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Lo sai che? Reato di abuso edilizio: da quando decorre la prescrizione?

Lo sai che? Pubblicato il 7 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 luglio 2018

In un immobile di mia proprietà ho eseguito lavori di ristrutturazione e ampliamento, senza concessione edilizia (l’istanza è stata respinta dal Comune perché l’immobile ricade in centro storico). I lavori sono stati quasi ultimati a dicembre 2017, manca solo la pavimentazione interna e l’attivazione degli impianti. Intendo lasciare tutto fermo finché decorreranno i 5 anni di prescrizione dalla fine dei lavori. Considerato che l’opera è stata “quasi” completata posso stare tranquillo e considerare che il reato di abuso sia comunque terminato, con conseguente consumazione della fattispecie e inizio dei termini di decorrenza della prescrizione da dicembre 2017? Oppure in caso di denuncia anche tra 6 anni il fatto che non ci siano pavimenti e impianti renderebbe il reato ancora permanente e quindi non prescritto?

Il reato di abuso edilizio rientra nella fattispecie delle contravvenzioni e prevede, dunque, come regime sanzionatorio l’arresto o l’ammenda.

Tale contravvenzione ha carattere permanente, ha inizio con l’avvio dell’opera per la realizzazione e termina con la sua cessazione.

I termini di prescrizione possono essere due: 4 anni dal compimento dell’illecito, se non vi sono atti interruttivi della prescrizione; 5 anni, invece, se vi sono atti interruttivi.

Per facilitare la comprensione è bene fare qui di seguito qualche esempio di atto interruttivo (disciplinati all’art. 160 c.p.): decreto di citazione a giudizio, sentenza di condanna, ordinanza che applica le misure cautelari o i sequestri, l’interrogatorio reso innanzi al Pubblico Ministero e così via.

Si ipotizzi, pertanto, che il termine di prescrizione sia di 5 anni.

Il termine di prescrizione comincia a decorrere dall’accertamento dell’opera abusiva ovvero dal sequestro della stessa, qualora vi sia.

In mancanza di iscrizione della notizia nel registro delle notizie di reato, dell’accertamento della stessa e del sequestro 8che sembra essere il suo caso), la prescrizione decorre dalla cessazione dell’attività che si ha:

– con l’ultimazione dei lavori per completamento dell’opera;

– con la sospensione dei lavori volontaria o imposta (ad esempio mediante sequestro penale);

– con la sentenza di primo grado, se i lavori continuano dopo l’accertamento del reato e sino alla data del giudizio.

Si badi bene che l’ultimazione dei lavori coincide con la conclusione dei lavori di rifinitura interni ed esterni quali gli intonaci e gli infissi. Di recente la Suprema Corte (3 sez. pen. sent. n. 7044 del 18.2.2015) ha statuito che il momento di consumazione dei reati edilizi – anche ai fini della prescrizione –è dato dall’ultimazione dei lavori (rifiniture interne ed esterne comprese), in modo che l’edificio sia pienamente funzionale all’uso cui è destinato. La Cassazione, nel caso di specie, ha ritenuto che il fabbricato non potesse dirsi ultimato in quanto mancante delle rifiniture ed ha specificato come l’ultimazione dei lavori – ai fini dell’identificazione del momento consumativo dei reati edilizi nonché del termine da cui far decorrere la prescrizione – debba coincidere con il completamento di tutte le opere necessarie (comprese le rifiniture interne ed esterne), affinché l’immobile risulti funzionale alla sua destinazione.

L’immobile del lettore potrà dirsi, dunque, non ultimato e sarà onere di questi dimostrare il momento della sospensione volontaria dei lavori (momento da cui inizia a decorrere la prescrizione).

Per una maggiore tutela il lettore potrebbe per esempio scattare delle foto (datate) che dimostrano lo stato dei luoghi nel trascorrere del tempo.

Una volta dimostrato il periodo della sospensione dei lavori (a prescindere dalla ultimazione degli stessi), la prescrizione potrà ritenersi decorrente da quella data (ovvero dicembre 2017).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola


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