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Inps: pensione di reversibilità e cumulo con altri redditi

30 giugno 2018


Inps: pensione di reversibilità e cumulo con altri redditi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2018



Sono titolare di pensione reversibilità dal 01/03/1995, fino al 2004 con 2 figli contitolari, dal 2004 da sola. Per errore l’Inps mi aveva dimezzato per cumulo coi redditi la pensione che mi spettava da sola, poi l’ha ricalcolata con gli arretrati nel 2006 ammettendo l’errore essendo io esente dal cumulo come prevedeva la L.335/1995.Nel 2010 mi invece ha richiesto indietro per due volte cifre per cumulo a partire dal 2005 riducendo a tutt’oggi circa 212 euro mensili applicando di nuovo il cumulo. Nel cedolino sono segnati due importi: Pensione lorda 1740, Quota non cumulabile con i redditi 212, Pensione al netto quote incumulabili 1528. Ho contestato all’Inps l’erronea applicazione della L.335. in quanto la mia pensione ,come recita la stessa legge, fa salvi i trattamenti anteriori all’entrata in vigore della stessa legge al comma 1 art.41,senza risultato. Sono io in errore o l’Inps?

Il comma 41, ultimo periodo, dell’art. 1 della Legge 335/95 esclude dalle riduzioni per cumulo con altri redditi i trattamenti pensionistici già in essere alla data del 1° settembre 1995, con riassorbimento dei futuri miglioramenti. Questo significa che i titolari di pensione di reversibilità con decorrenza anteriore al 1° settembre 1995 sono esclusi dalle riduzioni della pensione ma, in presenza di redditi superiori ai limiti di legge, non incassano, fino al riassorbimento dell’importo risultante a debito, gli aumenti annuali di scala mobile (in pratica, la pensione di reversibilità non viene rivalutata).

Nel caso specifico, però, in base a quanto esposto, la pensione non risulta “congelata” ma decurtata per incumulabilità con i redditi: in caso contrario, nei cedolini di pensione sarebbe dovuto apparire sempre lo stesso importo lordo, negli anni, sino al raggiungimento della differenza a debito, senza però nessuna decurtazione per incumulabilità del trattamento con i redditi.

Pertanto, in base a quanto esposto l’Inps non sta applicando correttamente l’art.41, Co.1, L.335/1995: l’istituto, difatti, avrebbe dovuto lasciare immutato l’importo della pensione, a partire dal verificarsi delle condizioni di incumulabilità, sino al riassorbimento dell’importo non cumulabile da parte delle mancate rivalutazioni della pensione.

Le trattenute effettuate sulla pensione da parte dell’Inps sarebbero corrette soltanto in cui si trattasse di recupero degli aumenti perequativi nel frattempo intervenuti, ossia intervenuti dal momento del superamento della soglia di piena cumulabilità della pensione col reddito.

In questo caso, però, l’Inps avrebbe dovuto classificare le trattenute, nel cedolino di pensione, come “recupero degli aumenti perequativi per incumulabilità del trattamento con i redditi”: in parole semplici, l’Inps non avrebbe dovuto classificare la trattenuta come quota non cumulabile, ma come recupero indebiti (sempreché, peraltro, vi siano indebiti da restituire, ossia sia stata applicata precedentemente la rivalutazione della pensione).

Per quanto riguarda i limiti di cumulabilità della reversibilità con il reddito, si noti che:

– se il reddito è superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio, la reversibilità è ridotta del 25%;

– se il reddito è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la reversibilità è ridotta del 40%;

– se il reddito è superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la reversibilità è ridotta del 50%.

In pratica, la pensione è ridotta del 25%, del 40%, o del 50%, se il reddito del beneficiario supera, rispettivamente, 19.789,38 euro, 26.385,84 euro e 32.982,30 euro, per l’anno 2018, in quanto il trattamento minimo ammonta a 507,42 euro.

Inoltre, il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante, se il reddito risulta pari al limite massimo della fascia precedente a quella in cui si colloca il reddito posseduto. Nei redditi che rilevano ai fini dei limiti di cumulo non deve essere contata la pensione di reversibilità stessa.

Articolo tratto dalla consulenza della dott.ssa Noemi Secci


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