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Scambio di mail offensive: vi è diffamazione?

7 Luglio 2018
Scambio di mail offensive: vi è diffamazione?

In uno scambio di email con una collega di lavoro io le domando: “Cosa fai in questi casi?”, chiedendo evidenza delle azioni in una specifica problematica con un fornitore. Lei mi risponde:”Cosa faccio io di concreto è ben visibile nei risultati che porto. Il dubbio diffuso è cosa fai tu!” L’aggettivo “diffuso” per me dà una valenza diffamatoria alla frase. Posso querelarla per diffamazione dal momento che la mail ricevuta era  indirizzata anche al mio diretto superiore e alla segretaria che è anche segretaria dell’ amministratore delegato del gruppo stesso?

In generale il reato di diffamazione (ex art. 595 c.p.) si realizza quando un soggetto:

– comunicando con più persone;

– offende l’altrui reputazione;

– in assenza della persona offesa.

Nel caso specifico, purtroppo, non sembrano esserci gli estremi del reato per due ragioni.

1- Innanzitutto, la lettrice ha partecipato alla conversazione e ciò già esclude la possibilità che si configuri il delitto di diffamazione che (come chiarito in premessa) sussiste solo in assenza della persona offesa. Nel caso di specie, al più, si potrebbe ipotizzare una ingiuria che, però, è stata depenalizzata per cui non è più reato ma illecito civile che consente solo di esercitare un’azione civile per il risarcimento del danno.

2- Entrando nello specifico delle frasi che la lettrice ha riportato si ritiene, comunque, che (a prescindere dalla sua presenza nella conversazione) non integrino i requisiti richiesti dalla norma penale (che disciplina la diffamazione) affinché vi sia una effettiva offesa della sua reputazione. La reputazione comprende sia l’onore che il decoro di una persona ma considerati oggettivamente. Ciò significa che ciò che la lettrice, individualmente, ha considerato lesivo della sua dignità (come il termine ‘diffuso’) in realtà non lo era per l’opinione comune. Sebbene, infatti, la conversazione le abbia provocato un sentimento negativo e di offesa, non sembra avere i requisiti minimi affinchè possa dirsi integrata un’offesa al decoro o alla dignità così come intesa dalla collettività. Peraltro, l’aggettivo sembra riferirsi ad una già consolidata idea comune (e non alla opinione di chi scrive la e-mail) circa le sue capacità lavorative.

Qualora la lettrice ritenesse, contrariamente, di essere stata lesa potrebbe rivolgersi unicamente al giudice civile per la richiesta di un risarcimento a seguito di ingiuria; sarà suo onere (non facile) dimostrare l’offesa al decoro ed alla dignità.

Naturalmente la risposta è stata fornita su un estratto della conversazione che, per una maggiore serietà della consulenza, andrebbe letto integralmente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola



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