Diritto e Fisco | Editoriale

Detrazioni per familiari a carico. Quando si possono ottenere

15 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2018



Dal primo gennaio 2017 hanno preso il via le verifiche dell’Agenzia delle entrate sulle detrazioni dichiarate dai contribuenti. Vediamo dunque in quali casi è possibile avvalersene.

Deduzioni e detrazioni, si sa, sono una giungla difficile da districare, anche perché spesso la loro applicazione dipende dall’esistenza o meno di particolari requisiti (non solo economici). Vediamo, in particolare, in quali casi è possibile beneficiare delle detrazioni per familiari a carico.

Cos’è la detrazione

Mentre la deduzione comporta una riduzione del reddito imponibile, ossia del valore monetario sul quale, attraverso l’applicazione di un’aliquota variabile caso per caso, viene calcolata l’imposta da pagare (per esempio l’Irpef), la detrazione, invece, incide direttamente sull’imposta. Dunque, se l’imponibile è pari a 20.000 euro, a tale somma si applicherà l’aliquota del 27%, con il risultato che l’imposta da versare sarà di 5.400 euro. Ma se il contribuente ha sostenuto, durante l’anno di riferimento, spese detraibili nella misura di 2.000 euro, l’imposta da pagare non sarà più di 5.400 euro, bensì di 3.400 euro (5.400-2000).

Cosa si intende per familiari a carico

Sotto il profilo fiscale si considerano familiari a carico:

  • il coniuge (purché non separato)
  • i figli naturali, adottati, affidati o affiliati
  • i cosiddetti “altri familiari”, sempre che convivano con il contribuente o che beneficino di assegni alimentari da lui versati. Di tale categoria fanno parte:
    1. il coniuge separato legalmente
    2. i nipoti
    3. i genitori (compresi quelli adottivi)
    4. i generi, le nuore e i suoceri
    5. i fratelli e le sorelle
    6. i nonni.

Quanto si può detrarre

  • Per il coniuge non separato:
    • 800 euro fino a 15.000 euro di reddito
    • 690 euro per un reddito compreso tra 15.001 e 40.000 euro
    • 690 euro per i redditi compresi tra 40.001 e 80.000 euro ma solo relativamente alla parte che supera i 40.000 euro.

Per l’anno 2018 tali detrazioni sono suscettibili dei seguenti aumenti:

  • 10 euro per i redditi compresi tra 29.001 e 29.200 euro
  • 20 euro per i redditi compresi tra 29.201 e 34.700 euro
  • 30 euro per i redditi compresi tra 34.701 e 35.000 euro
  • 20 euro quando il reddito è compreso tra 35.001 e 37.100 euro
  • 10 euro per i redditi compresi tra 37.101 e 35.200 euro.
  • Per i figli:
    •  950 euro per ciascun figlio
    • 220 euro per ogni figlio con meno di tre anni
    • 400 euro in più per ogni figlio disabile.

Nel caso di famiglia numerosa (ossia con più di tre figli) è previsto un incremento della detrazione, pari a 200 euro, per ognuno dei figli. La detrazione si applica al risultato del seguente rapporto (95.000-reddito complessivo)/95.000.

Peraltro, laddove vi siano più figli, 95.000 viene incrementato di 15.000 per ogni figlio successivo al primo.

La detrazione per i figli a carico andrà a beneficio di entrambi i genitori, nella misura del 50% ciascuno. Soltanto in caso di accordo tra i genitori, ne beneficerà colui (o colei) che risulti titolare del maggiore reddito.

Nelle ipotesi di separazione, cessazione o scioglimento degli effetti civili del matrimonio, a fruire del beneficio sarà – in mancanza di accordi di differente contenuto – il genitore che ha ottenuto l’affidamento dei figli. Va da sé che, laddove l’affidamento sia congiunto, si applicherà nuovamente il regime del 50-50.

Sempre nell’ipotesi di affidamento congiunto, può accadere che uno dei genitori superi i limiti di reddito che abbiamo visto in precedenza.

In tal caso la detrazione andrà totalmente a vantaggio del genitore che rientra nei suddetti limiti reddituali, il quale, però, dovrà successivamente riconoscere all’altro la somma corrispondente al 50% della detrazione.

Se i figli a carico sono almeno quattro, l’aumento della detrazione sarà di 1.200 euro, da distribuire equamente al 50% tra il padre e la madre.

Limiti di reddito

Il limite di reddito al di sopra del quale il familiare non è più considerato fiscalmente a carico è di 2.840,51 euro.

Tuttavia, la legge di bilancio per il 2018 [1] stabilisce che, a partire dal 2019, tale limite aumenterà a 4.000 euro fino ai 24 anni di età, per ritornare a 2.840,51 euro per i familiari a carico dai 25 anni in su.

Nel calcolo rientrano i seguenti redditi:

  • reddito dei fabbricati
  • reddito d’impresa o di lavoro autonomo al quale sia applicabile il cosiddetto “regime dei minimi” oppure quello previsto per le nuove attività produttive
  • retribuzioni che provengono da enti, consolati, ecc.
  • la parte non soggetta a tassazione dei redditi di lavoro dipendente, prestato – in maniera continuativa o in forza di un rapporto esclusivo – in aree frontaliere e in paesi confinanti
  • il reddito che scaturisce dalla rendita catastale dell’abitazione principale.

Non vanno computati, invece, i redditi soggetti a tassazione separata nonché quelli ai quali si applica la ritenuta a titolo d’imposta oppure l’imposta sostitutiva (si pensi alla cedolare secca).

note

[1] Legge 205/2017

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