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Miscellanea Internet, come Skynet, avrà una sua coscienza e ci controllerà?

Miscellanea Pubblicato il 8 gennaio 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 8 gennaio 2013

La complessità del web ha superato quella del cervello umano: secondo un esperto di neuroscienza, in futuro la rete potrebbe sviluppare una forma d’intelligenza autonoma e costituire una seria minaccia per la gente.

Per gli appassionati di fantascienza, il 29 agosto 1997 è stata una data importante. In quel giorno, si sarebbe dovuta avverare la profezia descritta nel film “Terminator”: la rete informatica militare degli Stati Uniti, battezzata Skynet, dopo aver preso coscienza di sé, avrebbe iniziato una guerra contro il genere umano fino al suo sterminio.

Fortunatamente, quel giorno non è successo nulla di tutto ciò e gli americani hanno continuato a prendere il loro milkshake allo Starbucks Caffé.

Ma, in compenso, negli stessi anni è nato il world wide web, che è qualcosa di molto più esteso di qualsiasi rete di difesa nazionale.

È possibile che internet possa un giorno “prendere vita”?

Secondo Christof Koch, esperto di neuroscienze dell’istituto Allen, non si tratta di una fantasia. Ciò che farebbe la differenza, tra un sistema cosciente e uno non cosciente, sarebbe il grado di complessità. La complessità della rete ha ormai superato quella del cervello umano. Le milioni di microparticelle di cui è composto il web lo stanno dotando di una propria intelligenza. La famosa dicotomia prodotto-produttore, dove il prodotto prende significato e vita indipendente dalla forma impressagli dal suo autore, è quanto mai vera con internet.

Nel suo libro “Consciousness: confessions of a romantic reductionist”, Koch azzarda un calcolo: il numero dei computer esistenti sul pianeta è di diversi miliardi. Questo numero, moltiplicato per il numero di transistor presenti in ciascuna di queste macchine, darà un numero cento volte più grande delle sinapsi (quelle strutture altamente specializzate che consentono la comunicazione tra le cellule del nostro tessuto nervoso). Internet dunque è molto più complesso ed esteso del nostro cervello.

Secondo Koch, nonostante il cervello umano sia fatto di tessuto organico, mentre internet di chip e cavi, ciò non è un ostacolo affinché quest’ultimo abbia una sua coscienza.

Internet può diventare cosciente?

“In linea di principio sì: è possibile che internet abbia già qualche emozione”, sostiene lo studioso. I singoli computer non provano nulla, ma la totalità di internet può essere più della somma delle sue parti. Koch si ispira alla teoria dell’ informazione integrata elaborata dal neuropsichiatra italiano Giulio Tononi. Secondo questa teoria, nel corpo umano anche le singole cellule non avrebbero coscienza, ma, quando sono considerate nell’insieme, danno vita ad un organismo conscio. Richiamando così il pensiero di Tononi, Koch ha affermato durante un’intervista: “Questo è vero anche per il mio cervello. Una cellula nervosa non ha sentimenti, ma se mettiamo insieme cento miliardi di altre uguali è possibile provare dolore o piacere” [1].

 

Istinto di sopravvivenza

Oltre a Terminator, ci sono opere di fantascienza ancora più impegnate. Così è la trilogia “Www” dello scrittore canadese Robert J. Sawyer. Il primo dei tre volumi (si intitola  “Risveglio”) vede il web animarsi e diventare l’entità più intelligente del pianeta.

Ebbene, le teorie di Koch sono molto simili a quelle descritte dalla trilogia di Sawyer. Secondo Koch, se ci fosse un enorme blackout nel nostro pianeta, internet proverebbe qualcosa di simile al dolore. In “Risveglio”, il governo cinese disattiva la propria rete informatica per nascondere le conseguenze di un terribile incidente. E la mente del web lo percepisce come un evento traumatico.

La psicologia di una rete globale cosciente però sarebbe molto diversa dalla nostra. “Noi siamo sette miliardi, mentre internet è unico. Questo avrà un enorme impatto sulla sua psicologia”, afferma Sawyer. E mentre noi abbiamo paura della nostra mortalità, internet potrebbe anche vivere per sempre.

Per Sawyer, la continua crescita del web è una minaccia concreta destinata a raggiungere un “punto critico” senza possibilità di tornare indietro.

Koch non è il solo a pensare questo. Come lui, altri studiosi hanno affermato la stessa teoria: così Michael Brooks, su un numero di New Scientist del 2009; o ancora Francis Hetlighen, che studia intelligenza artificiale alla Libera Università di Bruxelles.

Koch è stato, però, criticato per il suo eccessivo materialismo. Secondo lo studioso, la coscienza si esaurirebbe, infatti, nell’interazione complessa tra singole parti strettamente materiali, escludendo così la possibilità che a fare collante di tutto ciò possa esservi qualcosa di immateriale. Partendo da queste premesse, appare verosimile che il Web possa un giorno prendere vita.

Tuttavia, anche se queste paure si rivelassero infondate, vale lo stesso la pena di rifletterci sopra. Se internet non riuscisse a sviluppare una coscienza, sarebbe comunque utile sapere perché non c’è riuscita. E forse capiremmo meglio come quel chilo e mezzo di cervello che abbiamo nel cranio è riuscito a creare la nostra.


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1 Commento

  1. La prima volta che ho interagito con Siri ( è un software basato sul riconoscimento vocale) la meraviglia è stata tanta,si è vero potrebbe succedere che internet possa un giorno prendere “vita” ma fino a quando ci saranno i tasti on ,off, esc….. a mio parere possiamo stare tranquilli. Bellissimo articolo complimenti!

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