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Inps e mandati di pagamento bloccati: cosa fare

15 giugno 2018


Inps e mandati di pagamento bloccati: cosa fare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2018



L’Inps ha accettato la mia domanda di riscostituzione del reddito. Ha emesso, ad oggi, due mandati di pagamento (maggio e giugno) bloccati presso la cassa sede. Ho ricevuto il seguente messaggio dall’Inps: “pratica definita rivolgersi al patronato per la validazione degli arretrati bloccati presso la cassa sede”. Ho consultato due patronati con risposte poco chiare per me. Ho chiesto online la variazione dell’ufficio pagatore fornendo le coordinate della mia banca e sto per inviare una pec per chiedere la remissione dei mandati di pagamento con le giuste coordinate. Cosa devo fare in più, o di diverso, per incassare i due mandati di pagamento e ripristinare il corretto flusso di cassa mensile? 

Probabilmente, gli arretrati sono bloccati a causa della variazione dell’ufficio pagatore. Sfortunatamente, capita non di rado che, nonostante le modifiche delle coordinate bancarie, siano emessi mandati di pagamento sulla base delle vecchie coordinate, e che quindi i soldi tornino indietro. 

In particolare, la circolare n.8/2017 dell’Inps indica testualmente: “Prima di procedere alla impostazione dei pagamenti per l’anno 2017 sono state eliminate le pensioni: 

– pensioni il cui pagamento risultava localizzato in sede da data antecedente il 31 dicembre 2015 ad uno dei seguenti uffici pagatori (…).

Si tratta di indicazioni tecniche interne, rivolte ai dipendenti Inps; nel caso specifico, stanno a significare che la pensione localizzata in “cassa sede” deve essere eliminata (sostituita dalla prestazione con i dati corretti). 

Col messaggio 3506/2014, al punto, 3.1, l’Inps spiega che, quando ci sono degli errori o particolari situazioni, avviene in automatico la localizzazione del pagamento ad uffici pagatori di sede (“cassa sede”): 

“Saranno localizzate in cassa sede tutte le pensioni che presentano: 

– coordinate di pagamento errate; 

– titolare della pensione deceduto; 

– tutore/amministratore/rappresentate legale deceduto; 

– titolare pagamento a terzi deceduto; 

– coordinate di pagamento, del pagamento a terzi, errate.” 

Come noto, le pensioni sono localizzate in cassa sede qualora il pagamento debba essere gestito manualmente dalla sede. Finché una pensione è localizzata a cassa sede le singole rate non vengono inserite nei flussi di pagamento inviati alle banche.” 

Di conseguenza, se col messaggio pervenuto è stato comunicato al lettore che gli arretrati della pensione sono bloccati presso la cassa sede, con tutta probabilità vi sono degli errori rilevati in fase di predisposizione del pagamento, ai quali, nonostante la correzione effettuata dal lettore, non si è ancora rimediato a livello centrale. 

Se la correzione delle coordinate effettuata online dall’interessato non viene considerata, ed i pagamenti continuano ad essere emessi con le coordinate sbagliate, è sicuramente utile inviare una pec alla sede Inps di appartenenza, cosa che, correttamente, il lettore ha fatto. 

Il problema dell’accredito tardivo dei mandati di pagamento potrebbe derivare, però, anche dalla nuova Legge di Bilancio (L.205/2017, co. Da 986 a 989), nel caso in cui, a seguito di ricostituzione, l’Inps debba erogare oltre 5mila euro. 

In base a quanto spiegato dall’Inps nel messaggio n. 1085/2018 del 12.03.2018 , ogni volta in cui la Pubblica Amministrazione deve effettuare, in favore di un contribuente ed a qualsiasi titolo, un pagamento di almeno 5mila euro (tale limite, prima pari a 10mila euro, è stato ridotto alla metà dalla legge di bilancio 2018), deve sospendere l’accredito e interrogare l’Agente della Riscossione per verificare se il beneficiario è debitore di somme per l’omesso versamento di una o più notifiche di cartelle di pagamento. L’Esattore ha 5 giorni di tempo per rispondere. Se sono pendenti debiti, l’Agente per la riscossione ha 60 giorni di tempo per attivare la procedura di riscossione (inizialmente il termine era di 30 giorni, ma anche questo è stato ridotto dalla legge di bilancio), notificando al debitore l’ordine di versamento delle somme dovute. 

Se risultano debiti, dunque, la prestazione è accantonata e il relativo pagamento sospeso per un massimo di 60 giorni. Lo stesso è previsto anche in caso di pensioni d’importo pari o superiore a 5.000 euro. 

Tuttavia, considerando quanto riferito dal lettore ed i codici segnalati, si ritiene che sia molto più probabile, nel caso di specie, un blocco dovuto agli errori nelle coordinate di pagamento. 

Le azioni sinora effettuate dal lettore, cioè la variazione dei dati di pagamento ed il sollecito via pec, sono corrette. Se non dovesse ricevere un riscontro a breve e non ha contatti telefonici diretti con i funzionari della sede Inps, può provare a contattare il Call Center dell’Inps ed a segnalare il grave problema. Come “ultima spiaggia”, il consiglio è di recarsi direttamente presso la sede Inps e di parlare con un funzionario addetto al pagamento delle prestazioni. 

Articolo tratto dalla consulenza della dott.ssa Noemi Secci 


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