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Lo sai che? Appello: come cambia dal 2013 la nuova restrizione col contributo unificato

Lo sai che? Pubblicato il 6 gennaio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 gennaio 2013

Dopo l’approvazione del cosiddetto “filtro in appello”, è stata approvata, per il 2013, un’ulteriore restrizione alla possibilità di proporre appello, sia esso in via principale che incidentale: il meccanismo, questa volta, è indiretto e si vale delle nuove regole sul pagamento del contributo unificato. Vediamo di che si tratta.

Per tutte le liti di secondo grado, iniziate dopo il 30 gennaio 2013 (ossia trenta giorni dopo la pubblicazione della legge di stabilità [1]), quando l’impugnazione, anche se incidentale, viene dal giudice respinta integralmente o dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato: tale importo è pari a quello dovuto per la stessa impugnazione principale o incidentale [2].

A stabilire tale obbligo sarà lo stesso giudice, nel provvedimento che chiude il giudizio. In altre parole, il magistrato, nel rigettare l’appello, dovrà anche stabilire se sussistono i presupposti di inammissibilità o improcedibilità che danno luogo all’obbligo – per la parte appellante – di integrazione del contributo unificato. Tale obbligo, poi, sorge materialmente al momento del deposito del provvedimento giudiziale.

Dunque, raddoppiano le somme del contributo unificato a carico del proponente l’appello in caso di soccombenza. La soccombenza, ad ogni modo, deve essere integrale.

Coordinamento con il filtro in appello

La nuova disposizione si coordina con le norme appena approvate sul filtro in appello.

Ricordiamo che, secondo il regime riformato, alla prima udienza di trattazione il giudice valuta innanzitutto la fondatezza dell’impugnazione. Lo fa dando luogo a una discussione tra le parti, che possono dire la loro, in ossequio al principio del contraddittorio. In caso di valutazione negativa, il giudice dichiara l’inammissibilità con ordinanza succintamente motivata, chiudendo il procedimento. Diversamente, il magistrato procede alla trattazione, senza adottare alcun provvedimento e procedendo secondo le regole ordinarie.

Dunque, è già nella “ordinanza succintamente motivata” (e non solo nella sentenza di merito) che il giudice potrà decidere circa l’obbligo di integrazione del contributo unificato.

Il CNF ha criticato il nuovo sistema, definendola una “manovra di disincentivazione” alla tutela dei propri diritti.

Chi ha proposto un’impugnazione, anche in via incidentale, dichiarata infondata, inammissibile o improcedibile (anche con l’ordinanza succintamente motivata di cui alla nuova udienza “filtro” di trattazione) dovrà versare un’ulteriore somma pari all’importo del contributo unificato dovuto per l’impugnazione stessa.

note

[1] Approvata con legge 24.12.2012 n. 228 e pubblicata sulla G.U. n. 302 del 29.12.2012.

[2] Si tratta di una modifica apportata all’articolo 13 del Testo Unico sulle spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo il comma 1-ter.


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