Diritto e Fisco | Editoriale

Fraudolento: cosa significa

13 giugno 2018


Fraudolento: cosa significa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 giugno 2018



La parola fraudolento non include solo il significato di frode e truffaldino in senso penale, ma comprende anche tanti altri comportamenti sanzionati però solo da norme del codice civile. In alcuni casi le esagerazioni non vengono punite.

Quando si parla di legge e di illeciti è impossibile non imbattersi nella parola “fraudolento”. Si dice spesso che un comportamento è fraudolento quando tende ad alterare la realtà o a nascondere determinati fatti, quando insomma ha l’intento di frodare un’altra persona o la collettività. Si tratta, però, di una spiegazione riduttiva, almeno nell’interpretazione spostata dal legislatore che ha voluto dare alla parola fraudolento un significato molto più ampio, non legato solo all’orbita penale. Vediamo dunque, più nel dettaglio, cosa significa fraudolento e quando è possibile definire come tale un contratto, una dichiarazione, un comportamento e – perché no – la stessa persona.

L’etimologia della parola fraudolento e il suo attuale significato

Se andiamo a leggere sul vocabolario della lingua italiana scopriamo che la parola fraudolento significa «fatto o ottenuto con la frode; che costituisce frode o tende a frodare».  Si tratta quindi di una condotta truffaldina che, come tale, presuppone la malafede, ossia – per dirla in termini giuridici – il dolo. Tanto è vero che, quando si ha a che fare con il fallimento di un’azienda, si parla di «bancarotta fraudolenta» quando questa è stata determinata dal comportamento volontario e preordinato dell’imprenditore per distinguerla invece da quella colpevole (che non è reato), determinata invece da una cattiva gestione.

Perché un comportamento sia fraudolento non c’è neanche bisogno che la vittima venga tratta in errore, potendo questa ben avvedersi in tempo dell’inganno senza però legittimare l’altrui comportamento.

Che il termine fraudolento evochi il reato di frode è inevitabile attesa la sua stessa origine etimologica: la parola deriva infatti dal latino fraus, frāudis che significa appunto frode. Fermo restando che se l’inganno è di macroscopica evidenza, tanto da non trarre in inganno una persona dotata di media intelligenza, non scatta alcuna conseguenza penale. Tanto per fare un esempio: se una persona si presenta alla cassa e consegna dei soldi falsi con la scritta in bella evidenza “Facsimile” o magari consegna le banconote del Monopoli, non può certo essere considerato un criminale. Il cosiddetto «falso macroscopico» infatti non è punito dalla nostra legge perché a tutti è chiesto un minimo di attenzione. Si tratterà allora di uno scherzo, a prescindere da quelle che erano le intenzioni dell’autore del gesto.

Sintetizzando, l’aggettivo qualificativo «fraudolento» sintetizza il concetto di artificio, bugia, inganno ma anche reticenza di ciò che si sa e che si dovrebbe comunicare.

La frode è un reato?

La frode è sicuramente un reato: fin troppo scontato dirlo. Ma, come vedremo a breve, la parola fraudolento significa molto di più che frode e comprende anche altri comportamenti che non rientrano nell’ambito del penale.

L’articolo 640 del codice penale stabilisce infatti che «chiunque, con artifici o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiustificato profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 a 1032 euro.

Altri significati della parola “fraudolento”

Quando usiamo la parola fraudolento però non dobbiamo riferirci necessariamente a un illecito penale. Può essere fraudolento anche un comportamento vietato dalle norme del diritto privato. Prendiamo ad esempio il caso di una persona che, dopo aver chiesto un prestito a una finanziaria, decida di donare la propria unica casa alla moglie (con cui è in separazione dei beni) oppure di costituire un fondo patrimoniale. Per quanto egli non abbia (almeno al momento) alcuna intenzione di smettere di pagare le rate, il suo comportamento si considera comunque “in frode ai creditori” in quanto è rivolto a sottrarre loro le garanzie patrimoniali su cui potrebbero rivalersi (tramite il pignoramento) in caso di morosità.

Nell’accezione civilistica, quindi, la parola fraudolento non è collegata a un reato ma alla condotta di chi tenta di sottrarsi all’applicazione della legge civile. Anche in questa ipotesi l’azione richiede un dolo, ossia un comportamento cosciente e volontario. Non è classificabile come fraudolenta la condotta semplicemente colpevole.

Ecco perché non è fraudolento il comportamento di chi non paga un debito per impossibilità dovute a colpa o ad incapacità di amministrare le proprie finanze. Si considera invece fraudolente la condotta di chi contrae un’obbligazione già sapendo in origine di non poter adempiere e fa di tutto per nasconderlo alla controparte; in tal caso avremo un vero e proprio reato, quello di insolvenza fraudolenta. Difatti siamo innanzi a una malafede.

Anche in materia di tasse, chi non può versare le imposte non pone una frode né sotto l’aspetto civile, né sotto quello penale. Tuttavia la legge stabilisce il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte in tutti quei casi in cui il contribuente abbia un debito con l’erario di oltre 50 mila euro riferito a Irpef o Iva e ceda i suoi beni – o compia altri artifici – pur di non essere sottoposto a pignoramenti. Invece, dal penale ritorniamo al civile in tutti gli altri casi: si pensi, anche qui, al caso del debitore che intesti il conto corrente al figlio per non farlo bloccare dall’agente della riscossione.

Ci sono altri casi in cui il comportamento fraudolento non rileva ai fini penali ma solo civili. Si pensi al caso di un venditore che, pur sapendo che l’oggetto che sta per vendere è danneggiato, occulti tale circostanza all’acquirente. La sanzione, in questo caso, consiste nella possibilità, per il consumatore, di denunciare il vizio anche dopo due mesi dalla scoperta.

Il dolo nel contratto

A testimoniare il fatto che il concetto di fraudolento, nell’accezione del legislatore, non è collegata solo ad un reato vi è la normativa del codice civile sull’annullamento del contratto per dolo. Il termine «dolo» ha un duplice significato:

  • generalmente indica un comportamento intenzionale diretto a realizzare un fatto non consentito dalla legge;
  • in tema di annullabilità del contratto assume invece il significato di inganno, raggiro volto a viziare il consenso e la volontà dell’altro contraente per convincerlo ad acquistare o comunque a concludere il contratto. Si tratta di un comportamento prossimo alla truffa sebbene di truffa non possa parlarsi.

Il dolo è una causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contanti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contratto.

Ciò significa che il raggiro, per giustificare la richiesta di annullamento, deve essere stato “determinante” ossia indispensabile alla conclusione del contratto. Per esempio se acquisti un computer credendo che sia di una nota marca e poi scopri che è solo un compatibile a cui è stata cambiata l’etichetta puoi ottenere l’annullamento del contratto.

Il dolus bonus

Una delle forme più comuni di atteggiamento fraudolento, che però non è considerato né un illecito civile né un illecito penale, è il cosiddetto dolus bonus. Si tratta delle normali vanterie che il venditore fa della propria merce. «Le mie arance sono le migliori sul mercato», «Non troverai da nessuna parte un parrucchiere più bravo di me», «Da noi si vende solo il miglior pane italiano»: si tratta di iperboli che non possono far cadere in errore il consumatore, il quale pertanto, se insoddisfatto, non può poi dirsi truffato.

Se un ragazzo acquista una crema che, secondo la pubblicità, fa sparire l’acne dal viso; se una persona di 50 anni acquista un trattamento per il cuoio capelluto che, secondo il farmacista, risolve tutti i suoi problemi di caduta di capelli; se una signora acquista una crema che dovrebbe far sparire le smagliature e poi nessuno di questi effetti si verifica, siamo dunque in presenza di un comportamento truffaldino? Secondo la giurisprudenza, no: c’è invece il dolus bonus, cioè una esagerazione sulla qualità dei prodotti o dei servizi forniti talmente eccessiva ed evidente da non potersi considerare un vero e proprio raggiro, idoneo a determinare l’annullamento del contratto.

Diverso è il caso in cui il venditore venda una cosa di qualità nettamente inferiore rispetto a quella promessa o un bene diverso o privo delle caratteristiche necessarie al suo corretto utilizzo. In tal caso non siamo più dinanzi al dolus bonus ma a un illecito civile, sanzionabile però con la richiesta di risoluzione del contratto (ossia lo scioglimento) e l’eventuale risarcimento del danno.

Dire che un comportamento è fraudolento è reato di diffamazione?

Se dovessimo dire, in assemblea di condominio, che l’amministratore ha tenuto un comportamento fraudolento commetteremmo di certo diffamazione. Non invece se definissimo tale un contratto con una assicurazione perché nasconde delle clausole vessatorie. Il diritto di critica non può estrinsecarsi in censure sulla moralità delle persone ma può avere ad oggetto fatti o atti. Anche quando si dice il vero (ad esempio: «l’avvocato mi ha truffato perché, pur sapendo che la causa era persa in partenza, mi ha chiesto la parcella») non si può affermare in pubblico che una persona è truffatrice.

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