Diritto e Fisco | Editoriale

La mancata prescrizione della amniocentesi

6 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 luglio 2018



La responsabilità del medico ed il risarcimento del danno in caso di mancata prescrizione della amniocentesi.

Quante volte abbiamo sentito parlare della amniocentesi come di un esame importante, seppure un po’ pericoloso, a cui viene sottoposto il feto quando una donna è incinta. Nel corso di una gravidanza ciascuna donna viene tenuta costantemente sotto controllo attraverso numerosissimi esami finalizzati a monitorare le condizioni generali del corpo femminile e del feto, entrambi in trasformazione. Gli organi della donna si spostano per fare spazio al bambino ed il feto inizia a trarre nutrimento dalla madre, attraverso il cordone ombelicale. Tra i vari esami il ginecologo, quasi sempre, consiglia la amniocentesi. Il quesito a cui cercheremo di rispondere in questo articolo è cosa accade in casa di mancata prescrizione della amniocentesi da parte del medico. Vediamo insieme se e quando il ginecologo di fiducia è responsabile della nascita di un bimbo malato a seguito della mancata prescrizione della amniocentesi.

Cos’è la amniocentesi?

L’amniocentesi è un esame che si esegue durante la gravidanza, in particolare nei casi più delicati in cui occorre verificare lo stato di salute del feto: si consiglia quando in famiglia vi sono malattie ereditarie, quando il feto mostra (nelle ecografie) dei segnali di sofferenza o, la maggior parte delle volte, quando l’età della donna è particolarmente matura e tale da rendere preoccupante la gravidanza e/o possibile (anche in minima percentuale) il concepimento di un bambino malato. Si tratta di un esame delicato che viene eseguito attraverso una puntura: con un ago, che trapassa la parete dell’addome e quella dell’utero, si arriva al sacco amniotico dal quale si aspira una piccola quantità del liquido in cui è immerso il feto. Nel liquido galleggiano cellule desquamate cutanee e mucose che provengono dal feto e dalle quali è possibile, quindi, individuare le eventuali anomalie cromosomiche responsabili di malattie ereditarie o di malformazioni.

L’amniocentesi viene effettuata verso la sedicesima settimana di gravidanza e, purtroppo, è un po’ pericolosa perché va ad incidere sull’embrione e, per tale ragione, seppure solo in un caso su cento, provoca un aborto spontaneo. Anche se oggi l’amniocentesi, grazie al monitoraggio ecografico, è ritenuta, sempre di più, un esame sicuro, deve essere eseguito soltanto in caso di necessità.

 L’obbligo di informazione

Quando si ha a che fare con la salute, ciascun medico ha, nei confronti del proprio paziente, un dovere di informazione, ovvero l’obbligo di dirgli sempre la verità sui rischi connessi ad un intervento a cui deve essere sottoposto o anche soltanto alle cure che vuole praticargli. Il medico ha il dovere di informare adeguatamente il paziente della diagnosi della malattia, dei possibili trattamenti terapeutici, oltre che dei rischi e dei benefici conseguenti al percorso terapeutico proposto. Quest’obbligo del medico trova la sua contropartita (cioè l’altra faccia della medaglia) nel diritto del paziente ad essere consapevole (di cure e/o di interventi previsti per lui) e decidere in totale autonomia cosa fare (si parla del potere di autodeterminazione).

Alla luce di quello che abbiamo appena detto, due sono le variabili.

  1. Se il medico ti dice che c’è la possibilità di effettuare l’amniocentesi per analizzare in maniera precisa lo stato di salute del feto, ma ti precisa che si tratta di un esame delicato che comporta dei rischi, tu potrai decidere serenamente se sottoporti o meno all’esame: si dice che potrai autodeterminarti.
  2. In caso contrario, se cioè il medico non ti parla proprio della possibilità di effettuare l’amniocentesi, in quanto la ritiene pericolosa, avrà scelto lui per te. In questo caso, naturalmente, il medico dovrà assumersi la responsabilità della sua decisione qualora, a causa della omessa prescrizione della amniocentesi, il bambino nasca con problemi di salute che (se conosciuti prima) si sarebbero potuti risolvere o che avrebbero indotto i genitori (sapendolo in tempo) ad interrompere la gravidanza.

Il paziente è l’unico soggetto a cui spetta la decisione di effettuare o meno un esame, un trattamento o qualsiasi altra cosa tanto delicata come quella di cui stiamo parlando. In caso di mancata informazione, il medico è responsabile civilmente e dovrà risarcire i danni conseguenti a tale omissione.

La mancata prescrizione della amniocentesi

Il ginecologo non ha prescritto la amniocentesi e, quando è nato il bambino, la neo mamma ha appreso che, purtroppo, aveva la sindrome di down: che responsabilità ha il medico? I genitori possono chiedere un risarcimento per i danni morali e materiali (ovvero legati alla salute psico- fisica) che hanno subito?

La Cassazione si è pronunciata su questo tema sostenendo che il medico che non informa la donna incinta della possibilità di effettuare l’amniocentesi per sapere (prima della nascita) se il feto ha delle malattie genetiche è sempre responsabile e dovrà risarcirle i danni subiti [1]. Infatti, il ginecologo che non rappresenti la possibilità di effettuare l’esame o che ometta di prescrivere l’amniocentesi, priva il genitore della opportunità di scegliere se interrompere o meno la gravidanza e, di fatto, lo priva della consapevolezza di avere in grembo un feto affetto da sindrome di down.

La rassicurazione del ginecologo di fiducia circa la inutilità dell’amniocentesi potrebbe addirittura indurre la donna gravida a rifiutare di farla, qualora altri medici dovessero consigliargliela: ragione per la quale la Cassazione ritiene che il ginecologo che non prescrive l’amniocentesi sia responsabile per i danni subiti dalla donna che partorisce un bambino malato, anche se la donna si è rifiutata di sottoporsi all’esame (consigliatole da un soggetto terzo), perchè rassicurata dal suo medico di fiducia circa l’inutilità della indagine. Il principio di diritto è che esiste, in capo alla gestante, il diritto a conoscere tempestivamente lo stato di salute del feto, in modo da decidere di interrompere la gravidanza o, comunque, di avere il tempo (nei successivi mesi di gravidanza) di abituarsi e prepararsi, anche psicologicamente, alla eventuale condizione patologica del nascituro; la lesione del predetto diritto viene definita come perdita di chance ascrivibile all’inadempimento informativo del medico.

Il risarcimento del danno

Il danno conseguente alla nascita di un bambino malato (causata dalla omessa prescrizione della amniocentesi da parte del ginecologo) non può essere quantificato in astratto, e nemmeno attraverso un ristoro forfettario, ma deve essere liquidato dal giudice caso per caso secondo un criterio di personalizzazione.

Il risarcimento alla persona deve essere integrale, essendo compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio subito a causa della omissione del medico, le circostanze specifiche che hanno determinato la nascita del feto e le conseguenze che l’evento inaspettato ha creato nella vita dei genitori. La valutazione, infatti, va effettuata proprio in relazione alle abitudini di vita dei soggetti danneggiati, escludendo ogni meccanismo automatico di liquidazione. Ogni donna, dunque, potrà ottenere un risarcimento diverso a seconda del caso concreto.

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