HOME Articoli

Le Guide Ingiunzione fiscale: cos’è

Le Guide Pubblicato il 4 luglio 2018

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 4 luglio 2018

Ingiunzione fiscale notificata dal Comune o da società di riscossione privata per tributi locali e multe: cos’è e come difendersi.

Tributi locali (Imu, Ici, Tasi, Tarsu ecc.), multe e altre entrate patrimoniali locali non pagate. Cosa può fare il Comune per recuperare le somme dovute? L’ente locale può scegliere di affidare la riscossione all’Agenzia delle Entrate Riscossione, previa iscrizione a ruolo e notifica della cartella di pagamento, oppure adottare un’ingiunzione fiscale.

L’ingiunzione fiscale è un istituto risalente al 1910 ma molto utilizzato dagli enti locali poiché caratterizzato dalla snellezza della procedura di recupero del credito che consente, in caso di morosità persistente, di agire esecutivamente in modo rapido, senza dover prima iscrivere a ruolo gli importi dovuti.

L’ingiunzione fiscale può essere adottata direttamente dai Comuni, quali enti creditori, oppure dai soggetti affidatari del recupero delle entrate patrimoniali (società private ed enti abilitati alla riscossione di entrate patrimoniali, iscritti in apposito albo ministeriale).

Vediamo nel dettaglio cos’è l’ingiunzione fiscale, come funziona il procedimento e come opporsi in caso di illegittimità della richiesta di pagamento.

Ingiunzione fiscale: titolo esecutivo o precetto?

L’ingiunzione fiscale consiste in un atto di natura complessa, atto amministrativo e titolo esecutivo, per mezzo del quale l’amministrazione accerta il credito (tassa, multa ecc.), con eventuali interessi e sanzioni, e intima il pagamento entro 30 giorni della somma dovuta, sotto pena di esecuzione forzata.

Si tratta sostanzialmente di un ordine di pagamento: se il debitore non paga, l’amministrazione (o il concessionario al quale ha affidato il recupero del credito) può agire esecutivamente (per esempio con il pignoramento dello stipendio o del conto corrente).

L’ingiunzione fiscale, a differenza della cartella di pagamento, non deve essere preceduta dall’iscrizione a ruolo delle somme intimate [1]. Si applicano tuttavia alcune disposizioni proprie del procedimento di riscossione mediante ruolo (per esempio con riguardo alle regole di notifica). Si applicano in ogni caso i principi generali posti a tutela del rapporto tra Amministrazione e cittadino (principio di trasparenza, diritto di difesa, obbligo di motivazione).

Secondo la giurisprudenza, l’ingiunzione fiscale è espressione del potere di auto-accertamento e di autotutela della Pubblica Amministrazione, con natura giuridica di atto amministrativo che cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, legittimando, in caso di mancato pagamento, la riscossione coattiva mediante pignoramento dei beni del debitore.

In questo senso l’ ingiunzione fiscale rappresenta un procedimento speciale, derogatorio rispetto all’ordinaria procedura di ingiunzione, che combina in sé gli strumenti del decreto ingiuntivo e del precetto e presuppone l’auto-accertamento del tributo o della sanzione amministrativa da parte dell’Ente pubblico, titolare di uno specifico potere impositivo [2].

Ingiunzione fiscale: chi può adottarla?

L’ingiunzione fiscale prevede una procedura speciale ed eccezionale che, in quanto tale, non può essere applicata a soggetti diversi e ulteriori rispetto a quelli specificamente individuati dalla legge e cioè lo Stato, alcuni Fondi ed Enti Territoriali, e altri enti pubblici, successivamente istituiti, indicati in leggi speciali, con esclusione delle società, anche quelle a partecipazione pubblica, a causa della loro natura privatistica.

Per le società private è ammessa la possibilità di ricorrere all’ingiunzione fiscale solo dietro espressa autorizzazione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Presso il Ministero delle finanze è infatti istituito l’albo dei soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni.

Le società miste, aventi capitale sociale integralmente pubblico e incaricate in via esclusiva di gestire il servizio pubblico, sono soggetti distinti dallo Stato e dagli Enti Pubblici e sono prive del potere di auto-accertamento dei tributi e non possono pertanto utilizzare il procedimento di ingiunzione fiscale [3].

Ingiunzione fiscale: notifica

La giurisprudenza si è spesso interrogata sulla corretta modalità di notifica dell’ingiunzione fiscale, dal momento che questa potrebbe essere assimilata più ad un atto giudiziario che a un atto amministrativo (quale è invece la cartella di pagamento).

Secondo la Cassazione [4] l’ingunzione fiscale può essere notificata tramite ufficiale giudiziario o messo notificatore, ma anche direttamente dal Comune creditore o dal concessionario a mezzo posta.

Nel caso di notifica a mezzo posta, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica in ordine alla persona cui è consegnato il plico, dovendo l’atto, pervenuto all’indirizzo del destinatario, ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, senza che occorra l’ulteriore adempimento della raccomandata informativa.

Alla notifica dell’ingiunzione fiscale si applicano le stesse norme della notifica previste per la cartella esattoriale, di cui svolge la medesima funzione [5]. Secondo la Cassazione, mentre la disciplina relativa alla riscossione attuata mediante ruolo ha avuto una evoluzione significativa e positiva, anche sul piano delle maggiori garanzie apprestate per il contribuente, la normativa del 1910 sulle ingiunzioni fiscali è rimasta sempre la stessa per cui esiste la necessità di una interpretazione che valga a raccordare le norme emanate in un tempo molto lontano ed in un contesto storico e giuridico molto diverso ai principi fondamentali nuovi, espressi soprattutto con riferimento a strumenti di tutela prima non previsti.

Dal momento che le cartelle possono ormai essere validamente notificate a mezzo posta, purché con raccomandata a/r di Poste Italiane, possono esserlo anche le ingiunzioni fiscali.

Ingiunzione fiscale: prescrizione

L’ingiunzione fiscale è soggetta ai termini di prescrizione propri del credito per il quale è stata emessa. Si applica, dunque, la stessa regola prevista per le cartelle esattoriali, in quanto, trattandosi di atti amministrativi, non è possibile affermare la prescrizione decennale propria delle sentenze e dei decreti ingiuntivi divenuti definitivi. Ciò neppure qualora l’ingiunzione non sia mai stata impugnata.

Se, per esempio, l’ingiunzione fiscale ha ad oggetto multe o tributi locali, il termine di prescrizione è quinquennale. Se sono decorsi più di cinque anni dalla notifica dell’ingiunzione, non è possibile agire con l’esecuzione forzata nei confronti del contribuente.

L’ingiunzione è un atto interruttivo della prescrizione: ciò vuol dire che una volta notificata, ricomincia a decorrere il termine di prescrizione del credito ad essa sotteso.

Ingiunzione fiscale: opposizione

L’ingiunzione fiscale, qualora illegittima perché per esempio recante un’imposta non dovuta o una multa già pagata, può essere opposta dinanzi al giudice.

Il giudizio di opposizione è un giudizio di accertamento dell’illegittimità della pretesa fatta valere con l’ingiunzione. Più precisamente si tratta un giudizio di cognizione volto a contestare il diritto di procedere ad esecuzione forzata ed a ottenere un accertamento negativo della pretesa fatta valere dalla Pubblica Amministrazione.

L’onere della prova è così suddiviso: il debitore opponente assume la veste di attore solo in senso formale, ma non in senso sostanziale, perché tutti gli elementi dell’obbligazione tributaria (o amministrativa nel caso delle multe), compresa la riferibilità della medesima al contribuente, vanno allegati e provati dall’amministrazione. Dunque, l’opponente ha solo l’onere di allegare e dimostrare gli eventuali fatti impeditivi, modificativi o estintivi dell’obbligazione stessa (per esempio avvenuto pagamento, prescrizione, decadenza, errore di calcolo ecc.) [6].

La legge [7] prevede che le controversie in materia di opposizione all’ingiunzione per il pagamento delle entrate patrimoniali degli enti pubblici sono regolate dal rito ordinario di cognizione. Ciò vuol dire che il giudizio si instaura con atto di citazione, secondo le regole previste dal codice di procedura civile, e prosegue con la fase istruttoria e quella decisionale.

Il giudice, su richiesta della parte, può sospendere l’efficacia esecutiva dell’ingiunzione in attesa dell’accertamento della legittimità della pretesa.

Dato che l’ingiunzione fiscale può avere ad oggetto tanto crediti tributari (Imu, Tasi ecc.) quanto multe e altre entrate patrimoniali, occorre distinguere i termini di opposizione e il giudice competente.

Opposizione ingiunzione fiscale: termini

Il termine entro il quale occorre agire per contestare l’ingiunzione fiscale decorre dalla data di notifica della stessa ed è di:

  • 60 giorni se l’ingiunzione ha ad oggetto crediti tributari (per esempio Imu e Tasi); in questo caso l’opposizione si introduce con ricorso alla Commissione tributaria competente;
  • 30 giorni in tutti gli altri casi; l’opposizione si introduce con citazione dinanzi al Giudice di Pace o al Tribunale, in base ai criteri competenza per materia e per valore.

È stato definitivamente superato il dettato normativo che prevede l’impugnazione con ricorso entro 30 giorni dalla notifica; qualora l’ingiunzione abbia ad oggetto tributi, devono infatti applicarsi necessariamente le regole del processo tributario, in base alle quali l’impugnabilità degli atti impositivi di accertamento e di riscossione è ammessa entro 60 giorni dalla notifica.

Opposizione ingiunzione fiscale: giudice competente

Il giudice (Giudice ordinario o Commissione Tributaria) terriorialmente competente per l’opposizione non è quello di residenza del debitore, bensì quello del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso l’ingiunzione fiscale.

Può accadere tuttavia che l’ente impositore non provveda direttamente alla riscossione delle sue entrate patrimoniali, ma la appalti a terzi. In questa seconda ipotesi, la Cassazione ha chiarito che è competente il giudice del luogo ove ha sede il concessionario per la riscossione, e non l’ente impositore [8].

E se il concessionario ha più sedi? È competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha materialmente predisposto e notificato l’ingiunzione fiscale.

note

[1] Cass. sent. n. 18490/2016.

[2] Trib. Milano, sent. n. 12513/2016.

[3] Trib. Milano, sent. n. 12235/2016.

[4] Cass. sent. n. 2912/2017

[5] Cass. Sez. Unite, sent. n. 10958/2005.

[6] Cass. sent. n. 14051/2006.

[7] Art. 32 D.Lgs. 150/2011.

[8] Cass. ord. n. 23110/2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI