Diritto e Fisco | Editoriale

Come contestare una CTU

15 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2018



Cos’è la consulenza tecnica d’ufficio? Perché il giudice conferisce l’incarico al CTU? Quando si può contestare una consulenza tecnica? Quando la CTU è nulla?

Il dizionario giuridico, si sa, è ricco di termini complessi, a volte incomprensibili. Accanto a questi, però, ne esistono altri molto più chiari che sono entrati nel lessico comune o che, comunque, hanno perso quell’aura di misteriosa sacralità di cui il diritto li avvolgeva. Si pensi all’appropriazione indebita, all’usucapione, alla quota di legittima: più o meno tutti sanno di cosa si parla quando spuntano fuori questi vocaboli. Lo stesso accade per la CTU, cioè per la consulenza tecnica d’ufficio: pur rappresentando uno snodo fondamentale all’interno del procedimento civile, si tratta di istituto di cognizione abbastanza comune. Ciò non significa, però, che la consulenza tecnica d’ufficio non nasconda aspetti da approfondire e tematiche da analizzare. In particolare, con questo contributo cercheremo di capire come contestare una CTU.

CTU: cos’è?

Prima di esaminare come contestare una CTU, spieghiamo l’istituto di cui ci accingiamo a parlare. Come anticipato, la CTU è la consulenza tecnica d’ufficio. Cosa significa concretamente? La consulenza tecnica è l’incarico affidato ad un esperto di un determinato settore (medico, agrario, veterinario, ecc.) per risolvere un problema di particolare complessità tecnica. Nel processo civile (come in quello penale, d’altronde) molte volte ci si imbatte in questioni che sfuggono alle cognizioni giuridiche di avvocati e magistrati; per tale ragione, il giudice, spesso su invito di una delle parti, decide di nominare un consulente che possa dargli una mano nel comprendere appieno la vicenda. Il consulente tecnico è di ufficio quando è nominato dal giudice; se fosse scelto da una delle parti, sarebbe un consulente tecnico di parte (CTP).

CTU: quando è nominato?

È il codice di procedura civile a stabilire che, quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica [1]. Ma quando è davvero necessaria la nomina di un CTU? Ad esempio, quando occorre sciogliere una comunione, cioè dividere una proprietà in più frazioni, ciascuna spettante a un erede o a un titolare; oppure, quando occorre valutare la capacità di intendere e di volere di una persona al fine del la nomina di un tutore, oppure lo stato di salute ai fini del riconoscimento dei benefici previdenziali; ancora, quando serve calcolare il risarcimento del danno spettante ad una persona che ha subito lesioni a seguito di un sinistro stradale.

Albo CTU: cos’è?

Il giudice è libero di nominare il CTU che preferisce, scegliendolo però nell’apposito albo tenuto presso ogni tribunale. Secondo la legge [2], in ogni tribunale è istituito l’albo dei consulenti tecnici, diviso in categorie, tra le quali sono obbligatorie quelle:

  • medico-chirurgica;
  • industriale;
  • commerciale;
  • agricola;
  • bancaria;
  • assicurativa

Secondo la legge, possono ottenere l’iscrizione nell’albo coloro che sono forniti di speciale competenza tecnica in una determinata materia (corrispondente ad una delle categorie dell’albo), sono di condotta morale specchiata e sono iscritti nelle rispettive associazioni professionali. Nessuno può essere iscritto in più di un albo [3].

Sulle domande di iscrizione decide un comitato presieduto dal presidente del tribunale e composto dal procuratore della Repubblica e da un professionista iscritto nell’albo professionale, designato dal consiglio dell’ordine, o dal collegio della categoria, cui appartiene il richiedente l’iscrizione nell’albo dei consulenti tecnici [4].

L’albo è permanente. Ogni quattro anni il comitato di cui all’articolo deve provvedere alla sua revisione per eliminare i consulenti per i quali è venuto meno alcuno dei requisiti previsti nell’articolo o è sorto un impedimento a esercitare l’ufficio [5].

CTU: come avviene il conferimento?

Il conferimento dell’incarico al CTU avviene, come ricordato, soltanto quando ce ne sia effettivamente bisogno, cioè quando la questione da affrontare necessiti di un approfondimento tecnico che compete solamente ad uno specialista. Possiamo immaginare il processo civile come un grande calderone dove le questioni più disparate si incontrano (e si scontrano) in attesa dell’intervento risolutore del giudice. Il problema, però, è che il giudice non è onnisciente, e pertanto può aver bisogno di aiuto.

Come avviene concretamente il conferimento dell’incarico al CTU? Abbiamo detto che la designazione spetta al giudice, che sceglie il consulente tra i nominativi presenti nell’albo, in base alle competenze specifiche. Tutti i giudici che hanno sede nella circoscrizione del tribunale devono affidare normalmente le funzioni di consulente tecnico agli iscritti nell’albo del tribunale medesimo. Il giudice che conferisce un incarico a un consulente iscritto in albo di altro tribunale o a persona non iscritta in alcun albo, deve sentire il presidente e indicare nel provvedimento i motivi della scelta [6]. Questo può avvenire quando, ad esempio, il giudice ritiene che nessun consulente iscritto nell’albo tenuto presso il proprio tribunale (o presso altri) sia in grado di soddisfare i quesiti tecnici che intenderà porgli.

Il presidente del tribunale, inoltre, vigila affinché gli incarichi siano equamente distribuiti tra gli iscritti nell’albo in modo tale che a nessuno dei consulenti possano essere conferiti incarichi in misura superiore al dieci per cento di quelli affidati dall’ufficio, e garantisce che sia assicurata l’adeguata trasparenza del conferimento degli incarichi anche a mezzo di strumenti informatici. Per l’attuazione di tale vigilanza il presidente fa tenere dal cancelliere un registro in cui debbono essere annotati tutti gli incarichi che i consulenti iscritti ricevono e i compensi liquidati da ciascun giudice [7].

Per motivi di equità, dunque, non è possibile che, all’interno dello stesso tribunale, gli incarichi vengano conferiti sempre alle medesime persone. La disposizione è più che opportuna, visto che, altrimenti, si favorirebbero le possibili conoscenze che intercorrono tra nominati (CTU) e nominanti (giudici).

Si ricordi, poi, che l’ufficio del consulente tecnico è obbligatorio: chi si iscrive nell’apposito albo non può poi rifiutare la nomina, a meno che non ricorrano giusti motivi, quali ad esempio incompatibilità con una delle parti (rapporti di parentela, di interesse, ecc.). In questo caso, il CTU che accetta l’incarico potrebbe addirittura essere ricusato dalla parte che ne ha interesse [8].

Il CTU che espleta in mala fede il proprio incarico rischia di incorrere in reato, oltre ad essere obbligato al risarcimento dei danni provocati.

CTU: cosa fa?

Il CTU è nominato dal giudice con ordinanza; la stessa contiene i quesiti da sottoporre al consulente e indica la data dell’udienza di conferimento incarico. All’udienza di comparizione il giudice ricorda al consulente l’importanza delle funzioni che è chiamato ad adempiere, e ne riceve il giuramento di adempiere fedelmente le funzioni affidategli al solo scopo di fare conoscere al giudice la verità [9].

Il CTU, quindi, deve adempiere all’incarico specificamente assegnatoli dal magistrato. Ad esempio, se il consulente nominato è un medico legale, dovrà accertare le lesioni provocate a seguito di un evento, al fine di calcolare il risarcimento dei danni; oppure dovrà semplicemente accertare il nesso causale tra le ferite riportate da una delle parti e il sinistro nel quale è stato coinvolto. Insomma, dovrà svolgere tutte le indagini che il giudice gli ha ordinato.

Il CTU, inoltre, assiste alle udienze alle quali è invitato dal giudice; compie, anche fuori della circoscrizione giudiziaria, le indagini necessarie, da solo o insieme al giudice. Può essere autorizzato a domandare chiarimenti alle parti, ad assumere informazioni da terzi e a eseguire piante, calchi e rilievi. Le parti possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e istanze [10].

È data facoltà alle parti, quindi, di scegliere un proprio esperto di fiducia affinché possa vigilare sull’operato del CTU, rendendone edotte le parti. Il giudice, infatti, con l’ordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico di parte (CTP). Il consulente di parte, oltre ad assistere alle operazioni del CTU, partecipa all’udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l’autorizzazione del presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche [11].

Consulenza tecnica: cos’è?

Abbiamo spiegato (in maniera chiara, si spera) chi è il consulente tecnico d’ufficio e qual è il suo compito. Possiamo ora illustrare cos’è la consulenza tecnica. Essa non è altro che il frutto del lavoro del consulente esperto in un determinato settore. L’attività di questi, infatti, deve necessariamente sfociare in un elaborato, cioè in un documento scritto che metta nero su bianco i risultati delle sue indagini.

Secondo la legge, delle indagini compiute dal consulente si forma processo verbale, quando sono compiute con l’intervento del giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il consulente rediga relazione scritta. Se le indagini sono compiute senza l’intervento del giudice, il consulente deve farne relazione, nella quale inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti.

La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse [12].

La relazione del consulente tecnico nominato dal giudice assume, per brevità, lo stesso nome del consulente, cioè CTU, che questa volta sta per consulenza tecnica d’ufficio.

CTU: si può contestare?

È innegabile il peso che una CTU ha all’interno del procedimento: se, infatti, il giudice ha deciso di affidarsi ad essa, evidentemente la riterrà attendibile e, sulla sua scorta, assumerà la propria decisione. Sempre più spesso, quindi, la CTU assume un ruolo decisivo all’interno del procedimento, in quanto il giudice è naturalmente portato a fare sue le conclusioni espresse nella consulenza. Ciò in contrasto con la natura stessa della CTU, la quale non può essere considerata un mezzo di prova, avendo solamente la finalità di fornire al giudice una valutazione tecnica degli elementi acquisiti, fornendo una possibile soluzione a questioni che necessitano di specifiche conoscenze.

Da tanto si comprende come la contestazione della CTU diventi un aspetto fondamentale per la parte processuale che ritiene essere sfavorita dalla stessa. Si pensi, ad esempio, al datore di lavoro citato in tribunale dal dipendente il quale pretende il risarcimento del danno a causa del peggiorare delle sue condizioni di salute dipese dall’ambiente umido e polveroso nel quale è costretto a lavorare. Il giudice nomina un consulente esperto in medicina del lavoro il quale conferma che le condizioni igienico-sanitarie del posto di lavoro sono state la causa diretta della malattia del dipendente. È chiaro che, in un caso come questo, è di tutto interesse per il datore smentire le conclusioni della CTU. E allora: come contestare una CTU?

Quando contestare CTU?

Va immediatamente detto che una CTU può essere contestata in vari modi. Abbiamo visto, infatti, che sin dal conferimento dell’incarico le parti sono autorizzate a farsi assistere da propri consulenti di parte, di modo che la “partita” possa essere combattuta ad armi pari. Oltre a ciò, la CTU può essere contestata ancora prima che essa giunga a conclusione. Cosa significa? Spieghiamo meglio.

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Nell’iter che porta il giudice a nominare il consulente tecnico, la prima fase consiste nel conferimento dell’incarico e contestuale formulazione dei quesiti. Questi ultimi rappresentano i limiti entro i quali il CTU può e deve muoversi. È proprio in questa sede, quindi, che possono essere mosse le prime contestazioni: il più delle volte, infatti, i quesiti ricalcano quelli presenti negli scritti difensivi della parte che ha chiesto al giudice la nomina del consulente tecnico. Di conseguenza, questi potrebbero essere sfavorevoli alla controparte processuale la quale, a mezzo del suo difensore o del suo consulente tecnico di parte, già all’udienza di conferimento incarico può sollevare le proprie obiezioni.

Quindi, la prima contestazione della CTU può avvenire all’udienza di conferimento dell’incarico, invitando il giudice a modificare i quesiti, tenendo conto delle richieste dell’avversa difesa.

Contestazione CTU durante le operazioni

La CTU può essere contestata anche durante il suo svolgimento. Abbiamo sopra ricordato che le operazioni del CTU possono essere seguite dai consulenti di parte: questi ultimi, in quanto “colleghi” del CTU, hanno le giuste competenze per poter controbattere, esprimere pareri e manifestare osservazioni, tutte da riportare scupolosamente a verbale (o nella relazione) da parte del consulente nominato dal giudice.

In altre parole, la presenza dei consulenti di parte assicura il contraddittorio anche fuori dalle aule di giustizia, nei luoghi ove concretamente viene svolta la perizia. Si pensi ad un agronomo nominato CTU dal tribunale al fine di valutare i danni riportati da alcune colture. In questo caso, il consulente dovrà portarsi necessariamente sul luogo designato, lontano dal palazzo di giustizia e dal giudice (a meno che questi non decida di accompagnarlo; ipotesi assai rara, invero). Qui il CTU si troverebbe a compiere le sue indagini da solo se non venisse affiancato dalle parti e dai rispettivi difensori e CTP, i quali potrebbero indirizzare le operazioni del consulente nominato dal giudice evidenziando aspetti e problematiche inizialmente non presi in considerazione.

Al termine delle indagini, il CTU deve trasmettere il suo elaborato (cioè, la consulenza tecnica) alle parti, le quali hanno un termine per presentare osservazioni ed obiezioni. Il consulente, tenuto conto anche di queste ultime, deposita poi la CTU definitiva nella cancelleria del giudice che l’ha designato.

Contestazione CTU e rinnovo operazioni peritali

Infine, è possibile contestare la CTU nelle fasi successive, cioè durante il termini concesso dal giudice a seguito delle operazioni peritali o negli scritti difensivi (comparse conclusionali, ad esempio). Nello specifico, il difensore della parte che ritiene essere danneggiata dalla consulenza può chiedere al giudice il rinnovo delle operazioni peritali [13] se ritiene che il CTU abbia completamente errato nelle sue indagini, oppure non abbia tenuto in considerazione aspetti essenziali per le stesse.

Il rinnovo delle operazioni peritali (oppure la sostituzione del CTU in corso di indagini) è una scelta lasciata alla discrezionalità del giudice, il quale può ritenere fondate le doglianze della parte processuale oppure ritenerle superflue. D’altronde, la nomina stessa del CTU è atto proprio del giudice, potendo le parti solamente sollevare l’opportunità di una sua designazione.  Si ricordi sempre, infatti, che la nomina di una consulenza tecnica d’ufficio non può supplire a un deficit probatorio, nel senso che la parte attrice che vuole dimostrare un suo diritto è onerata di farlo avvalendosi dei propri mezzi di prova, non potendo sperare solamente nella nomina del CTU da parte del giudice.

Quando il CTU può essere sostituito?

La legge consente al giudice non solo di disporre una nuova CTU (rinnovo delle operazioni peritali), ma anche di sostituire il consulente già nominato. Si tratta di ipotesi rara, giustificata solamente da gravi e comprovati motivi, come possono essere l’assoluta incapacità del consulente a risolvere i quesiti propostigli, oppure il mancato rispetto dei termini assegnati dal giudice entro cui svolgere le indagini; oppure, si pensi al CTU che non depositi regolarmente la perizia espletata.

CTU: cosa sono i chiarimenti?

È data la possibilità al giudice di richiedere chiarimenti sulla CTU depositata. Ciò avviene quando l’elaborato non è chiaro in alcuni suoi punti, oppure quando alcune valutazioni sembrano incongruenti. In questi casi, è sempre fondamentale l’opera di supervisione degli avvocati e dei CTP di parte, i quali sono tenuti a sollevare tutte le questioni che ritengono opportune.

CTU: il giudice può contestarla?

Sebbene la contestazione della CTU spetti alle parti processuali, una sorta di contestazione potrebbe venire anche dal giudice stesso il quale, letta la consulenza, ritiene che la stessa non sia attendibile e debba, perciò, essere disattesa. Il giudice, nella sua veste di peritus peritorum, non è assolutamente vincolato alle risultanze della consulenza tecnica; sebbene nella pratica avvenga che, il più delle volte, egli abbracci quanto prospettato dal CTU, il giudice può tranquillamente discostarsene, ritenendo fondate le contestazioni di controparte, purché motivi in sentenza la sua scelta [14]

Va peraltro aggiunto che il giudice, se ritiene far proprie le conclusioni del consulente, deve comunque darne motivazione in sentenza e, soprattutto, deve spiegare dettagliatamente perché le censure mosse dalle parti e dai loro CTP non sono fondate [15].

CTU: quando è nulla?

Oltre a contestare la CTU nel merito, cioè sotto il profilo delle valutazioni e delle indagini svolte, le parti possono sollevare questione di nullità della stessa. Nello specifico, una consulenza tecnica è nulla nelle seguenti ipotesi:

  • mancata comunicazione dell’avvio delle operazioni;
  • mancata partecipazione delle parti alle operazioni peritali, in quanto non avvisate;
  • partecipazione di consulenti di parte non ritualmente nominati;
  • operazioni che superano i limiti stabiliti dal giudice;
  • mancato deposito della CTU;
  • mancanza della sottoscrizione del consulente;
  • CTU priva di elementi essenziali (quali i dati identificativi di luoghi e persone) o incomprensibile.

In tutti questi casi, la parte che ha interesse alla nullità della CTU (con conseguente nomina di nuovo consulente e rinnovo delle operazioni peritali) deve eccepirla tempestivamente, non lasciando trascorrere troppo tempo. Nello specifico, la Corte di Cassazione ha stabilito che la nullità della CTU deve essere sollevata entro la prima udienza o il primo scritto difensivo a cui le difese sono autorizzate. Normalmente, si tratta di attendere la prima udienza successiva al deposito dell’elaborato peritale, ma in realtà rileva qualsiasi udienza, anche quella di mero rinvio della causa: la contestazione dell’inadempimento formale non richiede l’effettiva conoscenza del contenuto dell’elaborato del consulente nominato. Dunque, se anche la causa viene rinviata per tentare una conciliazione tra le parti, tutte le contestazioni alla CTU vanno sollevate immediatamente. Se questo termine non dovesse essere rispettato, i motivi di nullità vengono definitivamente sanati e non possono essere fatti valere neppure in appello [16].

note

[1] Art. 61 cod. proc. civ.

[2] Art. 13 disp. att. cod. proc. civ.

[3] Art. 15 disp. att. cod. proc. civ.

[4] Art. 14 disp. att. cod. proc. civ.

[5] Art. 18 disp. att. cod. proc. civ.

[6] Art. 22 disp. att. cod. proc. civ.

[7] Art. 23 disp. att. cod. proc. civ.

[8] Art. 63 cod. proc. civ.

[9] Art. 193 cod. proc. civ.

[10] Art. 194 cod. proc. civ.

[11] Art. 201 cod. proc. civ.

[12] Art. 195 cod. proc. civ.

[13] Art. 196 cod. proc. civ.

[14] Cass. sent. n. 36993 del 06.09.2016.

[15] Cass., sent. n. 29208/2008.

[16] Cass., sent. n. 29099 del 05/12/2017.

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