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Mantenimento: il figlio maggiore deve dare notizie al padre?

1 giugno 2018


Mantenimento: il figlio maggiore deve dare notizie al padre?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 giugno 2018



Sono separato ed in procedura di divorzio. Le mie figlie hanno 19 e 20 anni e da 2 anni non vogliono più nessun contatto con me. L’affido è ancora del 50% ed il mantenimento è di 600 euro su uno stipendio di 1800 euro (anche la mia ex moglie lavora). Non avendo più contatti, non so se le mie figlie frequentano regolarmente l’università, la maggiore, e la piccola l’ultimo anno di scuola. Non hanno mai dimostrato un grande impegno per gli studi. Esiste un obbligo da parte loro per tenermi informato o in caso, si può chiedere al giudice di dare loro quest’obbligo?

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente:

– tutte le notizie che attengono le figlie possono essere richieste alle dirette interessate.

– Non è possibile coinvolgere il giudice né tanto meno le autorità in quanto, trattandosi di persone maggiorenni, possono liberamente evitare i contatti.

– È consigliabile non sospendere l’erogazione del mantenimento in quanto si tratta di un obbligo del genitore, sancito anche dal codice civile, che prescinde dalla gratitudine dei figli.

L’unica cosa da fare è non arrendersi e continuare a cercare le ragazze, anche avvalendosi dell’aiuto di amici comuni, social network e ogni altro strumento utile per trovare modo di vederle nuovamente e di conoscere qualcosa in più delle loro vite.

In ultima analisi anche inoltrando loro una lettera formale di richiesta informazioni a firma di un legale.

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi.

L’art. 147 del codice civile, che disciplina i doveri verso i figli statuisce che Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis. In altre parole i coniugi, quali genitori, devono provvedere all’educazione e al mantenimento dei figli in ogni aspetto, morale e materiale.

L’art. 315bis, che disciplina i diritti e doveri del figlio, statuisce che Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.

Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.

Con il raggiungimento della maggiore età la legge presume che il soggetto abbia, implicitamente, la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non è prevista un’età diversa, oltre, ovviamente ad una maturità per rapportarsi con la società ed esprimere quelli che sono i propri convincimenti.

Purtroppo capita di frequente che i figli di famiglie separate portino avanti questi comportamenti ostruzionistici di chiusura totale e, nonostante spesso siano aggravati dall’intervento di terze persone, non vi sono rimedi da parte della legge se questi non trascendono in reati gravi, quali ad esempio il plagio.

Inoltre, non è possibile obbligare o spingere un maggiorenne ad avere contatti con i propri familiari, nemmeno quando si sospetta una sorta di “lavaggio del cervello” in quanto si suppone che delle ragazze di 19 e 20 anni siano perfettamente in grado di stabilire se e come relazionarsi con il proprio padre.

Il giudice, proprio per la maggiore età della ragazze, non può più intervenire né è possibile denunciare, ad esempio, una scomparsa in quanto la legge si basa sulla regola generale che la persona che non vuole essere contattata può liberamente sottrarsi ai messaggi e alle telefonate.

Infine, sconsiglio di sospendere l’assegno mensile di mantenimento in quanto si tratta di un obbligo al quale il genitore non può sottrarsi anche se il figlio si dimostra poco riconoscente.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

Il contributo al mantenimento per il figlio maggiorenne non cessa automaticamente ma continua fino a che il genitore contribuente non dimostri che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica o che la mancata autonomia dipenda dalla sua colpevole inerzia, intendendosi con ciò, sostanzialmente, l’ingiustificato rifiuto di occasioni lavorative ordinarie.” Cass. civ. Sez. VI – 1, 20/12/2017, n. 30540.

La cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età. Non viene quindi meno il diritto al mantenimento in capo al figlio maggiorenne, ventiseienne, che abbia conseguito la laurea triennale e intenda proseguire il percorso di studi universitari. Cass. civ. Sez. VI – 1 Ordinanza, 26/04/2017, n. 10207

La violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole, come nel caso del disinteresse mostrato dal padre nei confronti dei figli per lunghi anni può integrare anche gli estremi dell’illecito civile, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti: tale lesione, pertanto, può dar luogo ad un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 c.c.” Cass. civ. Sez. I, 22/07/2014, n. 16657.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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