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Querela per diffamazione: si può denunciare per calunnia?

23 giugno 2018


Querela per diffamazione: si può denunciare per calunnia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



Vorrei sporgere denuncia per calunnia nei confronti di una persona che ha querelato mia moglie per diffamazione. Nell’allegato i contenuti della denuncia. È fondata la denuncia?

Innanzitutto è bene chiarire che il reato di calunnia al quale il lettore ha fatto riferimento (art. 368 c.p.) si realizza quando un soggetto qualsiasi:

– attraverso lo strumento della denuncia, querela, richiesta o istanza (anche se anonima o sottoscritta con falso nome);

– diretta all’autorità giudiziaria o ad un’altra autorità che a quella abbia l’obbligo di riferirne o alla corte penale internazionale;

– incolpa di un reato un soggetto che egli sa essere innocente;

– ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato (che in realtà non esiste).

Dunque, pur non volendo essere inutilmente didattici,  si precisa che il reato di calunnia (proprio in forza della descrizione fatta) si divide in:

– formale, quando è realizzato mediante denuncia (intesa in senso ampio, anche non qualificata o anonima, ma idonea a far sorgere un procedimento penale);

– materiale, quando è realizzato in maniera più subdola, con la simulazione delle tracce di un reato (ripeto, mai avvenuto).

Il caso in esame non è chiarissimo, ed è per questo che si è cercato di rappresentare in modo preciso quando il reato che ha ipotizzato il lettore si configura.

A voler cercare di tirare le fila della sua ricostruzione, sembra che vi sia stato un procedimento civile (in cui l’attore era la moglie) per il risarcimento di un danno che le era stato arrecato e che tale giudizio, che avevano chiesto di patrocinare al loro avvocato, in realtà non era stato mai iniziato (questo sembra essere un dato di fatto, acclarato con una sentenza di condanna di quest’ultimo in sede civile).

Se, dunque, è vero che l’avvocato ha trattenuto i soldi della moglie del lettore illegittimamente e che questo è stato acclarato da un giudice, la stessa – pur riferendolo ad uno studente curioso – non avrebbe realizzato alcuna condotta diffamatoria.

Peraltro, il reato di diffamazione che le era stato espressamente contestato e per il quale è stato imputato, è stato dichiarato estinto per remissione di querela.

Ebbene, di solito il consiglio è di non sporgere una querela per calunnia fino a quando non si è concluso il processo principale nel quale si è imputati (a seguito della denuncia che si ritiene essere calunniosa).

Per essere più chiari si sconsiglia sempre quella che in gergo viene conosciuta come controquerela se prima non si riporta un’assoluzione: i giudici, infatti, per ritenere che possa esservi una calunnia devono avere la certezza che il reato che è stato denunciato non sussista.

Nel caso specifico la remissione di querela è indicativa di una ritrattazione ma non equivale ad un’assoluzione per cui necessita di una particolare attenzione nella scelta (e nella successiva eventuale redazione) della denuncia per calunnia.

Nel caso specifico, dalla ricostruzione la situazione non sembra essere chiarissima, in quanto un testimone sarebbe disposto a deporre contro la moglie del lettore: occorre, pertanto, sapere se vi sono altri alunni che, al contrario, verrebbero a smentirlo. Dalla memoria prodotta in allegato dal lettore si evincono certamente degli elementi favorevoli, ma è necessario almeno un testimone che possa confermare la sua versione.

In conclusione, a parere dello scrivente possono esserci gli estremi per la calunnia ma, per essere sicuri che l’accusa sia sostenibile in giudizio, e, dunque, che vi siano prove sufficienti contro l’avvocato, si dovrebbero leggere tutti gli atti del processo di diffamazione: si noti che il reato di calunnia è procedibile d’ufficio, quindi per la presentazione della denuncia non vi è limite di tempo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola

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