Diritto e Fisco | Editoriale

Che fare se i bambini non vogliono frequentare il padre separato?

16 giugno 2018 | Autore:


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È possibile per il padre separato obbligare i figli a vederlo anche se questi non vogliono? E come si può risalire alle reali ragioni che portano i bambini a rifiutare il padre? Con questo articolo si esamineranno le strade percorribili dal padre rifiutato per ritrovare l’intesa con i propri figli.

 Sei un padre separato e i tuoi figli si rifiutano di frequentarti? Vuoi capire se dietro il loro rifiuto c’è la tua ex moglie che ostacola i rapporti e vuoi ricostruire il legame con i tuoi bambini? Ecco cosa puoi fare concretamente per risolvere la situazione e ritornare a fare pienamente il padre.

Il rifiuto dei bambini di vedere il padre separato dalla madre

Può accadere che nel corso della separazione tra i coniugi il regime di visite tra il padre e i figli non venga rispettato.

Frequenti sono i casi, ad esempio, in cui il genitore presso cui i figli sono collocati, magari la madre, ostacoli le visite del padre, o che quest’ultimo si rifiuti di vedere i figli.

Ma cosa accade se ad ostacolare le visite con il padre non sia la volontà di uno o dell’altro genitore, ma quella dei figli che rifiutano di frequentare il padre?

In questi casi, quando il rifiuto dei figli non è in alcun modo superabile, vi sono due strade percorribili per il padre separato.

Riprendere i contatti con i bambini senza rivolgersi al giudice?

 La prima via senz’altro da preferire sia per tutelare i figli ed evitare un lungo percorso giudiziale, sia per contenere i costi e le spese di una procedura giudiziale, consiste nell’avviare una consulenza medica sui minori e sugli stessi genitori concordata fra quest’ultimi.

In questo caso è essenziale, però, che i genitori siano d’accordo di avviare questo percorso medico al di fuori delle aule giudiziarie.

Se, dunque, vi è intesa tra i genitori essi potranno rivolgersi ad un avvocato che indicherà loro il consulente medico più opportuno nel caso che li riguarda e, così, verrà avviato un percorso terapeutico al fine di valutare le reali ragioni che portano i bambini a rifiutare di frequentare il padre.

Il consulente medico farà una serie di valutazioni sui minori sottoponendoli a colloqui e test della personalità. Le valutazioni mediche se necessario, come si è detto, potranno riguardare anche i genitori.

All’esito del percorso di valutazione dei bambini il consulente medico se ritiene fondato il rifiuto di quest’ultimi di frequentare il padre dovrà spiegarne le ragioni (ma si tratterà di casi estremi: quando, ad esempio, ci sono violenze del padre sui figli e allora sarà necessario procedere anche penalmente).

In caso contrario il consulente medico potrà indicare la soluzione più opportuna per facilitare il riavvicinamento tra i bambini e il padre.

Ad esempio potrà prevedere che la frequentazione avvenga, almeno inizialmente, in presenza di uno psicologo, o indicare un percorso di sostegno e aiuto psicologico per il padre separato affinché egli sappia come è meglio approcciarsi con i bambini che lo rifiutano.

E così, gradualmente, potranno essere ripresi i contatti con la garanzia di una continua osservazione da parte di specialisti che darà sicurezza al padre di non essere abbandonato in questo difficile cammino.

Gli accordi presi al di fuori delle aule del tribunale dovranno poi essere presentanti al giudice per ottenerne riconoscimento. Così il padre separato potrà agire in giudizio nel caso non venissero rispettati.

Agire giudizialmente per frequentare i figli: è possibile?

Se, invece, non vi è spazio per un’intesa tra i genitori il padre separato che vorrà proteggere il suo rapporto con i figli dovrà necessariamente rivolgersi al tribunale per capire le reali motivazioni per cui i bambini non lo vogliono frequentare.

Si tratta di un percorso non facile, soprattutto per i bambini che verranno sottoposti a degli esami psicologici e poi sentiti direttamente dal giudice, ma che molte volte si rende necessario per tutelare i minori che hanno bisogno, nonostante la separazione dei genitori, di mantenere un rapporto equilibrato con la figura paterna.

Il tribunale per decidere si servirà di specialisti (medici e psicologi, attraverso una consulenza tecnica), che ascolteranno i bambini sottoponendoli a degli esami psicologici per approfondire la cause del rifiuto di frequentare il padre.

Inoltre il giudice potrà ascoltare direttamente il minore [1] per capire in prima persona lo stato emotivo dei figli.

Questo percorso verrà compiuto con delicatezza da parte dei consulenti medici e del giudice.

Infatti è bene ricordare che quando viene previsto un ascolto diretto dei minori da parte del giudice debbono disporsi tutte le cautele affinché essi non siano turbati e siano liberi di esprimersi serenamente [2].

Per esempio potrà essere utilizzato un vetrospecchio: questa misura viene utilizzata soprattutto se i bambini hanno meno di dodici anni, cosicché essi potranno parlare liberamente senza vedere cosa succede e chi lo ascolta al di là del vetro. Si parla di forma di ascolto protetto [3] .

Come fa il giudice a decidere se i bambini debbano tornare a frequentare il padre?

 Nei procedimenti davanti al tribunale avviati da un padre separato che si vede rifiutata dai figli una regolare frequentazione, tutto ruota attorno all’ascolto dei bambini da parte dei medici specialistici e da parte del giudice.

Tre sono i punti fondamentali che vengono valutati dai giudici in questi casi.

La situazione concreta

Infatti potrebbe darsi che il rifiuto sia dovuto a comportamenti della madre che influenzano i figli e la loro volontà. Si parla in questi casi di condotte alienanti della madre che potrebbe voler ostacolare il rapporto tra il padre separato e figli. Questa situazione sarà oggetto di accertamento del giudice.

Così in un caso i giudici hanno condannato la madre che non rispettava il calendario di visite del padre separato con i figli minori: la signora sosteneva di aver assecondato la volontà dei figli di non stare con il padre, invece nel corso della consulenza medica disposta dal tribunale era emerso che il rifiuto dei figli in realtà dipendeva dagli atteggiamenti della madre di profonda ostilità verso l’ex marito e che i bambini avevano assorbito [4].

In questi casi, però, è il padre separato che deve fornire tutte le prove necessarie per dimostrare le condotte ostili della madre, ad esempio facendo vedere ai giudici i messaggi di quest’ultima dai quali emerga chiaramente la volontà di allontanarlo dai bambini, o servendosi di qualche testimone che possa essere a conoscenza della reale situazione [5].

I giudici terranno conto dell’età dei figli

È chiaro che se il minore è già in età adolescenziale e ha tra i 12 e i 15 anni, oppure ha un’età ancora maggiore, ad esempio, 16 o 17 anni, il giudice sarà più propenso a rispettare la sua volontà. È evidente, infatti, che il rifiuto di frequentare il padre da parte di un ragazzino adolescente viene espresso con una capacità di giudizio senz’altro già ben chiara. È necessario in questi casi, dicono i giudici, che sia rispettata la sua volontà espressa in modo lucido e il suo interesse, senza imposizioni[6].

La valutazione della condotta tenuta dal padre

In un recente caso i giudici hanno deciso che la figlia minore non potesse essere obbligata a frequentare il padre separato il quale nel corso degli ultimi anni aveva manifestato poca attenzione e interesse nei suoi confronti mandandole solo qualche messaggio e facendole qualche sporadica telefonata.

La Cassazione in questo caso ha stabilito che, dato il rifiuto della figlia, espresso in modo netto, di frequentare con regolarità il padre, un riavvicinamento con quest’ultimo poteva avvenire solo spontaneamente.

Tuttavia il padre separato non ha certamente sbagliato nel agire giudizialmente per vedersi riconosciuto il suo ruolo di genitore perché la Cassazione ha stabilito che a quest’ultimo fosse dato un supporto psicologico al fine di fornirgli tutti quei suggerimenti necessari per avviare un percorso che gli permettesse di riprendere la frequentazione con la figlia [7].

La giurisprudenza europea sul rifiuto dei bambini di vedere il padre

 I giudici italiani quando devono affrontare il tema della frequentazione dei figli con il padre separato fanno spesso riferimento anche alla giurisprudenza europea.

In particolare i giudici italiani ricordano che la Corte europea più volte ha stabilito, in casi come questi, che ai bambini non possa essere imposto un legame con il genitore che non vogliono frequentare.

Perciò il diritto dei figli di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e quello di quest’ultimi ad avere un rapporto effettivo con i figli deve essere valutato nel caso concreto [8].

Ciò vuol dire che se il figlio rifiuta di frequentare il padre separato, ad esempio perché non ha mai avuto una relazione stabile e continua con lui, o perché gli provoca un profondo disagio emotivo o uno stato di ansia ogni qualvolta lo deve incontrare, non sono possibili imposizioni!

Sarà necessario invece, gradualmente, verificare la possibilità di un percorso di riavvicinamento spontaneo e il padre separato dovrà essere pronto a sottoporsi ad un sostegno psicologico che lo aiuti a ricostruire il rapporto perduto con figli.

Cosa fare in concreto

Come si è visto due sono le strade percorribili per il padre separato rifiutato dai figli.

Senz’altro è consigliabile un percorso che aiuti a riallacciare i rapporti perduti al di fuori delle aule del tribunale, ma se ciò non è possibile il padre non si deve scoraggiare e, anzi, deve trovare la forza di agire giudizialmente: i figli una volta che saranno cresciuti gliene saranno grati.

Mantenere un buon rapporto con i genitori, soprattutto in un’età delicata, è d’altronde importante per la costruzione della persona.

Il padre separato dovrà però affrontare dei costi non indifferenti tra avvocati e consulenti medici e dovrà essere pronto a seguire un percorso non facilissimo, ma che potrà riportare un sereno ed equilibrato rapporto di frequentazione con i bambini al di fuori, comunque, di ogni forma di imposizione verso quest’ultimi.

note

[1] 336 bis c.c.

[2] Tribunale minori di Trieste sentenza del 28 marzo 2012, secondo cui: «l’ascolto del minore non può in ogni caso condurre a un turbamento della serenità dello stesso, sicché l’audizione verrebbe a porsi in contrasto con il suo superiore interesse».

[3] Cassazione, sentenza 5 marzo del 2014 n. 5097.

[4] C. App. Milano, sent. del 9 giugno 2011.

[5] Trib. Torino, sezione VII, sentenza del 4.4.2016, il quale ha ritenuto che «le allegazioni del padre circa condotte materne alienanti, denigratorie e screditanti della figura paterna sono generiche non concretandosi nell’allegazione di fatti ed episodi specifici, non essendo state dedotte specifiche istanze istruttorie a riguardo».

[6] Cass. sent. del 7.10.2016 n. 20107 che ha accolto la decisione dei precedenti giudici secondo cui: «i provvedimenti impositivi di visite incontri, e rapporti, non rispondono all’interesse del minore ad un effettiva e proficua bigenitorialità ed ad una crescita sana ed equilibrata né sono concretamente funzionali all’attuazione di quel diritto del genitore al mantenimento del legame con i figli, risultando anzi, in quanto imposti e non frutto di una spontanea rielaborazione relazionale, controproducenti e pregiudizievoli al recupero di una serena relazione padre – figlia».

[7] Cass. sent. del 7 ottobre 2016 n. 20107.

[8] Corte EDU, 17 dicembre 2013, Santilli/Italia;Corte EDU, 29 giugno 2004 Volesky/Rep.Ceca.


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