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Cane investito: a quanto ammonta il risarcimento del danno?

17 giugno 2018


Cane investito: a quanto ammonta il risarcimento del danno?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2018



Per l’investimento del cane paga il proprietario dell’auto, responsabile dell’uccisione, o la sua assicurazione? A quanto ammonta l’importo che si può chiedere a titolo di danni?

«Gli animali sono esseri senzienti». È questa la tesi che la giurisprudenza, ormai dal 2015, ha sposato e condiviso unanimemente, sottraendo così anche i cani alla classificazione di pure “cose” [1] quali erano considerati in passato. In quanto “essere vivente” e capace di avvertire emozioni e dolori, l’animale ha una propria sensibilità psico-fisica. Questo però non vuol dire che, se una persona investe un cane randagio, è tenuta a risarcire i suoi cuccioli. Tutto continua a ruotare intorno all’uomo: anche il risarcimento. Così, chi investe un bastardo non rischia nulla (a meno che non lo abbia fatto dolosamente, per crudeltà o altro motivo futile, nel qual caso scatta il reato); mentre chi uccide un cane col collarino deve risarcire il padrone, anche se minorenne. Ma a quanto ammonta il risarcimento del danno per il cane investito? A fare il punto della situazione è una recente sentenza del tribunale di Roma [2]. Non è la prima volta che i giudici della capitale si trovano a decidere un caso del genere: già ad inizio anno era stata emessa una interessante sentenza [3], ribattuta da numerose associazioni di tutela degli animali per il principio in essa sancito [3]. Principio che viene ribadito oggi, a chiare lettere. Vediamo dunque quali sono i diritti del proprietario del quadrupede.

Cane investito: il risarcimento lo paga l’assicurazione?

Prima di stabilire a quanto ammonta il risarcimento del danno per il cane investito, vediamo chi è tenuto a pagare: se l’automobilista-investitore, in quanto responsabile, oppure la sua assicurazione. Non vi sono dubbi che il danno al padrone deriva dalla circolazione del veicolo e pertanto è coperto dalla polizza rc-auto obbligatoria. Se il conducente è privo di assicurazione, a risarcire sarà il Fondo di Garanzia Vittime per la Strada.

Quindi il soggetto danneggiato dovrà prendere gli estremi dell’auto responsabile: numero di targa, di patente e di polizza assicurativa, nonché compagnia con la quale detta polizza è stata sottoscritta. Se il conducente non dovesse fermarsi, sarà possibile risalire alla sua identità tramite la relativa targa. Se neanche ciò dovesse essere possibile, scatta la copertura del Fondo di Garanzia.

La richiesta di risarcimento, documentata con le prove del danno, andrà presentata quindi all’assicurazione del responsabile.

Cane investito: a quanto ammonta il risarcimento?

Come noto, in generale il risarcimento del danno può riguardare sia i danni patrimoniali che quelli morali. Non vi è dubbio che i danni patrimoniali per l’investimento del cane possono riguardare: le spese mediche per la sua cura e, in caso di decesso, anche quelle per il valore commerciale dell’animale, quanto cioè lo si era pagato al negozio.

La novità è che i giudici hanno ammesso anche il risarcimento dei danni non patrimoniali. La perdita del fido compagno è infatti un evento che procura sofferenza interiore, non limitata peraltro a un solo giorno. Sicché tale sofferenza merita di essere risarcita.

Attenzione: il risarcimento non viene riconosciuto all’animale per le lesioni subite (un cane non è un soggetto di diritto, per cui non ha diritti e doveri come un essere umano) bensì al suo “padrone” (termine antipatico), per il patimento causato dalle lesioni o dalla perdita dell’animale di compagnia. Non può dubitarsi – dice il tribunale capitolino – che la morte del cane sia un evento drammatico e significativo sulla vita del padrone, instaurandosi tra i due, nella normalità dei casi, un rapporto di affetto intenso e rilevante.

La sofferenza però non si presume. È necessario che il proprietario dimostri il forte legame con il quadrupede e un peggioramento della propria vita a seguito del decesso dell’animale. Tale prova può essere fornita anche tramite testimoni. Anche se il cane guarisce il risarcimento per il danno non patrimoniale è comunque assicurato: il giudice può riconoscere, “in via equitativa”, l’ansia del padrone durante i mesi di cure alle quali l’animale si è sottoposto.

In tutti i casi che abbiamo ripreso dalla giurisprudenza, il danno – sommando quello patrimoniale a quello non patrimoniale – non supera mai la competenza del giudice di pace (cinquemila euro).

Quando l’automobilista non ha colpe

Si tenga in ultimo conto che se l’investimento è avvenuto per causa imputabile al cane che, sfuggendo al guinzaglio del padrone, è scappato sulla strada all’improvviso, rendendo impossibile evitare l’investimento, allora non sarà possibile chiedere alcun indennizzo all’assicurazione.

note

[1] Cass. sent. n. 54531/2016. Cfr. Trib. Milano decreto 13 marzo 2013 secondo cui: “Ritenuto che l’animale di compagnia non può essere più collocato nell’area semantica concettuale delle “cose”, ormai nell’area degli esseri “senzienti”, i coniugi che procedono a separazione personale possono validamente stabilire, in seno agli accordi, che un animale di compagnia, nella specie un gatto, resti a vivere nell’ambiente dove permane la moglie, e dove è anche collocata la figlia minorenne della coppia; sulla moglie graveranno le spese ordinarie relative all’animale, mentre le spese straordinarie per il medesimo graveranno, in parti uguali, tra i coniugi”; Trib. Varese decreto 7 dicembre 2011: “Il sentimento positivo per gli animali ha ormai protezione costituzionale e penale e riconoscimento comunitario, cosicché deve essere considerato un vero e proprio diritto soggettivo ad un animale da compagnia; diritto, quindi, che va attribuito anche al soggetto anziano e “vulnerabile”, beneficiario di amministratore di sostegno, allorché, ad esempio, egli esprima chiaramente e con determinazione il desiderio ed il bisogno di poter continuare a frequentare il proprio cane anche dopo il ricovero in struttura sanitaria assistenziale (c.d. casa di riposo); il g.t. deve riconoscere formalmente e tutelare il profondo rapporto tra il soggetto anziano e “vulnerabile” ed il suo animale, ricorrendo, se necessario, all’opera di un ausiliario, al quale è dovuto il rimborso di ogni spesa e di ogni costo inerenti all’animale”; S. Piraino, Momento individuale e idea sociale nel diritto alla felicità.

[2] Trib. Roma, sent. n. 16538/17.

[3] Trib. Roma, sent. n. 19747/2016 e sent. del 24.10.2017.

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