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Mediatore e mediazione: come funziona

15 Luglio 2018 | Autore:
Mediatore e mediazione: come funziona

Chi è e cosa fa il mediatore? Cos’è il diritto alla provvigione? Come si diventa mediatori? Quali sono i suoi compiti? Cos’è la mediazione civile?

Negli ultimi anni si fa un gran parlare di mediazione obbligatoria e di corsi per mediatore. In effetti, il legislatore italiano ha da poco introdotto il nuovo istituto della mediazione nelle controversie civili e commerciali con lo scopo di evitare che i contendenti giungano in tribunale. A ben vedere, però, la figura del mediatore è sempre esistita e trova una sua compiuta disciplina all’interno del codice civile, con connotati ben diversi da quelli attribuiti al mediatore inteso come conciliatore. Il ruolo del mediatore nella conclusione di un affare è molto importante e a volte se ne sottovaluta la portata. Con questo articolo vedremo come funziona il mediatore e la mediazione.

Mediatore: chi è?

Secondo il codice civile il mediatore è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad esse da alcun rapporto giuridico [1]. La figura del mediatore delineata dal codice, quindi, non è quella di un paciere che interviene per risolvere le controversie (attività tipica del mediatore nell’ambito della mediazione civile), bensì di un “intermediario” tra soggetti che intendono pervenire ad un accordo. Questa funzione può essere svolta dal mediatore su incarico di una delle parti oppure spontaneamente; in entrambi i casi, comunque, il mediatore svolge un’attività autonoma, indipendente e imparziale rispetto alle parti dell’affare.

Mediatore: cosa fa?

Come anticipato, il mediatore è indipendente rispetto alle parti coinvolte nell’affare; tant’è vero che egli, anche se agisce su incarico di una parte, non assume un obbligo di promozione e non è tenuto a portare a termine l’incarico ricevuto.

L’indipendenza del mediatore il suo pendant nella medesima libertà lasciata alle parti messe in relazione di concludere o meno l’affare, salvo il diritto dello stesso di ottenere il rimborso delle spese sostenute per eseguire l’incarico ricevuto. Questo significa che il mediatore avrà correttamente svolto il suo compito anche se le parti, per mero capriccio oppure per motivi fondati, non giungano ad un accordo.

Caratteristica del mediatore, quindi, è l’imparzialità, intesa come totale assenza di vincolo giuridico con le parti che devono concludere l’affare [2]. Il mediatore resta imparziale anche se ha ricevuto l’incarico solamente da una delle parti [3].

L’unico obbligo del mediatore è quello di mettere in contatto due o più parti interessate alla conclusione di un affare (come, ad esempio, la sottoscrizione di una compravendita). Il mediatore, inoltre, è tenuto anche ad appianare le eventuali divergenze, favorendo l’accordo; d’altronde, il suo compenso è subordinato proprio al buon esito dell’affare.

Mediatore: cos’è la provvigione?

Il mediatore previsto dal codice civile, inoltre, ha diritto al pagamento di una provvigione da entrambe le parti se l’affare si conclude a seguito del suo intervento. La provvigione è calcolata su una percentuale dell’affare concluso. Si pensi, ad esempio, alla compravendita di un’abitazione: la provvigione spettante al mediatore potrà corrispondere ad una piccola percentuale dell’importo pagato dall’acquirente (ad esempio, il 3%).

La provvigione spetta solamente se l’affare si conclude grazie all’intervento del mediatore: a tal fine, è sufficiente che il mediatore abbia fatto incontrare le parti. È irrilevante, invece, il buon fine dell’affare, a meno che le parti non prevedano diversamente [4]. Cosa significa?

Vuol dire che il mediatore avrà diritto alla provvigione anche se l’accordo sottoscritto dalle parti andrà poi male. Riprendendo l’esempio di prima, è possibile che l’acquisto della casa fallisca perché l’acquirente non paghi tutte le rate, con conseguente risoluzione del contratto. In questa ipotesi, il mediatore avrà comunque diritto alla sua provvigione, non rispondendo del futuro inadempimento delle parti. Questa è la regola, che può però essere derogata mediante accordo diverso.

Mediatore: quando matura il diritto alla provvigione?

Il mediatore ha diritto alla provvigione anche nel caso in cui il contratto stipulato grazie al suo intervento venga successivamente risolto, cioè cancellato, oppure si riveli nullo, a meno che, in quest’ultimo caso, il mediatore non fosse a conoscenza della causa di invalidità. In parole povere, al mediatore non può essere negata la sua retribuzione se, in buona fede, ha favorito la stipula di un accordo poi dichiarato nullo (ad esempio, per assenza di un oggetto preciso o del valido consenso espresso dalle parti). Questo può avvenire solamente se il mediatore era a conoscenza del fatto che le parti avrebbero concluso un accordo invalido: in questa circostanza, sarebbe stato suo preciso dovere avvertire i contraenti, mettendoli nella condizione di addivenire a un accordo perfettamente valido.

Secondo la giurisprudenza, il diritto del mediatore alla provvigione sorge anche quando le parti costituiscano un vincolo giuridico che consenta a ciascuna di esse di agire per l’esecuzione del contratto. Di conseguenza, anche un contratto preliminare di compravendita, validamente concluso, deve considerarsi atto conclusivo dell’affare, idoneo, pertanto, a far sorgere in capo al mediatore il diritto alla provvigione, senza che rilevi la circostanza per cui al preliminare non sia poi seguita la stipula del contratto definitivo [5].

Con il contratto preliminare le parti decidono di addivenire alla stipula di un contratto definitivo in un secondo momento, impegnandosi proprio in tal senso. Ai fini del compenso del mediatore, però, ciò che conta è che il contratto preliminare sia concluso, a prescindere da ciò che avverrà dopo. Quindi, se le parti stipulano un preliminare di vendita e, successivamente, il contratto definitivo non viene concluso perché, ad esempio, uno dei contraenti è divenuto inadempiente, al mediatore spetterà comunque la provvigione.

Mediatore: ha diritto al rimborso spese?

Al di là della provvigione, il mediatore ha diritto al rimborso delle spese sostenute per la sua attività, ferma restando la libertà delle parti di concludere o meno l’affare propiziato dal mediatore. Questo significa che il mediatore deve essere mantenuto sempre indenne dalle spese sostenute, anche se le parti decidano di non concludere alcun accordo [6].

Submediazione: cos’è?

La submediazione è il rapporto di mediazione tra il mediatore regolarmente incaricato ed un terzo, a cui il primo conferisce l’incarico di concludere l’affare a lui affidato da altri soggetti. In questo caso, mentre alla parte che ha inizialmente incaricato il mediatore spetta la facoltà di agire anche nei confronti del submediatore per la tutela dei suoi diritti, l’obbligo di corrispondere la provvigione al submediatore resta a carico del solo mediatore, che direttamente gli ha conferito l’incarico [7].

Patti di esclusiva e di irrevocabilità: cosa sono?

Le parti sono libere di modificare il rapporto di mediazione come meglio credono: pertanto, potrebbero prevedere anche delle clausole particolari, come i patti di esclusiva e quelli di irrevocabilità temporanea. Cosa sono? Il patto di esclusiva vincola il mediatore a svolgere la sua attività unicamente in favore di un determinato preponente; il patto di irrevocabilità temporanea, invece, “blinda” il mediatore mettendolo al riparo dalla possibilità di perdere la provvigione in caso di revoca anticipata: ed infatti, se l’incarico dovesse essergli tolto dal preponente prima del tempo, il mediatore avrebbe comunque diritto alla percentuale inizialmente pattuita [8].

Possono essere nominati più mediatori?

La legge consente alle parti di avvalersi dell’operato di una pluralità di mediatori: in questo caso, ciascuno di essi ha diritto a una quota della provvigione [9]. I mediatori possono essere incaricati sin dall’inizio da una o da entrambe le parti, oppure intervenire ad affare in corso. Ciò che è importante al fine del maturare della provvigione è che i mediatori diano un contributo concreto alla conclusione dell’accordo tra le parti.

Va specificato che la divisione pro quota della provvigione non si applica nel caso in cui ciascuna parte si sia avvalsa del proprio mediatore: in questo caso, essendo mancata qualsiasi attività di cooperazione tra i mediatori, ciascuno di essi ha diritto di pretendere l’intera corresponsione della provvigione direttamente da colui che gli ha conferito l’incarico [10].

Mediatore: è necessaria l’iscrizione?

Per fare il mediatore la legge [11] prevedeva la necessaria iscrizione in un apposito ruolo degli agenti d’affari in mediazione tenuto dalle camere di commercio. Oggi questo ruolo è stato soppresso, ma rimane l’obbligo di possedere i requisiti professionali, morali e di indipendenza necessari all’esercizio di questa elicata professione [12]. In difetto, il mediatore non ha diritto ad alcuna provvigione, anche se avrà correttamente messo in relazione le parti e fatto concludere loro l’affare.

Questi requisiti vanno autocertificati e segnalati mediante Scia alla camera di commercio competente, contestualmente all’inizio dell’attività, tramite lo sportello unico per le attività produttive del Comune di residenza.

Mediazione civile obbligatoria: cos’è?

Infine, due parole sulla mediazione civile obbligatoria. Si tratta di un istituto relativamente recente [13] introdotto dalla legge per evitare il ricorso immediato ai tribunali. Il mediatore, in questo caso, non deve invitare le parti a concludere un affare, bensì a risolvere bonariamente la controversia insorta.

Il mediatore, quindi, deve trovare una soluzione al conflitto, favorendo la riconciliazione delle parti, in moda da evitare che le stesse possano andare in tribunale. Secondo la legge, il mediatore è la persona fisica che, individualmente o collegialmente, svolge la mediazione rimanendo priva, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo.

Come la figura del mediatore che abbiamo visto sopra, anche in questo caso il mediatore deve garantire indipendenza, professionalità e imparzialità. La differenza, però, è netta, laddove si pensa che il mediatore disciplinato all’interno del codice civile non è un conciliatore, ma un intermediario nella conclusione di un affare.

note

[1] Art. 1754 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 6959/2000.

[3] Cass., sent. n. 7251 del 07.04.2005.

[4] Cass., sent. n. 10286 del 16.07.2002.

[5] Cass., sent. n. 9350 del 03.09.1991.

[6] Cass., sent. n. 6384 del 08.06.1993.

[7] Cass., sent. n. 15161 del 06.08.2004.

[8] Art. 1756 cod. civ.

[9] Art. 1758 cod. civ.

[10] Cass., sent. n. 5375 del 17.11.1978.

[11] L. n. 39 del 03.02.1989.

[12] D. lgs. n. 59 del 26.03.2010.

[13] D. lgs. n. 28/2010.

Autore immagine: Pixabay.com


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