Diritto e Fisco | Editoriale

Si può annullare un acquisto se il prezzo è alto?

15 giugno 2018


Si può annullare un acquisto se il prezzo è alto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2018



Quando e come esercitare il diritto di recesso se ci si accorge che lo stesso prodotto viene venduto da un altro negozio a un prezzo più basso. Il caso dei saldi, della garanzia, della rescissione del contratto e dell’annullamento per dolo.

Immagina di aver acquistato un televisore in un centro commerciale pagandolo 900 euro e di scoprire due giorni dopo che un altro negozio vende lo stesso modello sottocosto a 500 euro. Ti senti beffato e chiedi di poter restituire il televisore che, tra l’altro, non hai neppure montato. Il centro commerciale ti dice che non è più possibile. La cosa ti suona strana visto che un tuo collega di lavoro, che aveva avuto una vicenda simile, era invece riuscito a spuntarla. Il collega aveva acquistato un computer online sul sito della stessa catena commerciale e aveva potuto restituirlo dopo 10 giorni da quando gli era stato consegnato, solo dichiarando di aver trovato il medesimo bene a un prezzo più conveniente. Perché a te non è concessa la stessa opportunità? Così ti chiedi: si può annullare un acquisto se il prezzo è alto? Ecco cosa prevede a riguardo la legge e il codice del consumo.

Nonostante l’apparente disparità di trattamento e l’ingiustizia dell’accaduto il consumatore che ha acquistato in negozio non potrà mai, in questo caso specifico, agire davanti a un giudice per chiedere la risoluzione del contratto (ossia lo scioglimento). Tantomeno quindi potrà fare la voce grossa davanti al commerciante. Infatti la legge fissa due principi fondamentali di cui è bene tenere conto quando si ha a che fare con lo shopping compulsivo: i prezzi sono liberi e il diritto di recesso si applica solo alle vendite a distanza come quelle online. Sul piano della sostanza quindi non vi sono i presupposti per procedere in via giudiziale contro il centro commerciale. Cerchiamo di capirci meglio.

Se vai a fare spese e, spinta dall’entusiasmo, acquisti un vestito in un negozio e poi ti accorgi che quello poco più avanti ha messo lo stesso capo di abbigliamento ai saldi, non puoi contestare nulla a chi te lo ha venduto. Sei stata tu, infatti, a recarti in quel punto vendita, a trovare di tuo gradimento l’abito, a valutarne anche il prezzo e ritenerlo confacente alle tue aspettative, tanto da acquistarlo.

Viceversa, se trovi lo stesso abito su un sito internet e, dopo averlo ricevuto dal corriere, ti accorgi che non ti piace più per qualsiasi ragione (perché sul sito appariva più bello, perché la stoffa non sembra di buona qualità, perché hai trovato chi te lo fa a un prezzo migliore, perché non piace ai tuoi familiari che lo hanno visto per la prima volta, perché alla fine pensi di aver fatto un acquisto affrettato, ecc.) lo puoi restituire entro i primi 14 giorni. È quello che la legge chiama «diritto di recesso» o di ripensamento che consente di restituire il bene acquistato “fuori dai locali commerciali” (ossia fuori da negozi o da stand fieristici) come nel caso di internet, di televendite, di acquisto su corrispondenza o su cataloghi, vendite porta a porta, ecc. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Se non mi piace ciò che ho comprato posso restituirlo?

Per poter restituire un oggetto acquistato in un negozio bisogna trovare una giustificazione più plausibile come, ad esempio, il fatto che il venditore abbia mentito sulle reali qualità dell’oggetto e queste non erano facilmente visibili all’atto dell’acquisto. Si pensi a un paio di scarpe vendute come “di pelle vera” e invece risultate di un tessuto sintetico. Si tratta del cosiddetto dolo contrattuale che consente di sciogliersi dal contratto entro cinque anni dalla scoperta del dolo stesso. Il dolo deve essere un comportamento consistente in un inganno, un raggiro volto a viziare il consenso e la volontà del consumatore, per convincerlo ad acquistare o comunque concludere il contratto; è causa di annullamento della vendita solo se, senza il dolo, il cliente non avrebbe acquistato il prodotto (leggi sul punto Fraudolento: che significa).

Le semplici vanterie del negoziante (il cosiddetto dolus bonus) che decanta genericamente le lodi della propria merce non possono essere considerate un motivo di annullamento del contratto; è il caso del venditore di un elettrodomestico che dica «Con questa lavatrice non avrete assolutamente problemi. È la migliore sul mercato».  

Un ultimo caso in cui è possibile restituire un oggetto acquistato in un negozio è quando questo risulta rotto, guasto, non correttamente funzionante o presenti dei difetti non evidenti all’atto dell’acquisto (si pensi a un abito con una macchia o con numerose scuciture). Il venditore è tenuto a garantire la qualità dell’oggetto per ben due anni (la cosiddetta garanzia). Questo diritto, tuttavia, consente di chiedere, alternativamente (a richiesta dell’acquirente), la riparazione dell’oggetto o la sostituzione con un altro dello stesso tipo. Solo se ciò non dovesse essere possibile, il consumatore potrà chiedere – anche in questo caso a sua insindacabile scelta – o la restituzione del prezzo pagato oppure uno sconto in relazione alla diminuzione di valore dell’oggetto. Per esercitare questo diritto è necessario inviare una lettera al venditore, con raccomandata a/r o una Pec, entro 60 giorni dalla scoperta del problema evidenziando i difetti riscontrati. 

Oltre alle ipotesi di vendite online, c’è un altro caso in cui puoi annullare un contratto per prezzo troppo alto, ma si tratta di casi eccezionali che difficilmente capitano nella vita quotidiana a meno che ci si sia imbattuti in un truffatore o un approfittatore: i casi di rescissione del contratto. Quando una persona, in uno stato di pericolo o in uno stato di bisogno, accetta delle condizioni inique di contratto ha un anno di tempo per chiederne l’annullamento. In particolare, la rescissione si può chiedere in due casi:

  • quando le condizioni inique sono state accettate per la necessità, nota alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. Si pensi a una persona che sta per morire di sete che, in mezzo a un deserto, decide di acquistare un bicchiere d’acqua a mille euro o a chi, ferito in un incidente, paga per un passaggio al pronto soccorso diverse centinaia di euro. Il giudice, nel pronunciare la sentenza di scioglimento del contratto, può comunque assegnare un equo compenso all’altra parte (quella che ha eseguito la prestazione chiedendo un compenso iniquo) per l’opera da lui prestata. Così, ad esempio, l’autista dell’autoambulanza riceverà il prezzo normale di una corsa;
  • quando le condizioni inique siano state accettate da una parte perché spinta da uno stato di bisogno del quale l’altra ha approfittato per trarne un vantaggio. In questo caso si parla di rescissione per lesione. Tuttavia, non ogni disparità tra le prestazioni consente di ottenere la rescissione del contratto. L’azione è infatti consentita solo quando il valore di una prestazione supera di oltre la metà il valore dell’altra.

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