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Lavoro straordinario: come si calcola, qual è la durata massima

30 giugno 2018


Lavoro straordinario: come si calcola, qual è la durata massima

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2018



Svolgo lavoro d’ufficio, non ho straordinari pagati e marco solo l’ingresso e non l’uscita. In molti fanno tante ore di straordinario (sempre più di un’ora al giorno), alcuni colleghi anche 2 o 3 al giorno per settimane di fila. Essendo questa ormai una prassi, vi è qualche violazione di legge o vi sono altre potenziali implicazioni legate a questa prassi? Ad esempio: se un dipendente fa un incidente tornando a casa dopo aver lavorato 10 ore per diversi giorni di seguito, può rivalersi sull’azienda per i danni subiti o arrecati?

Ai sensi dell’art. 2, co. 1, D.Lgs. 66/2003, si definisce innanzitutto lavoro straordinario, quello prestato oltre l’orario normale di lavoro, cioè oltre la quarantesima ora settimanale (se il dipendente ha un contratto a tempo pieno).

Per la maggiore fatica che comporta, il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro, oppure – in alternativa o in aggiunta a dette maggiorazioni – con riposi compensativi.

I contratti collettivi stabiliscono la durata massima dello straordinario, ossia quante ore i dipendenti possono lavorare oltre il tetto delle 40 ore settimanali. L’orario settimanale – in presenza o in assenza di contrattazione applicabile – non può in ogni caso superare le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario, per ogni periodo di 7 giorni.

Il limite massimo di 48 ore deve essere calcolato, come media, in un periodo di riferimento non superiore a 4 mesi, elevabile dalla contrattazione collettiva a 6 mesi (12 a fronte di ragioni obiettive, tecniche o organizzative).

Ciò posto, se l’azienda presso la quale il lavoratore lavora impone lo svolgimento di un numero di ore di straordinario superiore a quanto concesso dalla legge e dalla contrattazione collettiva e/o non provvede a remunerarlo per il superiore orario svolto (o quantomeno a concedere dei riposi compensativi), commette un illecito.

Si tenga infatti presente che il lettore non è obbligato (salvo in casi particolari) ad accettare la richiesta dell’azienda di svolgere lavoro straordinario e, in ogni caso, ha diritto ad essere regolarmente pagato per il lavoro svolto.

Se le ore di lavoro effettivamente prestato non sono “tracciate” o “tracciabili”, ciò ha sicuramente ripercussioni, a seconda dei casi, in diversi ambiti: ad esempio, l’azienda non versa i contributi per le ore in più svolte dal lettore; in caso di infortunio o sinistro durante l’orario straordinario “non ufficiale”, non opera la copertura assicurativa Inail in caso di infortunio o sinistro.

Conseguentemente, il lettore ha diverse possibilità di “reazione”:

può rivolgersi ad un sindacato: l’associazione di categoria provvederà a conteggiare le somme spettanti a titolo di lavoro straordinario e manderà quindi una lettera all’azienda, intimandola a pagare quanto prima le somme dovute al lavoratore.

può rivolgersi ad un avvocato: se le ore di lavoro straordinario non pagate sono indicate nel loro ammontare nella busta paga, si potrà utilizzare tale documento quale prova per chiedere al giudice del lavoro la pronuncia di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo nei confronti dell’azienda. Si tratta di un procedimento molto celere, che consente di ottenere un provvedimento con il quale il Magistrato ordina all’azienda l’immediato pagamento della retribuzione non corrisposta. In mancanza di pagamento il lavoratore potrà procedere con il pignoramento dei beni del datore.

Se invece le ore di lavoro straordinario effettivamente svolte non risultano da alcun documento, l’unica soluzione possibile è iniziare una vera e propria causa contro il datore.

L’orario di lavoro svolto dovrà essere provato per testimoni e in modo molto preciso.

È indispensabile infatti, in questi casi, disporre di colleghi, clienti, fornitori, o comunque persone a conoscenza dell’orario di lavoro svolto dal lettore, che possano quindi confermare dinanzi al Giudice che questi ha lavorato in un determinato periodo per un certo orario, svolgendo determinate mansioni.

Infine, un’ulteriore soluzione può essere quella di rivolgersi il lettore all’Ispettorato del Lavoro della provincia presso la quale ha il domicilio (o ove presta la propria attività lavorativa) e contattare l’ispettore di turno. Insieme a quest’ultimo, dovrà descrivere le inadempienze del datore di lavoro e cioè indicare l’orario di lavoro svolto, il mancato pagamento delle ore di lavoro straordinario, le sue mansioni, il periodo in cui non ha ricevuto alcun pagamento, fornendo all’ispettore tutta la documentazione che possa dare ulteriore dimostrazione delle affermazioni espresse. La stesura del verbale e la firma dello stesso da parte del lettore determineranno l’avvio di accertamenti e controlli sull’operato dell’azienda e l’applicazione di eventuali sanzioni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini


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