Diritto e Fisco | Editoriale

La riabilitazione penale

13 luglio 2018 | Autore:


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Riabilitazione: cos’è e come funziona? Quali sono le condizioni per la riabilitazione penale? Cos’è la buona condotta? Quali sono gli effetti penali della condanna? La riabilitazione può essere revocata?

Chi commette un reato, oltre a rischiare di andare in carcere, macchia la propria fedina penale. Si tratta di una specie di marchio che resta impresso sul certificato personale di ognuno, con conseguenze a volte molto importanti: ad esempio, quando si chiede di essere assunti, è molto probabile che il futuro datore di lavoro (pubblico o privato che sia) voglia vedere la fedina. Per non parlare delle preclusioni che comporta per la partecipazione ai concorsi pubblici, a bandi e gare. Ciò che non tutti sanno, però, è che la fedina penale può essere ripulita, proprio come se fosse un vestito a cui bisogna restituire il suo originario candore. Come fare? Uno degli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento è la riabilitazione penale, in grado di estinguere la pena e ogni altro effetto susseguente la condanna. Con questo articolo vedremo dunque cos’è e come funziona la riabilitazione penale.

Riabilitazione penale: cos’è?

La riabilitazione penale svolge la funzione di reintegrare il condannato nella posizione giuridica posseduta fino alla sentenza di condanna. La riabilitazione, quindi, tende a cancellare gli effetti penali del reato commesso con un vero e proprio colpo di spugna. Secondo il codice penale, la riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna [1]. Scopo della norma è quello di restituire il condannato alla società privo delle scorie della condanna penale. Ma cosa si intende per estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna? Spieghiamo meglio.

Pene accessorie: cosa sono?

Abbiamo detto che la riabilitazione penale estingue le pene accessorie e gli effetti penali della condanna. Ma cosa vuole dire la legge precisamente? Spieghiamolo con parole semplici. Il diritto penale prevede che il fatto costituente reato, oltre ad essere punito con la pena principale (la reclusione, in genere), sia sanzionato anche con una pena accessoria, cioè una punizione ulteriore che consegue automaticamente alla condanna. La riabilitazione produce i suoi effetti proprio su questo tipo di pene, non su quella principale; ed infatti, come vedremo di qui a breve, la riabilitazione può essere chiesta solamente dopo che il condannato abbia già scontato la pena principale.

Pene accessorie: quali sono?

Il codice penale prevede le seguenti pene accessorie:

  • l’interdizione dai pubblici uffici;
  • l’interdizione da una professione o da un’arte;
  • l’interdizione legale;
  • l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
  • l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • l’estinzione del rapporto di impiego o di lavoro;
  • la decadenza o la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
  • la pubblicazione della sentenza penale di condanna [2].

Come anticipato, vale la regola dell’automaticità della pena accessoria, nel senso che, mentre le pene principali (arresto, reclusione, ergastolo, multa e ammenda) sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna, quelle accessorie conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali di essa [3]. Quindi, una pena accessoria, quale la pubblicazione della sentenza di condanna, verrà applicata automaticamente a seguito della sanzione, senza bisogno che il giudice esplicitamente la menzioni nel provvedimento. Al contrario, dovrà essere richiamata l’eventuale non applicazione della pena accessoria la quale, si ripete ancora una volta, si dà per scontata.

Facciamo un altro esempio di pena accessoria. Il codice penale dice che, chiunque venga condannato per peculato, concussione o corruzione subisce, a titolo di pena accessoria, anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: in altre parole, non potrà mai più ricoprire un ruolo all’interno della pubblica amministrazione (salvo ipotesi attenuate, cioè di condanna entro i tre anni di pena) [4].

Effetti penali della condanna: cosa sono?

Possiamo definire effetti penali della condanna come le conseguenze negative derivanti, di diritto, da una sentenza di condanna, diverse dalla pena principale e da quella accessoria.

Ad esempio, sono effetti penali l’impossibilità di godere della sospensione condizionale della pena da parte di chi ha già goduto del beneficio per una precedente condanna; la rilevanza della condanna, anche se riabilitata, ai fini della dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato, oppure della recidiva. In pratica, la condanna penale, anche se oramai scontata e “ripulita” dalla riabilitazione, resta a carico del condannato per quanto riguarda l’eventuale futura applicazione della recidiva nel caso in cui egli commetta un nuovo fatto delittuoso.

Con la riabilitazione, invece, anche gli effetti penali vengono cancellati. Ciò significa che, se il riabilitato commette un nuovo crimine, del precedente non si potrà tener conto, ad esempio, ai fini della contestazione della recidiva o dell’abitualità a delinquere.

Riabilitazione: quali condizioni?

La riabilitazione penale può essere chiesta solamente dal condannato che abbia già scontato la pena principale, alle seguenti condizioni:

  1. che siano decorsi tre anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è in altro modo estinta, ovvero otto anni nel caso dei recidivi qualificati o dieci anni per i delinquenti abituali, professionali o per tendenza;
  2. che il condannato abbia dato prove concrete di buona condotta durante il periodo indicato;
  3. che il condannato non sia stato sottoposto a misure di sicurezza, tranne che si tratti di espulsione dello straniero dallo Stato o di confisca, ovvero che il provvedimento sia stato poi revocato;
  4. che il condannato abbia adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato (risarcimento), salvo che dimostri di essere nell’impossibilità di adempierle [5].

In presenza di tutti questi presupposti, la riabilitazione diventa un vero e proprio diritto per il condannato. Tra l’altro, la giurisprudenza ha precisato che la riabilitazione può trovare applicazione con riguardo a tutte le condanne, a prescindere dall’entità della pena o dall’eventuale concessione della sospensione condizionale [6]. Si pensi che la riabilitazione può essere ottenuta anche da chi sia stato condannato all’ergastolo: secondo la giurisprudenza, i termini stabiliti dalla legge (tre, otto o dieci anni) decorrono, nel caso di ergastolo, a partire dalla data del provvedimento di concessione della liberazione condizionale [7].

Riabilitazione e sospensione condizionale: quali rapporti?

Abbiamo detto che, requisito fondamentale per chiedere la riabilitazione penale, è che sia trascorso un determinato lasso di tempo dall’esecuzione della pena principale. In buona sostanza, la persona condannata a quattro anni di reclusione potrà chiedere la riabilitazione solamente quando suddetta pena sarà stata scontata. Ma cosa succede se la pena principale non viene eseguita? Il caso più frequente è quello del condannato a cui sia stata concessa sospensione condizionale della pena, cioè quel particolare beneficio previsto dalla legge nei casi in cui il giudice infligga una pena inferiore ai due anni. In questa ipotesi, il termine dei tre anni (oppure otto o dieci, nei casi più gravi) dall’esecuzione della pena quando comincia a decorrere, visto che la pena non è mai stata eseguita? La legge dice che qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena, il termine per chiedere la riabilitazione decorre dallo stesso momento dal quale decorre il termine di sospensione della pena. In poche parole, sospensione condizionale e riabilitazione corrono insieme.

Riabilitazione: vale anche per le misure di sicurezza?

La riabilitazione penale estingue le pene accessorie e gli effetti penali della condanna, ma non l’eventuale misura di sicurezza applicata. Le misure di sicurezza sono delle pene comminate a quelle persone che sono ritenute socialmente pericolose oppure, in quanto incapaci di intendere e di volere oppure minorenni, non possono essere soggetti alla normale pena della reclusione.

Ebbene, secondo la giurisprudenza la riabilitazione penale non intacca l’applicazione delle misure di sicurezza. Nello specifico, l’estinzione del reato per effetto della sopravvenuta riabilitazione non comporta in sede esecutiva la revoca della confisca disposta con la condanna definitiva [8].

Riabilitazione: cos’è la buona condotta?

Tra le condizioni essenziali per poter accedere alla riabilitazione penale c’è anche quello della buona condotta. Di cosa si tratta, praticamente? Secondo i giudici, la buona condotta deve consistere in fatti positivi e costanti di ravvedimento successivi alla sentenza di condanna. Tuttavia, le condanne per fatti successivi a detta sentenza non sono di per sé un ostacolo alla concessione del beneficio a meno che il giudice non tragga da esse, con riguardo alla natura e alla gravità dei fatti commessi, elementi idonei a convincerlo che il pentimento non è avvenuto [9].

Secondo altra giurisprudenza, poi, la valutazione del comportamento dell’interessato ai fini della verifica della buona condotta deve comprendere non solo il periodo di tre anni dall’esecuzione o dall’estinzione della pena inflitta, ma anche quello successivo, fino alla data della decisione sull’istanza presentata [10]. In poche parole, la condotta dell’aspirante riabilitato sarà sotto l’occhio del giudice fino all’emanazione del provvedimento con cui viene concessa.

Riabilitazione: può essere revocata?

La riabilitazione penale, al ricorrere delle condizioni sopra viste, rappresenta un vero e proprio diritto per il condannato, nel senso che il giudice non può scegliere di negargli il beneficio. La riabilitazione può avere luogo anche nel caso di sentenza straniera di condanna regolarmente riconosciuta in Italia.

Specularmente, però, la riabilitazione penale può (anzi, deve) essere revocata se il riabilitato commette, entro sette anni dalla concessione del beneficio, un delitto doloso per il quale la legge preveda la pena minima di due anni di reclusione, o altra pena più grave [11].

Riabilitazione per minori: cos’è?

La legge prevede una riabilitazione penale speciale per i minori [12]. Essa può essere concessa dopo il diciottesimo e prima del venticinquesimo anno di età e presuppone che il minore non sia sottoposto a pena o misura di sicurezza e che risulti completamente emendato, cioè reintegrato nella vita sociale

Riabilitazione: cosa rimane della condanna?

All’inizio di questo viaggio all’interno dell’istituto della riabilitazione penale abbiamo detto che la riabilitazione estingue le pene accessorie e gli effetti penali. Abbiamo spiegato cosa siano le pene accessorie e abbiamo definito gli effetti penali come quegli strascichi che seguono la condanna. La riabilitazione cancella le tracce del reato, favorendo il reinserimento del condannato nella società.

Eppure, la riabilitazione non elimina tutte le conseguenze del reato commesso. Ad esempio, secondo la Corte di Cassazione la riabilitazione estingue le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna ma non preclude la valutazione dei precedenti penali e giudiziari del riabilitato e, in genere, della sua condotta e della sua vita antecedenti al reato, valutazione che consente al giudice di commisurare concretamente la pena da irrogare per il nuovo reato [13].

Ancora, tra le conseguenze dell’estinzione di ogni effetto penale della condanna a seguito di riabilitazione, non rientra la cancellazione dell’iscrizione della sentenza del casellario: la legge, infatti, stabilisce solamente che il provvedimento di riabilitazione deve essere annotato nel casellario [14].

La riabilitazione penale, invece, consente al riabilitato di ottenere nuovamente la non menzione della condanna nel certificato penale se tale beneficio era stato concesso in precedenza per condanne oramai riabilitate [15].

note

[1] Art. 178 cod. pen.

[2] Art. 19 cod. pen.

[3] Art. 20 cod. pen.

[4] Art. 317-bis cod. pen.

[5] Art. 179 cod. pen.

[6] Cass., sent. del 01.12.1999.

[7] Cass., sent. n. 4367 del 14.08.1996.

[8] Cass., sent. n. 3311 del 26.01.2012.

[9] Cass., sent. n. 733 del 24.06.1985.

[10] Cass., sent. n. 1507 del 11.01.2013

[11] Art. 180 cod. pen.

[12] R.d.l. n. 1404 del 20.07.1934.

[13] Cass., sent. n. 9116 del 04.08.1998.

[14] Cass., sent. n. 35078 del 04.09.2003.

[15] Cass., sent. del 05.02.2004.

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