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Vendite a domicilio: come si fanno?

17 giugno 2018


Vendite a domicilio: come si fanno?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2018



Regole e requisiti per chi fa vendita porta a porta: le condizioni di onorabilità per chi esercita la vendita di commercio al dettaglio e il tipo di contratto di lavoro.

Hai iniziato una piccola attività commerciale, ma non hai ancora un negozio. Per farti pubblicità stai usando un sito internet ma vorresti tentare anche le vendite a domicilio. In particolare invierai dei collaboratori che, come una sorta di agenti di commercio, tenteranno di piazzare i tuoi prodotti porta a porta. Tuttavia vuoi sapere qual è la disciplina che si applica in questi casi, quali autorizzazioni vanno richieste e come procedere. Insomma, come si fanno le vendite a domicilio? Qui di seguito ti daremo le istruzioni principali.

Cosa si intende per vendita a domicilio?

Le vendite a domicilio sono disciplinate da una apposita legge [1] del 2005. In generale si applica comunque tutto il codice del consumo. Per “vendita diretta a domicilio” si intende la forma speciale di vendita al dettaglio e di offerta di beni e servizi, effettuate tramite la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore finale o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi personali, di lavoro, di studio, di intrattenimento o di svago.

L’incaricato alla vendita a domicilio è colui che, con o senza vincolo di subordinazione, promuove, direttamente o indirettamente, la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio. Dunque, per realizzare la tua attività puoi valerti liberamente sia di dipendenti assunti che di collaboratori esterni che di agenti di commercio.

Requisiti per l’esercizio dell’attività di vendita a domicilio

Per svolgere l’attività di vendita a domicilio bisogna avere:

un tesserino di riconoscimento che viene rilasciato dall’azienda che effettua il commercio; tale tesserino va restituito nel caso in cui l’incaricato alla vendita a domicilio cessa l’incarico;

i requisiti di onorabilità previsti dalla legge per chi effettua attività di commercio [2].

In  particolare non possono esercitare l’attività commerciale di vendita e di somministrazione:

  • coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;
  • coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;
  • coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione;
  • coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l’igiene e la sanità pubblica;
  • coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all’inizio dell’esercizio dell’attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali;
  • coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza;

Non possono esercitare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande anche coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti; per reati concernenti la prevenzione dell’alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d’azzardo, le scommesse clandestine, nonché per reati relativi ad infrazioni alle norme sui giochi.

Il divieto di esercizio dell’attività dura per cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.

Modalità di esercizio dell’attività

L’attività di vendita a domicilio può essere svolta con o senza vincolo di subordinazione. 

In caso di assunzione si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato dall’impresa esercente la vendita diretta.

Invece, in caso di assenza di assunzione, l’incarico può essere svolto con contratto di agenzia oppure senza necessità di stipulare un contratto di agenzia, da soggetti che svolgono l’attività in maniera abituale, ancorché non esclusiva, o in maniera occasionale, purché incaricati da una o più imprese.

Rispetto a quest’ultima figura, il Ministero del Lavoro ha precisato che l’incaricato opera a fronte di una semplice autorizzazione dell’impresa, non in forza di un mandato obbligatorio assunto stabilmente: egli non assume, quindi, alcun obbligo di svolgere attività promozionale, non ha diritto di esclusiva sulla zona di esecuzione del rapporto, né è soggetto a vincoli di durata della prestazione o di raggiungimento di risultati di vendita. Il venditore in tal caso sarà inquadrato come “incaricato abituale alla vendita”, senza necessità di ricorrere ad un contratto di agenzia.

Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene

La legge vieta la promozione e la realizzazione:

  • di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fondi sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulle loro capacità commerciali;
  • di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio“, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.

Privacy

Il venditore a domicilio deve sempre identificarsi con il tesserino al momento in cui tenta una vendita a domicilio e non può superare la porta di casa se non autorizzato. La cassazione ha ritenuto rientrante nel domicilio anche la parte del pianerottolo antistante la porta, quella dove di solito si trova lo zerbino.

Diritto di recesso

L’acquirente di una vendita a domicilio ha 14 giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso e restituire il bene acquistato senza dover dare motivazioni. Leggi sul punto: Se non mi piace ciò che ho comprato posso restituirlo?

note

[1] La disciplina delle vendite dirette a domicilio è contenuta nella L. 17.8.2005 n. 173, che integra quanto già previsto dagli artt. 19, 20 e 22 del DLgs. 31.3.98 n. 114.

[2] Art. 71, co. 1, 3, 4, e 5 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.


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