Diritto e Fisco | Editoriale

Quando rubare è lecito

2 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2018



Quando rubare non è reato? Lo stato di necessità si può applicare al furto? Rubare per bisogno è reato?

Rubare è sbagliato: questo si sa; ed è noto anche che rubare è reato. Il furto è una cosa talmente sbagliata che costituisce illecito fin dalla notte dei tempi: anche Mosè, scendendo dal monte Sinai, riportò tra i comandamenti delle sue tavole il precetto «Non rubare». Eppure, nonostante il furto sia condannato da ogni legge, umana e divina, ci sono dei casi in cui rubare non è reato. Con questo articolo spiegheremo quando rubare è lecito.

Furto: cos’è?

Il furto è, con ogni probabilità, il reato più antico del mondo. In passato punito addirittura con il taglio della mano (o delle mani, in caso di recidiva), oggi la pena è molto più blanda: in Italia, chi è sorpreso a rubare viene punito con la reclusione che va da sei mesi a tre anni [1], salvo il ricorrere di circostanze aggravanti. In quest’ultimo caso, le pene salgono fino a sei anni di reclusione [2].

È quasi superfluo descrivere il furto: trattasi della condotta di chi si impossessa di un bene mobile altrui, sottraendolo a chi lo detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri. Commette furto chiunque prende senza permesso una cosa altrui al fine di farla propria, oppure per darla a qualcun altro: rubare per altri è comunque rubare!

Furto: quali caratteristiche?

Il furto è punibile a querela della persona offesa solamente quando non sia aggravato oppure quando sia di lieve entità o cagioni un danno minimo [3]. Il furto è uno dei cosiddetti reati comuni, cioè un reato che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire particolari qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

L’elemento soggettivo del reato è il dolo: chi sottrae un bene ad un altro deve essere consapevole della propria condotta. Se l’impossessamento avvenisse “per caso” (si pensi, ad esempio, a chi, all’uscita da un locale, prenda l’ombrello di un’altra persona anziché il proprio perché identici) non si integrerebbe il furto. Volendo essere ancor più precisi, il dolo deve essere specifico: la norma parla infatti di un preciso scopo che persegue il ladro: quello dell’arricchimento proprio o altrui. Quindi, chi si appropria di una cosa altrui per un fine diverso, non commetterà furto (si immagini chi, per evitare la concorrenza nella vendita, privi il titolare del vicino negozio delle chiavi per entrare).

Stato di necessità: cos’è?

Per capire quando rubare è lecito dobbiamo obbligatoriamente parlare dello stato di necessità. Di cosa si tratta? Lo spieghiamo subito. Il codice penale italiano riconosce alcune scriminanti, cioè alcune circostanze che giustificano la condotta, altrimenti illecita, dell’agente. Tra le cause di giustificazione rientra anche lo stato di necessità: secondo la legge, non è punibile chi commette un reato perché costretto dalla necessità di salvare se stesso o altri da un grave danno alla persona [4].

Lo stato di necessità si configura ogni volta che una persona sia costretta a realizzare una condotta criminosa pur di salvare sé oppure altre persone. Facciamo degli esempi: Tizio, mentre passeggia solo al parco, viene aggredito da alcuni malviventi; scappa e, pur di salvarsi, si infila nella prima autovettura aperta e fugge via. Normalmente, la condotta di Tizio costituirebbe furto: in questo caso, però, non lo è, visto che l’impossessamento dell’auto deriva dal suo bisogno di salvarsi dall’aggressione.

Altro esempio. Caio si trova in un giardino; all’improvviso, a causa di un mozzicone di sigaretta, divampa un incendio. Caio, per mettere al sicuro sé e le altre persone, sfonda la porta di casa del vicino per trovare riparo.

Ultimo esempio limite. Sempronio e Mevio stanno annegando; c’è un’unica tavola di legno, adatta a sopportare il peso di una sola persona. Se Sempronio allontana Mevio dalla tavola, condannandolo di fatto alla morte, non risponderà di omicidio perché costrettovi dalla necessità di salvarsi.

Stato di necessità: quando rubare è lecito?

È ora chiaro, quindi, che rubare è lecito quando il furto sia giustificato dallo stato di necessità. Il problema, però, è che i casi in cui rubare implichi la necessità di salvare se stesso o altri da un grave danno alla persona sono rari e, soprattutto, ancor più raramente sono riconosciuti dalla giurisprudenza.

La Corte Cassazione in particolare è molto rigorosa nell’ammettere il furto per stato di necessità: si pensi al ladro che ruba dei prodotti al supermercato. La Suprema Corte ha ritenuto di condannare anche un furto di generi alimentari per un valore di 14 euro [5]. Secondo i giudici, per parlare di stato di necessità, e quindi di giustificazione per il furto, non è sufficiente il fatto che i beni sottratti siano di natura alimentare, anche perché si tratta di merce dal valore non sempre infimo.

Stessa cosa è avvenuto per il furto di energia elettrica; anche in questo caso la giurisprudenza non è incline a riconoscere la prevalenza della causa di giustificazione sul fatto delittuoso. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, la sottrazione di energia elettrica da una plafoniera condominiale costituisce furto aggravato se, in alternativa al delitto, si sarebbe potuto chiedere aiuto all’assistenza sociale [6]. Il caso riguardava una donna che, perso il lavoro, era rimasta sola con i propri figli. La Corte ha negato l’applicazione della causa di giustificazione non ravvisando un pericolo grave e imminente, in quanto la donna poteva usare le bombole a gas per la cottura dei cibi e, essendo primavera, l’impianto di riscaldamento non era necessario.

Secondo la Suprema Corte, l’Italia rientra tra i cosiddetti Welfare states, cioè tra quegli Stati che assicura ai propri cittadini non soltanto i diritti civili e politici ma anche quelli sociali. L’ordinamento italiano mette a disposizione dei meno abbienti una serie di servizi e strutture cui ci si può rivolgere per ottenere le prestazioni essenziali a vivere dignitosamente (si pensi alle agevolazioni fiscali, a quelle sui ticket sanitari o, appunto, sulla bolletta elettrica). Alla luce di tali argomentazioni, la Corte di Cassazione ha ritenuto non necessaria la condotta consistente nell’appropriarsi dell’energia elettrica mediante l’allaccio all’illuminazione condominiale.

In senso diverso si è espressa qualche anno fa la Corte di Cassazione in merito all’occupazione abusiva di un alloggio dell’Istituto Autonomo Case Popolari: il diritto all’abitazione rientra tra quelli primari tutelati dalla Costituzione e, pertanto, l’occupazione arbitraria di un appartamento di proprietà delle cosiddette “case popolari” è stata giustificata dalle condizioni disperate in cui versavano una giovane donna e la sua figlioletta [7].

Ancora più rigorosa un’altra pronuncia della Suprema Corte, con la quale è stata esclusa a priori la possibilità di applicare l’esimente dello stato di necessità a reati provocati da uno stato di indigenza connesso alla situazione socio-economica [8].

Invece, molto più comprensiva si è dimostrata la Corte di Cassazione nel caso che ha visto come protagonista un senzatetto che ha rubato in un supermercato due confezioni di formaggio e una di wurstel, per un valore pari a quattro euro. In questa circostanza, i giudici hanno ritenuto che il fatto non costituisse reato in quanto scriminato dallo stato di necessità: il clochard avrebbe infatti agito per far fronte ad una immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi [9].

Rubare non è reato: quando?

In sintesi, possiamo dire che rubare non è reato solamente quando vi è davvero un’esigenza vitale di commettere il furto. Normalmente, i giudici non riconoscono l’applicabilità dello stato di necessità al furto, visto che sono rarissimi i casi in cui la persona o ruba oppure subisce un grave pregiudizio alla propria salute (perfino la morte).

Molto più plausibile, invece, è che il furto sia scusato ogni volta che il pericolo per la propria (o altrui) vita sia immediatamente percepibile: è il caso di chi rubi un’automobile per sfuggire a un malvivente, o di chi sottragga un bene altrui per difendersi da un’aggressione.

note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 625 cod. pen.

[3] Art. 626 cod. pen.

[4] Art. 54 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 10094/18.

[6] Cass., sent. n. 37930 del 28.07.2017.

[7] Cass., sent. n. 35580 del 27.06.2007.

[8] Cass., sent. n. 26143 del 26.07.2006.

[9] Cass., sent. n. 18248 del 02.05.2016.

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4 Commenti

  1. L’ elasticità applicata al reato di furto favorisce il proliferare di detto reato. La pena prevista è irrisoria e spesso non prevede il carcere. Va inoltre considerato che chi patisce il reato di furto semplice non ha possibilità di adire alla legittima difesa in quanto qualora creasse danni fisici al ladro partirebbe l’ onta del risarcimento che potrebbe essere superiore al danno del furto patito.

  2. Pur non ammettendo assolutamente il “Furto Diffuso e/o Permesso”, l’affermazione della Suprema Corte, secondo la quale: “l’Italia rientra tra i cosiddetti Welfare States”, mi pare alquanto idealistica et formale, ovvero a “futura memoria”! In tal senso, auguro solo un miglioramento concreto che mostri effetti tangibili, come avviene nei veri Paesi economicamente et socio-politicamente sviluppati, c.d.: “Welfare States” (quali: Olanda, Svezia, Germania, Finlandia etc…. seguiti in minor misura da Francia, GB etc.). Certo, forse sarebbe utile che tanti leader nazionali, inclusi i membri delle “Corti Supreme”, provassero sulla loro pelle/vita quotidiana la “serie di servizi e strutture cui ci si può rivolgere per ottenere le prestazioni essenziali a vivere dignitosamente” OFFERTE dall’ordinamento italiano ai meno abbienti… Grazie!

  3. Salve. Beh, mi pare giusto, logico ed umano non punire chi ruba per necessità. Certo, bisogna essere sicuri perché c’è chi “recita” benissimo per sfuggire alla legge e, quindi, ad una giusta punizione. Stà alla nostra coscienza stabilire ed individuare la cosa giusta da fare. Ciao a tutti. Franco.

  4. una cosa si domanda ma non si ruba, io darei 10 anni di lavori forzati nel frattempo mangi ma soprattutto impari a lavorare

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