincolato a non indurre o sollecitare queste assunzioni, non è una violazione di questo patto di non concorrenza assumere suoi ex dipendenti senza averli indotti o sollecitati a farlo, cioè in base ad una loro spontanea decisione (d’altra parte, questo è il senso che emerge dalle parole utilizzate nella clausola citata dal lettore).

Al di là, infine, della clausola di non concorrenza contenuta nel contratto sottoscritto dal lettore, si deve valutare anche il fatto che la legge (articolo 2557 del codice civile) impone comunque, salvo diverso accordo tra le parti, a chi aliena l’azienda di astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta.

Le altre circostanze idonee a sviare la clientela dell’azienda ceduta potrebbero anche consistere nel fatto che la nuova impresa si avvale dell’attività (attraverso la loro assunzione) di ex dipendenti del ramo ceduto (ovviamente toccherà a chi lo contesta dimostrare che l’assunzione di ex dipendenti abbia sviato la clientela dell’azienda ceduta).

Infine non è da trascurare anche la norma contenuta nell’articolo 2598, n. 3), del codice civile che vieta gli atti di concorrenza sleale che consistono nei comportamenti dell’imprenditore che direttamente o indirettamente usa ogni mezzo non conforme ai principi di correttezza professionale che sia idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

Anche in questo caso toccherebbe a chi contestasse al lettore una condotta di concorrenza sleale dimostrare che l’assunzione da parte di quest’ultimo di dipendenti del ramo di azienda ceduto sia stato un mezzo idoneo a danneggiare l’azienda oggetto di cessione, per esempio rivelando tecniche o segreti aziendali appresi durante il periodo in cui quei dipendenti furono alle sue dipendenze.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

 


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