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Autoriciclaggio: cos’è?

2 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2018



Cos’è il riciclaggio? Qual è la differenza tra autoriciclaggio e riciclaggio? Cos’è il reato presupposto?

Quando si parla di «soldi sporchi» si pensa immediatamente ad un delitto: il riciclaggio. Pur non essendo tecnici del diritto, tutti hanno un’idea più o meno chiara del fatto che questo reato permette di ripulire soldi frutto di traffici illeciti. Se il riciclaggio, però, è un reato molto famoso anche tra i non addetti ai lavori, lo stesso non si può dire dell’autoriciclaggio, figura delittuosa introdotta da pochi anni nel nostro ordinamento.

Con questo articolo spiegheremo l’autoriciclaggio cos’è, quando si configura e come si differenzia dal normale reato di riciclaggio.

Riciclaggio: cos’è?

Secondo il codice penale, il riciclaggio consiste nella sostituzione o nel trasferimento di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitti dolosi, ovvero nel compimento di altre operazioni che ostacolino l’identificazione della loro provenienza delittuosa. La pena è la reclusione da quattro a dodici anni e la multa da 5mila a 25mila euro.  La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale; è diminuita, invece, se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto non particolarmente grave [1].

Il reato di riciclaggio, in buona sostanza, combatte l’impiego di denaro e capitali di provenienza illecita: ed infatti, perché si possa parlare di riciclaggio è necessario che il denaro (o gli altri beni) siano il frutto di un delitto doloso, cioè di un crimine.

Riciclaggio: alcuni esempi

Facciamo alcuni esempi che ci possano far capire praticamente cos’è il riciclaggio. Tizio è un rapinatore provetto; dopo un’onorata carriera fatta di colpi in banca, decide di investire il suo gruzzolo acquistando immobili a prezzi esorbitanti: in questo caso, chi accetta quel denaro rischia di incorrere nel reato di riciclaggio, in quanto impedisce che i soldi possano essere rintracciati e identificati quale provento delle rapine.

Classico esempio di riciclaggio è quello che si configura allorquando delle somme di denaro (frutto, ovviamente, di delitti) vengono trasferiti sul conto di un terzo il quale, a sua volta, si impegna a ritrasferirne una parte sul conto di altro soggetto ancora.

Il riciclaggio, però, non riguarda soltanto il denaro: la norma, infatti, parla chiaramente di sostituzione o trasferimento di denaro, beni o altre utilità. Così, la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistente il reato di riciclaggio nello smontaggio e successiva vendita dei singoli pezzi di un’autovettura di provenienza delittuosa (furto), in ragione dell’idoneità dell’indicata condotta ad ottenere l’occultamento della provenienza del bene [2].

Riciclaggio: cos’è il reato presupposto?

Caratteristica essenziale del reato di cui parliamo è che l’autore del riciclaggio non abbia partecipato anche al delitto da cui provengono i capitali o le utilità in generale. In altre parole, colui che commette riciclaggio e che, quindi, ostacola l’identificazione della provenienza dei soldi, non deve aver preso parte al reato presupposto, cioè al fatto criminoso che ha generato quei proventi. Di conseguenza, Tizio, rapinatore di banche, non può rispondere di riciclaggio se cerca di occulta la natura delittuosa di quel denaro.

Autoriciclaggio: cos’è?

È proprio qui che entra in gioco il reato di autoriciclaggio. Di cosa si tratta? Semplice: se il delitto di riciclaggio implica l’estraneità del suo autore al delitto dal quale il denaro (o gli altri beni da riciclare) proviene, l’autoriciclaggio è proprio tutto il contrario: punisce colui che compie l’attività tipica del riciclaggio sui beni tratti da delitti da lui stesso commessi.

Secondo il codice penale, si macchia del reato di autoriciclaggio chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto doloso, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa [3]. Viene esclusa la punibilità dell’autoriciclaggio solamente se il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinati alla mera utilizzazione o al godimento personale: in altre parole, se non vengono reimpiegati al fine di ostacolare l’individuazione della provenienza.

Autoriciclaggio e riciclaggio: qual è la differenza?

In sintesi, possiamo dire che il classico reato di riciclaggio prevede che è “riciclatore” colui che prende del denaro o dei beni da colui o coloro che li hanno ottenuti da reato e li immette nel circuito economico legale attraverso operazioni finanziarie o di qualsiasi natura commerciale. Va da sé che per punire il colpevole di riciclaggio bisognerà dimostrare che le risorse da lui impiegate siano proprio quelle che gli sono arrivate dai reati compiuti da terzi. Questi ultimi non potranno essere condannati per riciclaggio, ma per i reati cosiddetti presupposti. Il riciclatore non viene punito per riciclaggio se partecipa alla commissione del reato presupposto.

Con l’autoriciclaggio, invece, questa impostazione si capovolge del tutto, in quanto il reato si potrà contestare alla stessa persona che ha commesso il delitto presupposto, senza considerarlo quindi un mediatore, né applicandogli l’esimente per aver concorso nel reato presupposto.

note

[1] Art. 648-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 15092 del 13.04.2007.

[3] Art. 648-ter.1 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com

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