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Gdpr e fotografo matrimonialista: come rispettare la legge sulla privacy

23 giugno 2018


Gdpr e fotografo matrimonialista: come rispettare la legge sulla privacy

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



Un fotografo matrimonialista come deve adeguare la sua attività alla legge sulla privacy?

Nel nuovo regolamento europeo (2016/679), le fotografie sono incluse nel novero dei dati personali e, in particolare, fanno parte dei dati biometrici, definiti come «i dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona fisica che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali l’immagine facciale o i dati dattiloscopici». La foto, in altre parole, rientra tra i dati che consentono di identificare una persona e, quindi, vanno tutelati per garantire la privacy di coloro ai quali si riferiscono.

Le fotografie potranno essere trattate solo se il soggetto ha fornito un consenso esplicito e consapevole, ad eccezione di alcuni casi particolari riguardanti, ad esempio, l’interesse pubblico, la salvaguardia del soggetto ripreso, l’utilizzo necessario in uno specifico ambito di impiego (sicurezza sul luogo di lavoro, ad esempio).

Il fotografo, quando scatta un ritratto, diventa il titolare del trattamento del dato e, come tale, ha l’obbligo di ottenere e registrare il consenso del soggetto. Dopo lo scatto può anche diventare responsabile del trattamento, se utilizza i dati per registrare le persone e aggiungerle, per esempio, in una mailing list.

In ogni caso, un fotografo deve garantire ai suoi soggetti i seguenti diritti:

– informazione: tutti i soggetti devono essere informati di essere stati ritratti nelle vostre fotografie;

– accesso: tutti i soggetti devono poter aver accesso ai dati e ottenerne una copia;

– rettifica: occorre garantire a tutti i soggetti che i dati che siano corretti, per esempio le immagini non siano alterate;

– cancellazione (diritto all’oblio): il fotografo deve cancellare le foto che ritrae il soggetto, se questi lo richiede;

– limitazione di trattamento: il soggetto può consentire al fotografo solo un uso limitato delle foto, per esempio conservarle, ma non pubblicarle sul web;

– portabilità dei dati: il dato deve poter essere trasferibili e indipendente dalla piattaforma su cui è memorizzato;

– opposizione: qualsiasi soggetto può chiedere di non essere ripreso, in qualsiasi circostanza;

– opposizione al trattamento automatizzato dei dati per il tracciamento: il soggetto può opporsi a che il fotografo inserisca le sue immagini in un sistema automatizzato per il trattamento dei dati.

Nel dettaglio, ogni fotografo deve tenere traccia di come ha ottenuto i dati, il che si traduce nella necessità di registrare il consenso del soggetto ritratto. Tale consenso deve essere informato, specifico, non ambiguo e liberamente concesso. Il silenzio assenso non ha alcun valore. Inoltre, il consenso deve essere comprensivo del dettaglio delle specifiche autorizzazioni che il soggetto consente al fotografo, come la pubblicazione o l’utilizzo per fini commerciali e di marketing.

È opportuno anche che sia reso il consenso specifico in riferimento al periodo per il quale si concede l’autorizzazione alla conservazione di tali dati.

Il consenso, come detto, deve essere informato e il fotografo deve provare di averlo ricevuto, tenendo ben presente che può essere revocato in qualsiasi momento e senza bisogno di specificare un motivo.

Se il fotografo ha un sito internet, è importante aggiungere una dichiarazione che espliciti la policy sulla privacy. Tale dichiarazione deve riportare chi tratterà i dati, per quale scopo, per quanto tempo e i contatti cui inviare qualsivoglia comunicazione, come una richiesta di rettifica o cancellazione. Si deve inoltre garantire che i dati siano conservati in modo protetto e sicuro e solo se necessario.

In concreto, dunque, cosa accadrà ad un matrimonio? In effetti, non è ancora possibile trarre delle conclusioni sicure, visto che il Gdpr dovrà passare il vaglio interpretativo della giurisprudenza, la quale senz’altro chiarirà i tanti aspetti ancora oscuri.

A ben vedere, per gli sposi non ci sono problemi: il fotografo farà loro sottoscrivere una dichiarazione ampiamente liberatoria, in modo da avere il consenso scritto su tutti i punti sopra visti. Il professionista avrà inoltre cura di chiedere il consenso alla pubblicazione delle foto sul suo sito internet, nelle bacheche, ecc.

Diverso è il discorso per gli invitati. A rigore, il fotografo deve informare tutti gli invitati che ha intenzione di riprendere e ottenere da ciascuno di essi il consenso, stando ben attento a non ritrarre chi lo abbia negato. Inutile dire che ciò è molto complicato; probabilmente, sarà opportuno allestire delle zone esplicitamente dichiarate come “sicure”, cioè aree in cui non saranno scattate fotografie, per tutelare chi non vuole essere ripreso.

In effetti, possiamo dire che una fotografia diventa un dato biometrico solamente quando è idonea a ad identificare il soggetto ripreso. Di conseguenza, il fotografo potrebbe ritrarre chi ha prestato il consenso e, nel caso in cui persone che non abbiano fatto lo stesso siano accidentalmente riprese nell’inquadratura, provvedere a sfocarne i volti in modo da non renderli riconoscibili. Alla stessa maniera, nessun consenso sarà necessaria nel caso in cui la persona, seppur fotografata, non sia identificabile.

Si potrebbe obiettare dicendo che chi partecipa ad un matrimonio è ben consapevole della possibilità di essere fotografato. Questo è vero, ma il nuovo Gdpr pare piuttosto rigido sulla necessità che il consenso sia sempre manifestato espressamente. Si dovranno attendere le sentenze dei giudici che facciano chiarezza su questo punto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

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