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Editoriali È reato portare il cellulare a cinema

Editoriali Pubblicato il 8 gennaio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 8 gennaio 2013

E’ la legge a vietare di introdurre cellulari al cinema: la violazione costituisce reato?

Vi preghiamo di spegnere i vostri telefoni cellulari e vi auguriamo una buona visione”.

In realtà, quell’invito sentito a teatro – e talvolta al cinema – non è una regola di buona educazione, per evitare di disturbare gli altri spettatori. Né tantomeno si tratta di una semplice preghiera. È invece un obbligo categorico. Diversamente, potrebbe scattare un procedimento penale per un vero e proprio reato.

La legge in questione, che ovviamente è ancora in vigore, risale al 2006 [1] ed è stata la diretta conseguenza dell’ingresso sul mercato dei telefonini e delle telecamere di ultima generazione, ultra precise, in grado di effettuare riproduzioni video di interi film e spettacoli. Il fenomeno si chiama Camcording, ossia la registrazione abusiva dei film proiettati nelle sale cinematografiche.

La norma recita testualmente: “È vietato introdurre, installare o comunque utilizzare abusivamente nei luoghi di pubblico spettacolo, dispositivi od apparati che consentono la registrazione, la riproduzione, la trasmissione o comunque la fissazione su supporto audio, video od audiovideo, in tutto od in parte, delle opere dell’ingegno che vengono ivi realizzate o diffuse”.

Ovviamente, si tratta di una di quelle disposizioni di portata talmente penetrante da rendersi inattuabile (come dire: “chi troppo vuole, nulla stringe”). Difficile infatti che un cinematografo sia dotato di un servizio di “custodia” dei cellulari fuori dalla sala. Ancor più improbabile è immaginare un italiano che non porti con sé l’amato smartphone quando esce di casa.

E allora che ne è della legge?

Non preoccupatevi per lei. L’Italia ha costruito, nel suo costume popolare, accanto alla categoria dei divieti e delle facoltà, quella dei “divieti relativi”. Non li troverete mai in un libro di diritto, ma ne avrete un’idea parlando, per esempio, con una autorità. È il “veramente non si potrebbe, ma chiudiamo un occhio”. Se così non fosse, non ci sarebbe bisogno di scrivere, in alcuni avvisi, “è severamente vietato”. Il che dimostra che il semplice divieto, senza il rafforzativo, non è mai preso in considerazione.

Una volta sono stato in un pittoresco paesino della Sicilia. Cercando parcheggio per visitare le rovine di un castello, mi sono rivolto ad un vigile e gli ho chiesto se potevo portare l’auto sin sopra la collina. Lui mi ha risposto: “Sarebbe divieto di transito, ma pur volendo non troverebbe comunque posto libero”…

E così sia.

note

[1] art. 85bis del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.


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