Diritto e Fisco | Editoriale

Atto di citazione dopo incidente: paga l’assicurazione?

13 giugno 2018


Atto di citazione dopo incidente: paga l’assicurazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 giugno 2018



Se dopo un incidente stradale hai ricevuto una citazione e ti stai chiedendo il perché e se per i danni pagherà la tua assicurazione o se è necessario che tu ti costituisca in causa, ecco cosa devi sapere.

Qualche giorno fa tua moglie ha fatto un incidente stradale con la tua auto: ha tamponato un’altra macchina che stava davanti a lei e di cui non si è accorta. Nell’immediatezza ha anche firmato il Cid, ossia il modulo di constatazione amichevole, assumendosi la responsabilità dello scontro. Nei giorni successivi sei stato alla tua assicurazione per fare la denuncia di sinistro; convinto che sarebbe stata questa a risarcire i danni all’altro proprietario, te ne sei andato con l’amara consapevolezza che, per i prossimi due anni, dovrai pagare un premio assicurativo più alto. Senonché, dopo qualche mese, ti arriva una raccomandata dal tribunale con dentro un «atto di citazione». In pratica, il titolare dell’altra auto sta chiedendo, sia a te che alla compagnia con cui hai la polizza, il risarcimento dei danni. La cosa ti lascia perplesso e, in verità, ti preoccupa non poco. Cominci così a farti una serie di domande: per l’atto di citazione dopo l’incidente paga l’assicurazione? Perché sono stato “chiamato in giudizio”? Mi devo costituire? Devo andare dall’avvocato? Se questi sono i tuoi dubbi, sto per darti una buona notizia: sei quantomeno capitato sulla pagina giusta per capire perché hai ricevuto un atto giudiziario e come devi comportarti. Ecco quindi i chiarimenti del caso.

Incidenti: indennizzo diretto e risarcimento

Nel momento in cui una persona fa un incidente stradale, per ottenere il risarcimento deve rivolgersi alla propria assicurazione. Questa gli pagherà i danni rivalendosi poi sulla compagnia del responsabile la quale, a sua volta, alzerà la classe di merito al proprio cliente (secondo il meccanismo del bonus/malus). È la cosiddetta procedura dell’indennizzo diretto: in questo modo si evita all’automobilista di rivolgersi a un’assicurazione diversa dalla propria la quale potrebbe far di tutto pur di non pagare o di ritardare la pratica di risarcimento. L’indennizzo diretto non si applica ai sinistri che vedono coinvolte più di due auto (salvo che la responsabilità sia di una sola).

Se il danneggiato non ottiene soddisfazione dalla propria assicurazione perché questa, ad esempio, ritiene incerte le cause del sinistro o non così acclarata l’altrui responsabilità o che i danni sono inferiori a quelli lamentati, la deve citare in giudizio, deve cioè farle causa. Il processo potrà avere ad oggetto l’accertamento del fatto (se l’assicurazione contesta proprio l’esistenza del sinistro), le responsabilità (se l’assicurazione ritiene che il proprio assicurato non abbia ragione) o l’entità dei danni (se l’assicurazione intende pagare di meno).

L’obbligo di citazione del danneggiato

Come spiegato di recente dalla Cassazione [1], il danneggiato ha l’obbligo di convenire in giudizio oltre alla compagnia di assicurazioni, anche il proprietario del veicolo. La legge prevede infatti che l’atto di citazione che dà il via al giudizio civile debba essere notificato anche al proprietario dell’automobile responsabile del sinistro. Non è una semplice “informazione” o comunicazione, ma una vera e propria chiamata in causa. Tale passaggio è obbligatorio: non dipende cioè da una libera scelta dell’automobilista danneggiato il quale, se non citasse il proprietario responsabile insieme alla propria compagnia di assicurazioni, non potrebbe agire neanche nei confronti di quest’ultima per ottenere il risarcimento.

Il proprietario dell’auto, pertanto, deve essere necessariamente convenuto nello stesso processo e la ragione è semplice: l’esito del giudizio avrà indirettamente effetti anche su di lui, potendo alterare la sua classe di merito.

Se il conducente dell’auto è un soggetto diverso dal danneggiato, questi non deve necessariamente essere citato in causa, ma può costituirsi ugualmente a suo piacere.

Che deve fare il proprietario dell’auto quando riceve l’atto di citazione? Sicuramente sarà bene che si confronti sia con il proprio assicuratore che con l’avvocato di fiducia. Tuttavia, in linea generale, possiamo già rassicurarlo: essendo tale citazione un atto dovuto ed avendo questi contratto la polizza sull’assicurazione obbligatoria, all’esito del processo, in caso di condanna, sarà la sua assicurazione a mallevarlo da qualsiasi conseguenza. In pratica, all’esito del processo, se il giudice dovesse rilevare la fondatezza della domanda processuale del danneggiato, condannerà al risarcimento la sua compagnia assicuratrice e non l’automobilista danneggiante. Quest’ultimo, se non si costituisce, non sarà neanche tenuto a versare le spese processuali essendo anche per ciò coperto dalla propria polizza rc auto.

È possibile quindi non costituirsi del tutto? Assolutamente sì; anzi, è proprio quello che succede nella maggior parte dei casi. L’unico rischio per il responsabile è nel caso di incidenti mortali o con più feriti dove l’ammontare dei danni è talmente elevato da superare il massimale contratto al momento della stipula della polizza; in tale ipotesi infatti egli dovrà rispondere col proprio portafogli della differenza dei danni coperti dall’assicurazione.

Il responsabile potrà anche decidere di costituirsi giusto per verificare l’esito della causa, ma è un’attività spesso superflua e per lui inutilmente costosa.

Il valore del Cid

La Cassazione [1] ha affermato anche un altro importante principio in tema di risarcimento del danno da incidente stradale e compilazione del modulo di constatazione amichevole (cosiddetto Cid o Cai). Questo vincola le parti solo se da queste firmato. La firma del conducente, se soggetto diverso dal proprietario, non può vincolare quest’ultimo. Quindi, in tal caso, perché il Cid abbia valore sarà necessario che il titolare del veicolo lo sottoscriva anch’egli. Ciò però non basta per vincolare l’assicurazione. Per evitare infatti le facili frodi alle assicurazioni, si è stabilito che il modulo compilato e firmato da entrambi i proprietari vincola solo questi e non invece l’assicurazione che può sempre dimostrare la contrarietà dei fatti rispetto a quanto rappresentato nel modulo stesso.

Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso.

note

[1] Cass. sent. n 4010/18 del 20.02.2018.

Corte di Cassazione Civile sezione III, sentenza n. 4010 del 20 febbraio 2018

Svolgimento del processo

Autocarrozzeria (Omissis) S.r.l. (già M. C. S.r.l.) ricorre per la cassazione della sentenza del Tribunale di Palermo n. 5668/2014 che, confermando la pronuncia di primo grado resa tra Pa.Fr. conducente del veicolo danneggiato, P.S. proprietaria del veicolo danneggiante e R.G. conducente del veicolo danneggiante, ha condannato il solo R. al risarcimento del danno nei confronti della Pa.. Il Giudice di Pace, confermato dal Tribunale, aveva ritenuto che la ficta confessio determinata dalla mancata presentazione del R. a rendere l’interrogatorio formale, trattandosi nel caso di specie di litisconsorzio facoltativo, non spiegava alcun effetto nei confronti di P. e Alleanza Toro ma soltanto nei confronti del confitente.

Entrambi i giudici di merito hanno precisato che, non essendo il conducente del veicolo assicurato un litisconsorte necessario della compagnia di assicurazioni e/o del proprietario assicurato ma un coobbligato solidale con il proprietario del veicolo, la confessione del conducente stesso, ivi compresa quella resa nel CID, vada liberamente apprezzata dal giudice del merito nei confronti del proprietario del veicolo e dell’assicuratore, mentre faccia piena prova, a norma degli artt. 2733 e 2735 c.c., nei confronti del conducente confitente.

Il Tribunale, confermando la sentenza di primo grado, ha aggiunto che il modulo di constatazione amichevole, sottoscritto da Pa. e R., non era idoneo a dimostrare la veridicità del fatto, sulla base anche della giurisprudenza di questa Corte secondo la quale la relativa dichiarazione confessoria deve essere liberamente apprezzata dal giudice anche nei confronti del proprietario del veicolo, a fortiori per il conducente non proprietario (Cass. U. n. 10311 del 5/5/2006; Cass. 9551/2009).

In parziale accoglimento del secondo motivo di appello, relativo alla quantificazione del risarcimento, il Tribunale ha ritenuto, in adesione alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, che il ristoro dell’esborso affrontato per il ripristino del mezzo, costituendo risarcimento in forma specifica, lasci al giudice il potere di condannare, ai sensi dell’art. 2058 c.c., comma 2, il danneggiante al risarcimento per equivalente a condizione però che non superi il valore economico del bene al momento del sinistro. Sulla base di questi principi ha ridotto la somma dovuta a titolo di risarcimento del danno ad Euro 4.800 già rivalutata, oltre interessi legali, ed ha condannato il R. alle spese nei confronti della Pa. ivi comprese quelle della consulenza, compensando quelle con la Vittoria Assicurazioni.

Avverso la sentenza l’Autocarrozzeria (Omissis) propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. Resiste con controricorso la Vittoria Assicurazioni S.p.A. che presenta altresì ricorso incidentale.

Motivi della decisione

Con l’unico motivo del ricorso principale la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 167 c.p.c., artt. 2697 e 2733 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Violazione del principio della inscindibilità del giudizio di responsabilità.

Il motivo, con il quale si censura, in sostanza, la violazione delle regole sull’onere della prova, è declinato sia con riguardo alla violazione del D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 143, sia con riguardo alla violazione dell’art. 232 c.p.c..

Sotto il primo profilo la ricorrente denuncia la violazione delle regole sulla distribuzione dell’onere della prova, sia con riguardo all’art. 2697 c.c. e art. 2733 c.c., comma 3, sia con riguardo alla norma speciale,

applicabile alla fattispecie, dell’art. 143 Codice delle Assicurazioni che stabilisce una presunzione legale di verità di quanto contenuto nel CID, salvo prova contraria da parte dell’assicuratore.

La sentenza avrebbe violato detta disposizione nella parte in cui non si è fatta carico di esaminare se l’assicuratore avesse fornito la prova contraria in ordine a quanto dichiarato nel CID, in ipotesi di litisconsorzio necessario.

Il motivo è infondato. L’art. 143 del Codice delle Assicurazioni, nella lettura consolidata della giurisprudenza di questa Corte, prevede che nel giudizio promosso dal danneggiato nei confronti dell’assicuratore della responsabilità civile da circolazione stradale, la dichiarazione, avente valore confessorio contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro, per essere opponibile all’assicuratore debba essere resa dal responsabile del danno che sia anche proprietario del veicolo assicurato, caso questo di litisconsorzio necessario. Diversamente accade, come nel caso di specie, quando il conducente del veicolo non sia anche proprietario del mezzo in quanto quest’ultimo è solo litisconsorte facoltativo e la sua dichiarazione non fa stato nei confronti dell’assicuratore ma va liberamente apprezzata dal Giudice (Cass. U. n. 10311/2006; Cass. 3 n. 8214 del 4/4/2013; Cass. 6-3 n. 3875 del 19/02/2014). La sentenza impugnata si è, pertanto, conformata pienamente a detti principi, ritenendo che la dichiarazione resa dal conducente non proprietario, cioè da un coobbligato in solido, non sia opponibile all’assicuratore ma liberamente apprezzabile dal giudice. Peraltro la giurisprudenza di questa Corte ha fatto salvo il potere del giudice del merito, in materia di responsabilità di sinistro stradale, di valutare come preclusa la portata confessoria del cosiddetto CID nell’esistenza di un accertata incompatibilità oggettiva tra il fatto, come descritto in quel documento, e le conseguenze del sinistro come accertato in giudizio. L’incompatibilità logica delle dichiarazioni con la dinamica del sinistro è, secondo questa Corte, un momento antecedente rispetto all’esistenza e alla valutazione della dichiarazione confessoria (Cass. 3, n. 15881 del 25/06/2013). Quanto al secondo profilo, il ricorrente censura l’impugnata sentenza nella parte in cui avrebbe violato l’art. 232 c.p.c., nel non ritenere che la mancata risposta del R. all’interrogatorio formale, sia pur con i limiti della ficta confessio, dovesse essere valutato insieme agli altri elementi di prova per arrivare alla conclusione della fondatezza dell’originaria pretesa dell’attrice. Il motivo, sotto questo secondo profilo, è inammissibile in quanto la censura è di merito.

Ne consegue l’infondatezza dell’unico motivo del ricorso principale. Con un unico motivo di ricorso incidentale la Vittoria Assicurazioni censura la sentenza in relazione al capo che ha sancito l’inammissibilità del suo intervento in giudizio.

Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza in quanto il ricorrente in via incidentale non dichiara dove abbia dato la prova della sua legittimazione nè impugna il capo di sentenza relativo alla mancanza della prova.

Conclusivamente il ricorso principale deve essere rigettato, l’incidentale dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza, le spese possono essere compensate in ragione della reciproca soccombenza. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento a carico, sia del ricorrente principale sia di quello incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile l’incidentale. Compensa le spese del giudizio di legittimità. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei

presupposti per il versamento, a carico sia del ricorrente principale sia di quello incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI