Diritto e Fisco | Editoriale

Percentuale invalidità sordità

14 giugno 2018


Percentuale invalidità sordità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2018



Chi è riconosciuto invalido civile ha diritto ad una pensione di inabilità o ad un assegno mensile. Chi è affetto da una disabilità come la sordità ha accesso a diversi benefici. Ma quali sono le percentuali riconosciute dalla legge?

Per invalidità si intende una menomazione fisica, psichica o sensoriale tale da minare una serie di attività con risvolti negativi in ambito sociale. Chi è disabile potrebbe essere discriminato in diversi settori, come nel lavoro, nella scuola e nella società. Per fortuna lo Stato impone delle regole atte ad eliminare ogni forma di emarginazione, ma contemporaneamente prevede una serie di sussidi fondamentali per garantire la tutela dei diritti del disabile.
La disabilità può avere diverse forme e colpire gli organi del corpo umano: la sordità rientra fra quei casi di disabilità [1] che potrebbero comportare uno svantaggio sociale. Esistono leggi specifiche che regolano l’accesso ai sussidi previsti dal nostro ordinamento, ma è necessario accertare con referto medico la presenza della patologia.
Per poter usufruire dei vari benefici è necessario che la sordità venga inquadrata in una percentuale determinata, il cui punteggio viene definito in apposite sedi mediche. Queste, a seguito di esami clinici, stabiliscono la gravità della malattia e la possibilità o meno di ottenere l’indennità di comunicazione. Attualmente esiste una tabella che dettagliatamente attribuisce un punteggio fisso in base alla patologia che colpisce l’apparato uditivo, ma solo a partire da una certa soglia è possibile ottenere i sussidi dallo Stato. Vediamo insieme qual è la percentuale di invalidità per la sordità aggiornata negli ultimi anni.

Cosa si intende per sordità

Secondo la legge [2] una persona può essere considerata sorda quando viene accertata una minorazione sensoriale all’apparato uditivo a causa di una sordità congenita (presente fin dalla nascita) o acquisita durante l’età evolutiva. La sordità deve avere avuto come conseguenza una difficoltà di apprendimento del linguaggio parlato e non deve dipendere da fattori psicologici, per causa di guerra, di lavoro o di servizio. In altre parole, la norma in questione pone la sua attenzione sulla sordità congenita e su quella in età evolutiva con il risultato di aver reso faticoso imparare a parlare.
Per dare una definizione dettagliata l’INPS ha cercato di spiegare parola per parola quello che la legge definisce sordità, stabilendo che:

  • la difficoltà di apprendimento del linguaggio parlato significa che la patologia deve aver interferito con i processi che consentono di imparare a parlare. Per far fronte a questa difficoltà diventa necessario l’utilizzo di una protesi per favorire l’apprendimento;
  • l’età evolutiva coincide con il compimento del dodicesimo anno di età. In questo lasso di tempo saranno presi a riferimento gli accertamenti clinici avvenuti prima del superamento dei dodici anni.

Questi dettagli appena delineati ci servono per capire quando la sordità viene riconosciuta a tutti gli effetti come invalidità civile, poiché la legge appena menzionata riconosce l’indennità di comunicazione a tutte quelle persone affette da sordità prima di raggiungere i dodici anni. Successivamente le patologie rientrano nei casi di invalidità civile ed a cambiare non è solo la normativa di riferimento, quanto soprattutto le percentuali per il riconoscimento della pensione di inabilità, per l’assegno mensile e per i vari benefici previsti dall’ordinamento.

Che differenza c’è tra disabilità ed invalidità civile

Per tutti noi disabilità ed invalidità sono la stessa cosa: se una persona è affetta da una malattia, da una menomazione o da qualcosa che impedisce di svolgere le normali attività significa che egli ha un handicap. Eppure per la legge esiste una netta differenza fra disabilità ed invalidità civile. Questa separazione serve, da un lato, a stabilire chi ha diritto a specifici sussidi e chi accede ad altri benefici, dall’altro proprio ad annullare situazioni di discriminazione all’interno della società.
La disabilità è, per la normativa italiana [3], una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, la cui presenza comporta delle difficoltà di apprendimento, di relazione e di integrazione lavorativa. In altri termini la disabilità comporta uno svantaggio rispetto alle persone normodotate, in quanto il disabile affronta con maggiori ostacoli quello che per noi può sembrare semplice.

Anche l’invalidità civile comporta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, ma la patologia ha forti ripercussioni specialmente nell’ambito lavorativo. L’invalido civile è colui che ha una capacità lavorativa ridotta almeno del 33% rispetto ad una persona normale, il che significa che esistono mansioni e settori a cui è impossibile accedere proprio a causa della malattia.
La legge sull’invalidità civile [4] esclude dal novero dei soggetti beneficiari proprio coloro che sono affetti da sordità in età evolutiva: questo significa che, a seconda dell’età di riferimento in cui viene accertato l’insorgere della sordità, una persona sorda è tutelata da leggi differenti che gli riconoscono o l’indennità di comunicazione, o l’invalidità civile.

La sordità è, a tutti gli effetti, una disabilità, ragion per cui rimangono fermi tutti quei benefici riconosciuti ai soggetti portatori di handicap: rientrano quindi le esenzioni e le agevolazioni fiscali, l’accesso alle protesi gratuite, l’inquadramento come categorie protette, ecc.. I benefici variano a seconda del punteggio attribuito dalla commissione medica nel momento in cui si procede alla richiesta dei benefici; al punteggio si associa eventualmente il reddito dichiarato dal soggetto interessato.
Il punteggio medico definisce la percentuale di invalidità per sordità, che secondo le tabelle dell’INPS, è determinata in misura fissa o variabile. Ciò significa che possono essere previsti o meno margini minimi e massimi di punteggio per ciascuna patologia che colpisce l’apparato uditivo, oppure soglie fisse.

Qual è la percentuale di invalidità per sordità

Posto che esiste una differenza fra sordità in età evolutiva e sordità come invalidità civile, non esiste una sola percentuale che stabilisce il livello di affezione. Andando per gradi, tutto dipende dal tipo di patologia alla base della sordità e dal momento in cui essa insorge. Facendo qualche esempio, secondo le tabelle INPS abbiamo che:

  • per un’otite media cronica il punteggio è in misura fissa, pari all’  11% se monolaterale, 20 % se bilaterale;
  • per un’infiammazione cronica che colpisce il timpano (nel gergo medico si parla di timpanosclerosi), la percentuale è del 6% se colpisce un solo orecchio, del 10% se colpisce entrambi;
  • per la perdita di udito compresa fra lo 0 ed i 275 DB la percentuale varia fra 0 e 59%;
  • se la perdita di udito supera i 275 DB, la percentuale si attesta al 65%;
  • per la sordità grave è prevista una percentuale fissa pari all’80%;
  • per le patologie di minore intensità (come la sindrome vertiginosa periferica, l’otosclerosi, ecc.) le percentuali oscillano fra l’11% ed il 40%.

Le persone affette da sordità in età evolutiva possono ottenere un assegno di assistenza o un’indennità di comunicazione. Il riconoscimento dell’uno o dell’altro beneficio dipende dalla gravità della patologia:

  • se la perdita dell’udito è pari o superiore a 75 DB spetta l’assegno di assistenza che varia sulla base del reddito personale. Fino al 2017 l’importo massimo erogato corrispondeva a 279,47 euro riconosciuti per tredici mensilità. Si tratta di una pensione non reversibile;
  • se la perdita di udito è pari o superiore a 60 DB (qualora non si siano compiuti 12 anni), o pari o superiore a 75 DB (se si sono compiuti i 12 anni di età, ma la patologia è stata accertata in precedenza), al soggetto spetta un’indennità di comunicazione il cui ammontare è in misura fissa, pari a 255,79 euro mensili.

Nel momento in cui l’insorgenza della sordità avviene dopo il compimento dei 12 anni, il soggetto che ne è affetto può essere riconosciuto invalido civile ed ha diritto all’assegno mensile e alle altre misure di sostentamento previste dalla legge.

Quali sono le percentuali di invalidità civile

La legge stabilisce come soglia minima il 33% per riconoscere alla persona affetta da una disabilità l’invalidità civile. Al di sotto di questo limite non è possibile parlare di invalidità civile, mentre ben potrebbero applicarsi tutte quelle norme in riferimento alla disabilità.
Il 33% deve fare riferimento alle capacità lavorative: cosa significa tutto questo? Significa che la persona affetta da una malattia deve incontrare difficoltà nello svolgere quel tipo di lavoro. Se una persona normodotata non incontrerebbe alcuno ostacolo nelle mansioni attribuite, un invalido civile si troverebbe a dover affrontare diversi impedimenti, tali da minare il rendimento sul lavoro.
Il 33% non è l’unica percentuale prevista dalla legge. Ne esistono infatti diverse che permettono di accedere ad alcuni benefici in sostituzione dell’assegno mensile e della pensione di inabilità. Vediamo insieme le percentuali di invalidità per sordità più importanti.

  • il 34% consente alla persona di essere riconosciuta a tutti gli effetti come invalido civile ed avere esenzioni per l’acquisto delle protesi. Punteggi inferiori non escludono l’accesso ad altri benefici, che non rientrano fra quelli previsti per l’invalido civile;
  • il 46% di disabilità garantisce l’accesso alla lista delle categorie protette, realizzata con lo scopo di inquadrare a livello lavorativo tutti coloro che presentano una disabilità. Le categorie protette sono utilizzate per l’inserimento nell’ambito del lavoro privato, ma anche in quello pubblico con riserve di posti accantonati per le persone appartenenti a queste liste;
  • il 50% ed il 67% sono le soglie minime previste per ottenere congedi lavorativi ed esenzione ticket. I congedi lavorativi devono essere finalizzati per la cura della propria malattia ma, in contemporanea, devono essere contemplati all’interno dei Contratti Collettivi Nazionali in riferimento a quel settore di lavoro;
  • il 74% è il limite minimo per ottenere l’assegno mensile, mentre il 100% quello per accedere alla pensione di inabilità, a cui potrebbe essere affiancata l’indennità di accompagnamento. Quest’ultima è una misura riconosciuta sia a chi ha un handicap motorio grave, sia a chi soffre di una malattia psicologica che inficia la capacità di intendere e di volere.

Sulla base delle percentuali riconosciute alla sordità e a quelle previste dalla legge per i vari benefici si può riassumere che:

  • le persone affette da sordità per una percentuale inferiore al 33% possono accedere alle deduzioni ed alle detrazioni fiscali. Non sono considerate invalidi civili ma ciò non preclude il riconoscimento della disabilità;
  • chi soffre di una perdita uditiva con il conseguente riconoscimento di un punteggio compreso fra 34% e 65% può ottenere gratuitamente le protesi, essere iscritto alle categorie protette, avere congedi per cure ed essere esente dal pagamento del ticket sanitario;
  • la sordità grave non supera il punteggio di 80%, il che significa che è possibile ottenere l’assegno mensile ma non la pensione di inabilità. Ma se contemporaneamente si è affetti da un altro handicap da cui ne consegue una totale inabilità (del 100%) si avrà diritto alla pensione.

note

[1] Art. 3 l. n. 104 del 05.02.1992

[2] Art. 2 l. n. 95 del 20.02.2006

[3] L. 104 del 05.02.1992

[4] Art. 2 l. n. 118 del 30.03.1971

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