| Editoriale

Mandato: cos’è e come funziona

8 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 luglio 2018



A cosa serve il contratto di mandato? Cos’è il mandato con rappresentanza? Revoca e rinuncia del mandato: come funzionano? Cos’è il mandato generale?

Il mandato è un istituto giuridico talmente diffuso e comune che sembrerebbe quasi superfluo spiegarlo. Anche nel gergo popolare si dice «Ho dato mandato perché compri una casa», oppure «Gli ho dato mandato affinché faccia per me questa cosa». Eppure, il mandato è uno dei contratti più complessi in assoluto, ricco di sfaccettature e di aspetti non sempre noti. Con questo contributo cercheremo di capire meglio a cosa serve il mandato, quando è opportuno conferirlo e con quale modalità. Vediamo dunque cos’è e come funziona il mandato.

Mandato: cos’è?

Cominciamo subito col dire che il mandato è un contratto mediante il quale una parte (cosiddetto mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra (mandante) [1]. Il mandato, in parole povere, consiste nel conferimento di uno o più incarichi da svolgere nell’interesse del mandante il quale, per una ragione o per l’altra, non può o non vuole compierli in prima persona. Esempio classico è il mandato conferito da chi, trovandosi fuori sede, non può gestire personalmente i suoi affari.

Mandato: cosa sono gli atti giuridici?

Dalla definizione sopra fornita si evince che il contratto di mandato può avere ad oggetto una prestazione molto generica a carico del mandatario: egli, infatti, si obbliga a compiere uno o una pluralità di atti giuridici per conto del mandante. Per atto giuridico deve intendersi non soltanto la conclusione di contratti o di altri negozi giuridici, ma la realizzazione di ogni attività, anche materiale, che possa avere un rilievo per il mandante. Così, il mandatario potrà essere tenuto tanto all’acquisto di un bene per conto del mandante, tanto al pagamento di un debito, così come alla pulizia del giardino (atto materiale).

Contratto di mandato: come si stipula?

Il mandato è un contratto e, pertanto, per potersi dire validamente stipulato, è necessario che le parti coinvolte siano tutte d’accordo. È un contratto normalmente oneroso, nel senso che, a fronte dell’attività espletata, il mandatario ha diritto a un compenso (oltra al rimborso delle spese). La forma del contratto è libera: può essere quindi sufficiente una stretta di mano o un accordo meramente verbale. Ciò non vale, però, se il contratto di mandato ha ad oggetto il compimento di un atto per il quale la legge richiede necessariamente la forma scritta: si pensi ad esempio al mandato ad acquistare o a vendere un immobile. In questo caso, poiché tutte le operazioni riguardanti beni immobili necessitano della forma scritta, anche il mandato dovrà rispettare la stessa forma.

Mandato con e senza rappresentanza: cosa significa?

Abbiamo detto che con il mandato una parte (mandatario) si impegna a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra (mandante). Si badi bene: per conto, non in nome e per conto. Questo significa che il mandatario, quando si presenterà a terze persone, non dovrà necessariamente fare il nome del mandante. Se, ad esempio, il mandatario acquista un immobile per conto del mandante, il contratto di compravendita sarà stipulato dal mandatario e dal venditore, senza che dall’atto emerga il nome del mandante. Ciò che è importante è che l’acquisto sia stato fatto nell’interesse del mandante. Si parla, in tutti questi casi, di mandato senza rappresentanza.

Ben diversa, invece, è la situazione del mandatario che, oltre ad aver ricevuto l’incarico di agire nell’interesse del mandante, abbia ottenuto da quest’ultimo anche la possibilità di spendere il suo nome. Cosa significa? Vuol dire che il mandatario non solo agirà per conto, ma anche in nome del mandante. La differenza è di assoluta rilevanza, in quanto tutti gli effetti degli atti compiuti dal mandatario in nome e per conto del mandante si riversano direttamente nella sfera giuridica di quest’ultimo. In altre parole, il mandatario che tratta con terzi dicendo di agire nell’interesse e in nome del mandante, fa sì che ogni operazione compiuta si abbia come conclusa direttamente dal mandante, come se fosse fisicamente presente. Si parla in questa ipotesi di mandato con rappresentanza.

Mandato con rappresentanza: come funziona?

Il mandato con rappresentanza è un contratto che, oltre a conferire il potere di agire per conto del mandante, dà anche il diritto di utilizzarne il nome. In parole più semplici, il mandato con rappresentanza contiene al suo interno anche una procura, cioè un atto che conferisce al suo destinatario il potere di rappresentare un’altra persona.

In definitiva, il mandato con rappresentanza si configura come un istituto giuridico complesso formato da mandato + procura, conferendo così al mandatario/procuratore la facoltà di agire in nome e per conto del mandante/rappresentato.

Mandato speciale e mandato generale: cosa vuol dire?

Chiarito il significato di mandato e di mandato con rappresentanza, soffermiamoci brevemente sulla portata del mandato. Il mandato, a seconda degli atti che il mandatario dovrà compiere, può essere generale o speciale.

Il mandato generale è un contratto conferito per la cura di tutti gli interessi del mandante, o di quelli attinenti ad una particolare sfera di interesse. il mandato generale comprende di norma soltanto gli atti di ordinaria amministrazione, cioè quelli che non modificano o alterano la situazione patrimoniale in modo consistente (si pensi, ad esempio, all’alienazione o all’acquisto di beni immobili).

Il mandato speciale, invece, contiene la specifica indicazione degli atti che il mandatario deve compiere; tra questi, possono esserci anche atti di straordinaria amministrazione. In ogni caso, nel mandato sono sempre compresi non soltanto gli atti per i quali è stato conferito, ma anche quelli che sono necessari al loro compimento [2].

Quali sono gli obblighi del mandatario?

Dal mandato derivano determinati obblighi sia in capo al mandante che in capo al mandatario. Cominciamo da quest’ultimo. Secondo la legge, il mandatario è tenuto a eseguire il suo incarico con la diligenza richiesta dalla natura del compito affidatogli; inoltre, egli deve sempre tenere informato il mandante delle circostanze sopravvenute di cui inizialmente non aveva conoscenza, dell’eventuale esecuzione dell’incarico affidatogli nonché di tutte le spese affrontate [3]. Sul mandatario, quindi, incombe un obbligo di informazione preciso, di modo che il mandante possa prendere i dovuti provvedimenti [4].

Dalla violazione di questi doveri deriva la possibilità, per il mandatario, di incorrere in responsabilità e, di conseguenza, quello di dover eventualmente risarcire il danno arrecato al mandante. Se il mandato è gratuito, cioè se il mandatario lavora senza ottenere alcun compenso, la sua responsabilità è valutata in maniera meno severa: non sarebbe giusto, infatti, fargli carico di una colpa di entità trascurabile nell’esecuzione dell’incarico prestato per amichevole favore.

Eccesso di mandato: cos’è?

Poiché il contratto è un mandato a tutti gli effetti, il mandatario è vincolato alle direttive imposte dal mandante, inizialmente o con determinazioni successive, con obbligo di chiedere delucidazioni quando le mansioni affidategli non siano chiare.

Quando il mandatario persegue scopi diversi e incompatibili rispetto a quelli voluti dal mandante, oppure non rispetta le istruzioni ricevute, si incorre nel cosiddetto eccesso di mandato; ciò vuol dire che gli atti compiuti dal mandatario eccedenti i limiti dell’incarico sono inefficaci nei confronti del mandante. Facciamo un esempio. Se Tizio acquista per conto di Caio una fuoriserie anziché un’utilitaria (come era invece pattuito nel mandato), sarà Tizio a dover sopportare l’acquisto, in quanto non voluto da Caio. Resta ferma la possibilità per il mandante (nell’esempio, Caio) di ratificare il contratto in eccesso e, quindi, di farlo proprio. La ratifica, però, è assolutamente facoltativa, lasciata alla discrezionalità del mandante.

Secondo la legge, al mandatario è consentito discostarsi dalle istruzioni ricevute qualora circostanze ignote al mandante, tali da non poter essere comunicate in tempo, facciano credere in maniera plausibile che lo stesso mandante avrebbe dato la sua approvazione [5].

Mandato disgiunto e mandato congiunto: come funziona?

Il mandante può decidere di avvalersi di più mandatari contemporaneamente: in questo caso, se ciascun mandatario può eseguire l’incarico indipendentemente dagli altri, si parlerà di mandato disgiuntivo; in caso contrario, di mandato congiuntivo [6].

Se il contratto nulla dice, il mandato conferito a più soggetti si presume disgiuntivo, conferendo ad ognuno la facoltà di concludere l’affare o di compiere l’atto giuridico autonomamente, dandone sempre conto al mandante. Esempio classico di mandato disgiunto (o disgiuntivo) è quello difensivo conferito all’avvocato.

Mandatario: si può sostituire?

Il codice civile prevede la facoltà per il mandatario di farsi sostituire nell’esecuzione dell’incarico affidatogli dal mandante, salvo che il divieto sia espressamente stabilito o che si tratti di un’attività che, per forza di cose, può essere conclusa solamente dal mandatario [7].

In ogni caso il mandatario, anche quando si serve di altri per l’esecuzione dell’incarico, conserva sempre la sua posizione giuridica, nel senso che, agli occhi del mandante, sarà sempre lui a dover eseguire gli atti giuridici e, pertanto, a rispondere degli eventuali inadempimenti. Allo stesso modo, se la sostituzione non è autorizzata dal mandante, il mandatario risponderà nei suoi confronti anche dell’operato della persona sostituita.

Secondo la giurisprudenza, è possibile che il mandante autorizzi il mandatario a farsi sostituire; in questo caso, bisogna distinguere due ipotesi:

  • sostituzione autorizzata dal mandante, senza indicazione del sostituto: in questo caso, la responsabilità del mandatario sorge solamente per una sua colpa nella scelta del submandatario [8];
  • sostituzione autorizzata dal mandante, il quale indica anche la persona del sostituto: in questa ipotesi, il mandatario non è mai responsabile dell’operato del sostituto.

Quali sono gli obblighi del mandante?

A fronte degli obblighi del mandatario corrispondono quelli gravanti sul mandante. Secondo il codice civile, il mandante deve mettere il mandatario nelle condizioni di poter espletare l’incarico, fornendogli quindi tutto il necessario per assolvere ai suoi doveri. Il mandante, inoltre, deve rimborsare il mandatario di tutte le spese sostenute, oltre che pagargli il compenso eventualmente pattuito in contratto [9].

Mandato: quando si estingue?

Come ogni contratto, anche il mandato non può durare in eterno. In particolare, secondo la legge il mandato si estingue:

  • alla scadenza del termine (se previsto; si pensi un mandato che abbia come validità un anno a partire dal conferimento dell’incarico);
  • al compimento, da parte del mandatario, dell’incarico affidatogli;
  • per revoca del mandante;
  • per rinuncia del mandatario;
  • per morte, interdizione o inabilitazione del mandante o del mandatario, salvo che il mandato abbia ad oggetto il compimento di atti relativi all’esercizio di un’impresa e l’impresa continui la sua attività [10].

Mandato: può essere revocato?

Abbiamo detto che tra le cause di estinzione del mandato rientra anche la revoca da parte del mandante. È principio indiscusso, infatti, che il mandante possa sempre revocare l’incarico conferito al mandatario, purché quest’ultimo sia tenuto indenne dalle spese e gli venga corrisposto quanto pattuito.

Ci sono dei casi in cui la revoca può essere esercitata solo a determinate condizioni. Ad esempio, se era stata pattuita l’irrevocabilità del mandato, la revoca è ugualmente consentita, ma il mandante risponde dei danni arrecati al mandatario, salvo che ricorra una giusta causa, cioè un motivo che renda più che legittimo il recesso del mandante (si pensi alla condotta palesemente scorretta del mandatario).

Ancora, se il mandato è stato conferito, oltre che nell’interesse del mandante, anche in quello del mandatario stesso o di un terzo (cosiddetto mandato in rem propriam), la revoca non è ammessa, salvo che ricorra una giusta causa o che la revocabilità sia stata espressamente prevista sin dall’inizio [11].

Infine, se il mandato è stato conferito da più mandanti (mandato collettivo), la revoca è efficace solamente se proviene da parte di tutti, salvo che ricorra una giusta causa [12].

Mandato: si può rinunciare?

Così come il mandante può revocare l’incarico, così il mandatario può rinunciarvi. Anche in questo caso bisogna distinguere:

  • in caso di mandato a tempo determinato, il mandatario è tenuto a risarcire i danni causati al mandante qualora rinunci in assenza di giusta causa;
  • in caso di mandato a tempo indeterminato (cioè, senza scadenza), il mandatario può rinunciare all’incarico senza dover risarcire il mandante, anche in assenza di giusta causa, purché abbia dato un congruo preavviso [13].

note

[1] Art. 1703 cod. civ.

[2] Art. 1708 cod. civ.

[3] Art. 1710 cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 2149 del 25.02.2000.

[5] Art. 1711 cod. civ.

[6] Art. 1716 cod. civ.

[7] Cass., sent. n. 5744 del 07.11.1979.

[8] Cass., sent. n. 3762 del 22.10.1976.

[9] Artt. 1719 – 1720 cod. civ.

[10] Art. 1722 cod. civ.

[11] Art. 1725 cod. civ.

[12] Art. 1726 cod. civ.

[13] Art. 1727 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI