Pensione anticipata quota 100 e 41: ricalcolo contributivo

13 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 giugno 2018



Nuova proposta che penalizza chi ha diritto al calcolo retributivo della pensione e vuole uscire prima dal lavoro con 41 anni di contributi o con la quota 100.

Pensione anticipata quota 100 e quota 41 con penalità, ma non per tutti: secondo una nuova proposta della Lega, difatti, chi sceglierà di collocarsi a riposo con questo nuovo tipo di pensione, in cambio dell’uscita anticipata dal lavoro dovrà accettare il ricalcolo contributivo della pensione a partire dal 1996. Non cambierà nulla, dunque, per i contribuenti cosiddetti misti, che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, e naturalmente anche per coloro che non possiedono contributi alla stessa data, i cosiddetti contributivi puri. La penalizzazione sulla pensione si farà sentire, invece, per chi possiede dai 18 anni di contributi in su al 31 dicembre 1995. Dopo aver ricordato come dovrebbero funzionare questi due nuovi trattamenti pensionistici, cerchiamo allora di fare chiarezza sul ricalcolo contributivo della pensione anticipata quota 100 e 41: come si fa, in quali casi si applica, quali penalizzazioni comporta.

Pensione anticipata quota 100

La cosiddetta pensione anticipata quota 100 consiste nella possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore, è almeno pari a 100.

Possiede la quota 100, ad esempio, chi ha 65 anni di età e 35 anni di contributi, oppure chi ha 60 anni di età e 40 di contributi. I mesi devono essere trasformati in decimali: esemplificando, chi ha 64 anni e 6 mesi di età, ai fini della quota, deve sommare 64,5, chi ha 64 anni e 3 mesi deve sommare 64,25.

La pensione anticipata quota 100 sembrerebbe dunque più vantaggiosa dell’attuale pensione anticipata ordinaria, che ad oggi si può ottenere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (dal 2019, saranno necessari, rispettivamente, 42 anni e 3 mesi di contributi e 43 anni e 3 mesi).

Secondo le attuali proposte, per pensionarsi con la quota 100 sarebbe però necessaria un’età minima di 64 anni ed un minimo di 36 anni di contributi.

Pensione anticipata quota 41

La pensione anticipata quota 41 è un trattamento che, ad oggi, esiste già, ma è riservato ai lavoratori precoci (con almeno 12 mesi di contributi da lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età) appartenenti a particolari categorie (invalidi, caregiver, disoccupati di lungo corso, addetti ai lavori gravosi e usuranti).

Per ottenere questa pensione anticipata sono sufficienti 41 anni di contributi: il termine quota 41 è quindi usato in modo improprio. Secondo le attuali proposte, la pensione quota 41 dovrebbe continuare ad essere pienamente operativa anche dopo l’introduzione della pensione anticipata quota 100, e dovrebbe essere estesa alla generalità dei lavoratori.

Ricalcolo contributivo della pensione quota 100 e quota 41

Dare la possibilità di uscire dal lavoro con la quota 100, o con 41 anni di contributi, ha dei costi non indifferenti. Per coprire le maggiori uscite, è stato dunque proposto di concedere le due pensioni previo ricalcolo contributivo della contribuzione accreditata dal 1996 in poi: in pratica, chi ha diritto al calcolo retributivo sino al 2011 (cioè chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995), se vuole uscire dal lavoro usufruendo di una delle due agevolazioni, dovrebbe rinunciare alla quota retributiva di pensione dal 1996 al 2011, diventando di fatto un “contribuente misto”.

Questo ricalcolo potrebbe avere delle ripercussioni non di poco conto sul trattamento mensile, specie per chi ha una retribuzione pensionabile elevata.

Nessuna conseguenza, invece, ci sarebbe per i cosiddetti contribuenti misti, cioè per coloro che possiedono meno di 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, in quanto per loro le quote di pensione dal 1° gennaio 1996 sono già calcolate col sistema contributivo. Nessuna conseguenza, logicamente, anche per i cosiddetti contributivi puri, cioè per coloro il cui calcolo della pensione è integralmente contributivo, non possedendo accrediti precedenti al 1° gennaio 1996.

Come funziona il calcolo della pensione

Ma come mai il calcolo contributivo della pensione è penalizzante rispetto al calcolo retributivo? Per comprenderlo, bisogna prima capire come funziona il calcolo della pensione.

In termini generali, il calcolo retributivo si basa sulla retribuzione pensionabile media, cioè su una media degli ultimi redditi, o dei redditi più elevati, a seconda della gestione di appartenenza (ogni gestione previdenziale ha un sistema di calcolo differente), rivalutati, e sul numero di settimane di contributi accreditate (o sui mesi, sugli anni, o sulle giornate, sempre a seconda della gestione) in determinati periodi.

Il calcolo contributivo si basa invece sul solo ammontare dei contributi accreditati, rivalutati, e sull’età pensionabile.

Il calcolo contributivo, in ogni caso, non risulta sempre penalizzante: ci sono, ad esempio, delle situazioni in cui la retribuzione pensionabile negli ultimi anni crolla, e fa risultare più conveniente il sistema contributivo rispetto a quello retributivo.

Per gli appartenenti alla generalità delle gestioni Inps, il sistema di calcolo della pensione è:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • solo contributivo, per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per approfondire: Guida al calcolo della pensione

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