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Lo sai che? Trasferimento all’estero: l’assistenza sanitaria è a carico mio?

Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2018

Chi ha diritto alle cure gratuite quando va in un altro Paese per lavoro o per studio? Dove bisogna anticipare le spese e come chiedere il rimborso?

Si sa che al giorno d’oggi non si deve escludere la possibilità di cercare un lavoro fuori dall’Italia. Ma può anche succedere che a chi il lavoro ce l’ha già venga chiesto di spostarsi nella sede di un altro Paese per un certo periodo di tempo. In quest’ultimo caso si può chiedere all’azienda di risolvere qualche problema pratico: la casa, la scuola dei bambini, ecc. Ci sono, però, altre questioni che nemmeno con tutta la buona volontà può risolvere l’azienda. Tra queste, il medico di famiglia. In sostanza, uno si può chiedere: in caso di trasferimento all’estero, l’assistenza sanitaria è a carico mio? Dipende dallo Stato in cui ci si trasferisce. Tutto è molto più semplice, ad esempio, all’interno dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, che comprende Paesi extra Ue come Norvegia o Islanda. Ci sono accordi anche con la Svizzera e con altri Stati. Le cose si complicano laddove questi accordi non ci sono. Vediamo, allora, in caso di trasferimento all’estero, a carico di chi è l’assistenza sanitaria.

Assistenza sanitaria all’estero: chi ne ha diritto?

Secondo il Ministero della Salute, tra le persone che sono state trasferite all’estero hanno diritto all’assistenza sanitaria in forma diretta o indiretta studenti e lavoratori del settore pubblico e privato.

Nel settore pubblico, possono beneficiarne:

  • i dipendenti delle amministrazioni statali;
  • il personale militare italiano in servizio all’estero (anche di leva);
  • il personale docente o non docente, di ruolo, in servizio presso una scuola o un’istituzione culturale all’estero;
  • i lavoratori delle delegazioni o degli enti all’estero;
  • i dipendenti con rapporto regolato secondo la legge italiana o secondo quella locale ma con contributi previdenziali italiani e con assistenza sanitaria garantita dal Servizio sanitario nazionale;
  • i familiari che convivono con il lavoratore trasferito all’estero o che lo raggiungono per periodi brevi.

Nel settore privato, invece, hanno diritto:

  • i lavoratori impegnati temporaneamente all’estero, inclusi i trasportatori iscritti al Ssn;
  • i lavoratori residenti all’estero con un rapporto disciplinato dalla lege italiana per svolgere un’attività fuori dal nostro Paese;
  • i religiosi che lavorano presso terzi ed hanno una retribuzione equiparata al reddito da lavoro dipendente;
  • i collaboratori familiari di agenti o funzionari diplomatici o consolari;
  • gli autonomi e liberi professionisti che svolgono un’attività limitata all’estero e per un committente straniero assoggettati al regime fiscale italiano;
  • gli studenti con borsa di studio o in stage presso università o fondazioni estere legalmente riconosciute;
  • i titolari di pensione temporaneamente all’estero che percepiscono un assegno dallo Stato o da istituti di previdenza italiani e che possono documentare il loro lavoro all’estero per conto dello Stato italiano;
  • gli invalidi di guerra o per causa di servizio;

i familiari conviventi con il lavoratore all’estero o che lo raggiungono per un breve periodo.

Assistenza sanitaria all’estero: il sistema di mobilità internazionale

Per chi si trova ad affrontare un trasferimento all’estero è vuole sapere se l’assistenza sanitaria è a carico suo, esiste il sistema di mobilità internazionale che interessa:

  • i Paesi dell’Unione europea;
  • la Svizzera;
  • il Regno Unito;
  • i Paesi dello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein)
  • i Paesi in convenzione con i quali sono stati firmati degli accordi di sicurezza sociale (Argentina, Australia, Brasile, Capo Verde, Città del Vaticano, Paesi dell’ex Jugoslavia, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Tunisia).

In virtù dei regolamenti Ue [1] e delle singole convenzioni con i Paesi citati, chi si deve trasferire all’estero ha diritto all’assistenza sanitaria a carico dello Stato italiano, purché presentino alle istituzioni o agli enti che prestano cure nei vari Paesi i documenti che attestano questo diritto. Saranno, poi, gli enti esteri a girare la fattura delle prestazioni eseguite al nostro Ministero della Salute per chiedere il relativo rimborso.

Esiste una forma di assistenza sanitaria indiretta garantito da una direttiva europea [2]. Consiste nell’anticipare il costo di una prestazione sanitaria autorizzata e ricevuta in un Paese dell’Unione e, in un secondo momento, chiedere il rimborso al Servizio sanitario nazionale. L’importo del rimborso è pari al costo che il Ssn avrebbe sostenuto per la stessa prestazione in Italia senza superare il costo totale della cura. Significa che se per una prestazione ho speso in Austria 100 euro ed in Italia il Servizio sanitario avrebbe speso 90 euro per la stessa prestazione, mi verranno rimborsati 90 euro.

Assistenza sanitaria all’estero: cosa fare per averla nei Paesi convenzionati?

L’abbiamo appena accennato: chi deve affrontare un trasferimento all’estero può usufruire dell’assistenza sanitaria a carico dello Stato italiano presentando, in caso di bisogno, il formulario che attesta questo diritto. Tale documento va richiesto prima di partire alla propria Asl di competenza e dà la possibilità di avere l’assistenza sanitaria gratuita alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato in cui risiede, tranne per quanto riguarda l’eventuale partecipazione alla spesa sanitaria (a carico dell’assistito e non rimborsabile).

Non tutti i formulari sono uguali: variano a seconda delle singole convenzioni. Significa che non in tutti i Paesi c’è una copertura sanitaria completa. Nello specifico:

  • il modello S1 (o equivalente) garantisce un’assistenza sanitaria completa alla persona che ha fatto il trasferimento all’estero e ai familiari che risiedono con lui. Ma anche ai pensionati che vivono all’estero e ai propri familiari anche se non residenti nello stesso Stato;
  • la tessera europea di assicurazione malattia, o il relativo certificato sostitutivo provvisorio, garantisce l’accesso diretto all’assistenza sanitaria di cui si ha bisogno in uno Stato membro dell’Ue in caso di soggiorno temporaneo per motivi di turismo o di brevi missioni (ad esempio chi si trasferisce per un mese per motivi di lavoro);
  • il modello previsto per le singole convenzioni garantisce un’assistenza sanitaria limitata alle sole cure urgenti in caso di soggiorno temporaneo per motivi diversi dal lavoro (ad esempio turismo o studio).

Assistenza sanitaria all’estero nei Paesi non convenzionati

Che succede, però, in caso di trasferimento all’estero in un Paese extracomunitario non convenzionato con l’Italia? L’assistenza sanitaria è a carico di chi? In questo caso è a carico dello Stato ma con la formula dell’assistenza indiretta, cioè: il cittadino, come abbiamo spiegato in precedenza, deve anticipare le spese e poi presentare domanda di rimborso alla rappresentanza diplomatica italiana del Paese in cui si trova entro 3 mesi dalla data dell’ultima spesa per ogni evento sanitario. A quest’assistenza indiretta hanno diritto i lavoratori, gli studenti ed i familiari al seguito.

Come fare per avere l’assistenza sanitaria in un Paese non convenzionato

Prima del trasferimento all’estero in un Paese extraeuropeo o non convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, il cittadino deve recarsi all’Asl del suo territorio presentando:

  • nota di trasferimento all’estero del lavoratore e documentazione che attesti di restare assoggettato al sistema previdenziale italiano;
  • documentazione che attesti per lo studente il conseguimento di una borsa di studio o lo stage presso un’università o una fondazione estera;
  • fotocopia del libretto di iscrizione all’Asl o relativa autocertificazione;
  • codice fiscale del titolare e degli eventuali familiari al seguito.

I dipendenti pubblici possono chiedere l’attestato anche:

  • al Ministero della Salute, Direzione Generale della Programmazione sanitaria (Ufficio VIII);
  • all’amministrazione o ente pubblico presso il quale lavora;
  • alla sede di servizio della rappresentanza diplomatica, previa esibizione della citata documentazione.

La durata dell’attestato, e quindi dell’assistenza sanitaria indiretta, sarà pari al periodo di soggiorno del lavoratore o dello studente all’estero.

Come avere il rimborso

Il rimborso della spesa per l’assistenza sanitaria indiretta in un Paese extracomunitario non convenzionato con il Servizio sanitario italiano va presentata al Ministero della Salute, Direzione Generale della Programmazione sanitaria (ufficio VIII) tramite l’ambasciata o il consolato di riferimento entro 3 mesi dalla data in cui è stata fatta l’ultima spesa di ogni singolo episodio. Occorre allegare:

  • la domanda di rimborso (scaricabile qui) con data di presentazione, timbro e firma della rappresentanza diplomatica;
  • copia dell’attestato di assistenza sanitaria (scaricabile qui);
  • parere motivato della rappresentanza diplomatica circa i costi sostenuti;
  • codice fiscale del lavoratore o dello studente;
  • certificato medico con diagnosi e/o relazione sanitaria;
  • dichiarazione della struttura sanitaria dov’è stato eventualmente ricoverato il richiedente sul costo della degenza;
  • documentazione originale e quietanzata della spesa sostenuta con i singoli costi delle prestazioni con la relativa traduzione in italiano se in lingua diversa dall’inglese o dal francese;
  • modalità del rimborso (ad esempio bonifico bancario o postale con le dovute coordinate del conto corrente)
  • copia di tutte le carte della procedura.

Se rientro temporaneamente in Italia ho diritto all’assistenza sanitaria?

Mettiamo ora il caso di una persona che, a causa di un trasferimento all’estero, ha ottenuto l’assistenza sanitaria nel Paese extracomunitario non convenzionato in cui risiede. Se dovesse rientrare saltuariamente in Italia, ad esempio perché deve recarsi per qualche settimana nella sede dell’azienda o per passare un periodo di vacanza con i parenti, avrebbe diritto all’assistenza?

Chi rientra saltuariamente ha diritto alle prestazioni che vengono garantite ai cittadini italiani purché certifichi la sua attività di lavoro o di studio all’estero. Se il periodo che trascorre in Italia non è compatibile con i tempi previsti per ottenere di nuovo un medico di base, si può avere l’assistenza sanitaria con la formula delle visite occasionali e attraverso la guardia medica a carico dell’assistito. In un secondo momento sarà possibile chiedere il rimborso della spesa sostenuta al Ministero della Salute.

Se rientro definitivamente in Italia come posso avere l’assistenza sanitaria?

Il lavoratore o lo studente che ha concluso la sua esperienza all’estero e che deve rientrare in Italia definitivamente deve recarsi alla sua Asl di competenza per procedere alla reiscrizione e alla scelta del medico di famiglia ed ottenere, in questo modo, l’assistenza sanitaria gratuita.

note

[1] Regolamenti Ue n. 883/2004 e 987/2008.

[2] Direttiva Ue n. 24/2011 del 09.03.2011.


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