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Lo sai che? Si può donare l’eredità senza rispettare la prelazione?

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2018

Il diritto di prelazione che spetta nel caso di alienazione della quota di eredità spetta anche quando il coerede intende donare la propria quota e non venderla? Il diritto di prelazione si applica solo nel caso di vendita della quota di eredità o anche alla donazione?

Da poco tempo è deceduto tuo padre. Tu e tuo fratello siete gli eredi universali e, tra i vari beni che ora dovete dividere, ci sono un paio di immobili. Ma non è questa la tua intenzione. Prima di ciò vorresti infatti donare la tua quota di eredità a tuo figlio per anticipare il momento in cui, alla tua morte, questi ne diverrà comunque proprietario. L’altro coerede però si oppone. A suo avviso, la cessione della quota di eredità è efficace nei suoi confronti solo se prima gli è stato garantito il diritto di prelazione previsto dalla legge. È davvero così? Si può donare l’eredità senza rispettare la prelazione? Ecco cosa prevede, a proposito, la legge.

 Il diritto di prelazione dei coeredi

Il codice civile [1] stabilisce quello che viene chiamato diritto di prelazione (i tecnici del diritto lo chiamano anche retratto successorio). In pratica, il coerede che vuol alienare a un estraneo la sua quota di eredità, o parte di essa, deve dare precedenza agli altri coeredi che manifestino l’intenzione di acquistarla. Li deve, cioè, preferire al terzo estraneo. Questo per evitare che soggetti privi di alcun legame di parentela con il defunto possano “intromettersi” nella proprietà dei beni familiari. A tal fine, chi intende cedere la quota deve notificare la proposta di vendita, con l’indicazione del prezzo, agli altri coeredi. Il diritto di prelazione va esercitato entro due mesi da tale notifica. Se manca tale comunicazione, i coeredi possono rivalersi contro l’acquirente nei cui confronti possono rivolgersi per riscattare la quota. E se questi ha, a sua volta, venduto la quota, i coeredi possono aggredire anche il nuovo acquirente.

Il diritto di prelazione non spetta invece in caso di alienazione di singoli beni.

La comunicazione di vendita può essere fatta in qualsiasi modo, non necessariamente con una raccomandata, né tantomeno con l’ufficiale giudiziario. Si ritiene possa avvenire anche oralmente, purché non abbia ad oggetto beni immobili.

Il diritto di prelazione spetta solo nel caso di cessione della quota a un «estraneo», intendendosi per tale qualunque soggetto che non è un coerede, anche se legato ai coeredi da vincoli di parentela. La prelazione non spetta però se la cessione viene fatta al coniuge di uno dei coeredi con questi sposato in regime di comunione dei beni (difatti, in tal caso, il 50% della proprietà entra automaticamente nella comunione e, quindi, va anche al coniuge coerede). Sul punto leggi il recente chiarimento della Cassazione che abbiamo riportato nell’articolo Eredità: si può vendere al coniuge di un altro erede?.

La prelazione vale solo per la vendita o anche per la donazione della quota di eredità?

Dobbiamo ora stabilire se il diritto di prelazione si applica solo nel caso di vendita della quota di eredità o anche alla donazione. Per rispondere correttamente alla domanda bisogna leggere con attenzione ciò che dice la norma del codice civile prima citata. Essa stabilisce che il diritto di prelazione scatta nei casi di «alienazione a un estraneo della quota di eredità o parte di essa». Ebbene, il concetto di alienazione richiama, in questo caso, solo la vendita e non la donazione. Risultato: si può donare la quota ereditaria senza dover rispettare il diritto di prelazione degli altri coeredi.

Questa considerazione potrebbe però consentire di aggirare la norma simulando una donazione quando, in realtà, le parti stanno firmando una vendita. Ad esempio, immaginiamo che un coerede, volendo agevolare un proprio parente rispetto agli altri coeredi, intenda vendere a questi piuttosto che agli altri la propria quota, eludendo l’altrui diritto di prelazione; per fare ciò firma una donazione e, con un successivo contratto, giustifica il passaggio di denaro quale corrispettivo per la cessione. La donazione andrebbe comunque effettuata sempre davanti al notaio e alla presenza di due testimoni. La difficoltà per le parti che vogliano simulare la donazione potrebbe sorgere nel momento in cui dovranno giustificare il passaggio di denaro dal finto donatario al finto donante: come giustificarlo agli occhi del fisco? Ed in ogni caso, anche qualora una giustificazione dovesse essere trovata, gli eredi potranno sempre far valere la simulazione agendo entro dieci anni dalla stipula della donazione.


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