Diritto e Fisco | Editoriale

Stipendio: come calcolare il netto dal lordo

13 Luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Luglio 2018



Come arrivare dall’importo lordo dello stipendio pattuito al netto mensile liquidato in busta paga dal datore di lavoro.

Il tuo stipendio mensile, nel contratto di lavoro, è pari a 1500 euro? Fai molta attenzione: se non è stato espressamente pattuito che 1500 euro è il netto in busta paga spettante, la cifra indicata è l’importo lordo della retribuzione, dalla quale si devono togliere i contributi previdenziali trattenuti al dipendente, le imposte ed eventuali ulteriori ritenute (come quella sindacale). Se il tuo stipendio lordo è di 1500 euro, dunque, molto probabilmente ti ritroverai con un netto in busta paga parecchio più basso, pari a quasi 1200 euro. La retribuzione lorda, difatti, è l’importo a cui hai teoricamente diritto sulla base dell’inquadramento contrattuale, e di eventuali ulteriori compensi pattuiti, mentre la retribuzione netta è, in parole semplici, lo stipendio al netto dei contributi e delle tasse, che ti vengono trattenuti ogni mese sul cedolino. Tanto è più alto lo stipendio, quanto più alta risulterà la differenza tra il lordo e il netto in busta: con un lordo di 2mila euro, ad esempio, il tuo netto mensile sarà pari a quasi 1500 euro; con un lordo di 2500 euro, percepirai circa 1700 euro “puliti”. Per fare dei calcoli esatti, però, devi conoscere l’esatto ammontare delle aliquote previdenziali, a quali detrazioni hai diritto, e sapere se devono essere applicate ulteriori trattenute. Ma procediamo per ordine, e vediamo, per capire a quanto ammonta lo stipendio, come calcolare il netto dal lordo.

Come si calcolano i contributi

In primo luogo, per calcolare correttamente lo stipendio netto, bisogna essere in grado di calcolare correttamente i contributi previdenziali Inps trattenuti in busta paga. L’ammontare dell’aliquota, cioè della percentuale calcolata sul reddito imponibile a titolo di contribuzione, varia a seconda dell’inquadramento del lavoratore e del settore a cui appartiene l’azienda. Nella generalità dei casi, comunque, al lavoratore è trattenuto il 9,19% dello stipendio a titolo di contribuzione. Se lo stipendio lordo è pari, ad esempio:

  • a 1500 euro, i contributi Inps trattenuti ogni mese ammontano a 137,85 euro;
  • a 2000 euro, i contributi Inps trattenuti ogni mese ammontano a 183,80 euro;
  • a 2500 euro, i contributi Inps trattenuti ogni mese ammontano a 229,75 euro.

Oltre ai contributi Inps cosiddetti obbligatori, possono esserci ulteriori trattenute a favore di enti previdenziali: ad esempio, se il lavoratore ha deciso di aderire alla previdenza complementare, oppure se è iscritto a un ente bilaterale o a un fondo particolare.

In ogni caso, non sempre devono essere assoggettati alla contribuzione previdenziale tutti i compensi lordi percepiti dal dipendente. In molti casi in busta paga possono figurare dei compensi esenti, come determinati rimborsi spese, o parzialmente esenti, come l’indennità di trasferta. Nemmeno il bonus Irpef da 80 euro deve essere assoggettato a contribuzione, così come il Tfr.

Come si calcola l’imponibile fiscale

Sottratti dallo stipendio i contributi previdenziali, si arriva all’imponibile fiscale, cioè all’ammontare dello stipendio da tassare. L’Irpef, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche, in pratica, va applicata non sullo stipendio lordo, ma sullo stipendio diminuito dei contributi previdenziali, perché questi sono oneri fiscalmente deducibili, che abbassano l’importo del reddito da sottoporre a tassazione.

Come si calcola l’Irpef

Per capire a quanto ammontano le trattenute fiscali in busta paga, bisogna saper calcolare l’Irpef: si tratta, come appena esposto, dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, che si determina per fasce di reddito, dette scaglioni. Ad ogni scaglione di reddito si applica un’aliquota diversa, cioè una percentuale d’imposta diversa:

  • sino a 15mila euro, l’aliquota è pari al 23%;
  • oltre 15mila e fino a 28mila euro, è pari al 27%;
  • oltre 28mila e fino a 55mila, ammonta al 38%;
  • oltre 55mila e fino a 75mila, è pari al 41%;
  • oltre 75mila è pari al 43%.

L’Irpef si calcola applicando l’aliquota d’imposta alle fasce di reddito: ad esempio, se si possiede un reddito pari a 26mila euro, i primi 15mila euro sono tassati al 23% ed i restanti 11mila sono tassati con l’aliquota della seconda fascia, il 27%; l’imposta ammonta dunque a 6.420 euro.

Oltre all’Irpef devono essere calcolate l’addizionale regionale e comunale all’Irpef: questi tributi hanno un importo differente a seconda di quanto stabilito dalla regione e dal comune di residenza. L’addizionale regionale è calcolata a saldo, nel conguaglio di fine anno, e trattenuta dal datore di lavoro in 11 rate, da gennaio a novembre. Lo stesso vale per l’addizionale comunale, per la quale è previsto però un acconto in 9 rate, trattenute da marzo a novembre dell’anno successivo.

Come si calcolano le detrazioni sullo stipendio

Una volta determinato l’importo dell’Irpef lorda, deve essere determinata l’Irpef netta trattenuta in busta paga sottraendo la detrazione per reddito di lavoro dipendente, che spetta se il reddito complessivo non supera 55mila euro nell’anno di riferimento.

La detrazione non è uguale per tutti i lavoratori, ma il calcolo differisce a seconda della fascia di reddito di appartenenza.

Per i lavoratori dipendenti esiste, in particolare, la cosiddetta no tax area: si tratta di una fascia di reddito al di sotto della quale l’importo della detrazione supera l’importo dell’imposta sul reddito. La no tax area è pari a 8mila euro annui per tutti i lavoratori subordinati.

In ogni caso, la detrazione spettante va rapportata ai giorni lavorati nell’anno e non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da pensione, da lavoro autonomo, da impresa minore).

Per tutti i lavoratori subordinati, le detrazioni per reddito di lavoro dipendente sono pari a:

  • nel caso in cui il reddito complessivo non sia superiore a 8mila euro: 1880 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 8.000 e 28.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 + [902 × (28.000 – reddito complessivo) / 20.000];
  • per reddito complessivo compreso tra 28.000 e 55.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 × [(55.000 – reddito complessivo) / 27.000];

Oltre 55.000 euro di reddito, come osservato, non è prevista nessuna detrazione.

La detrazione, come abbiamo detto, deve essere rapportata ai giorni di lavoro nell’anno: ad esempio, se i giorni di lavoro sono pari a 280, si deve dividere la detrazione spettante per 365 e la si deve moltiplicare per 280.

In ogni caso la detrazione sulla fascia di reddito minima non può essere inferiore a 690 euro o, per i rapporti di lavoro a tempo determinato (fra cui sono compresi anche i periodi di inattività per i quali si percepiscono i trattamenti a sostegno del reddito erogati dall’Inps), a 1.380 euro, a prescindere dal periodo di lavoro.

Sono assimilati, ai fini della detrazione, ai redditi da lavoro dipendente i seguenti redditi:

  • redditi da collaborazione (co.co.co. e vecchi co.co.pro e mini coco.co.);
  • compensi corrisposti a soci di cooperative;
  • borse di studio;
  • compensi corrisposti da terzi;
  • compensi a soggetti impegnati in lavori socialmente utili;
  • rendite vitalizie e a tempo determinato;
  • capitali e rendite da fondi pensione;
  • remunerazione dei sacerdoti.

Come si calcola lo stipendio dal lordo al netto

Vediamo ora i passaggi per comprendere quanto vale, alla mano, lo stipendio liquidato dal datore di lavoro.

Mettiamo il caso che, in base all’inquadramento contrattuale, il lavoratore abbia diritto a uno stipendio lordo pari a 26mila euro annui. Il lordo mensile si ottiene dividendo la predetta cifra per 13 (a meno che il contratto collettivo non preveda più mensilità, o particolari compensi aggiuntivi) dunque lo stipendio lordo mensile ammonta a 2mila euro. Questa cifra, come abbiamo osservato, non deve ingannare, in quanto devono essere trattenuti contributi, Irpef ed addizionale regionale e comunale, prima di arrivare al netto nel cedolino.

In primo luogo, bisogna togliere i contributi dallo stipendio: da 26mila euro annui togliamo, quindi, il 9,19%, ipotizzando che si tratti dell’aliquota applicata dall’Inps e che non si debbano versare i contributi ad altri enti. Otteniamo un imponibile fiscale annuo pari a 23.610,60 euro (mensile pari a 1.816,12 euro).

Da questa cifra bisogna arrivare all’imposta lorda, applicando le aliquote per scaglioni.

Come abbiamo osservato nel paragrafo dedicato al calcolo dell’imposta, l’Irpef su base annua ammonta, in questo caso, a 3.450 euro (primo scaglione) + 1.185,27 euro (secondo scaglione), quindi a 4.635,27 euro.

Dobbiamo poi applicare la detrazione per reddito di lavoro dipendente valida per la fascia di reddito complessivo compreso tra 8.000 e 28.000 euro, quindi si deve applicare la seguente formula:

  • 978 + [902 × (28.000 – reddito complessivo) / 20.000];
  • 978 + [902 × (28.000 – 23.610,60) / 20.000];
  • 978 + [902 × (4.389,40) / 20.000];
  • 978 + (902 ×0,21947)
  • 978+197,96
  • 175,96

Abbiamo dunque un’imposta netta annua pari a 3.459,31 euro.

Dopo aver calcolato l’Irpef, è necessario calcolare l’importo dell’addizionale regionale, secondo le regole previste dalla regione di residenza e l’addizionale comunale, secondo le regole previste dal comune di residenza. Nel nostro caso, ipotizziamo che l’addizionale regionale sia pari all’1,23% del reddito imponibile e ammonti a 290,41 euro annui e la comunale sia pari allo 0,8% e ammonti a 188,88 euro euro annui.

Il totale delle imposte è dunque pari a 3.938,60 euro.

A questo punto, bisogna togliere dallo stipendio lordo annuo meno i contributi l’importo delle imposte: arriviamo così allo stipendio netto annuo, pari a 19.672 euro.

Come conoscere lo stipendio netto mensile

Arrivati al netto annuo, è necessario dividere l’ammontare mensile per 13, per conoscere lo stipendio netto alla mano: nel caso di specie, il lavoratore percepirà 1.513,23 euro mensili.

Questi passaggi sono sufficienti, per il calcolo del reddito netto, nel caso in cui il dipendente non abbia familiari a carico o diritto ad ulteriori detrazioni (in questo caso il reddito si alza per l’applicazione delle detrazioni aggiuntive) e non abbia altri redditi (in quanto la detrazione si abbassa, sino ad azzerarsi, se il reddito supera i 55mila euro annui).

Ad ogni modo, questi passaggi fondamentali per giungere dallo stipendio lordo al netto liquidato nel cedolino fanno comprendere molto bene quanto pesino le imposte, anche per i cittadini non aventi un reddito particolarmente alto: è bene, dunque, prima di firmare il contratto di lavoro, prendere in considerazione non solo lo stipendio lordo, ma il netto mensile, per evitare amare sorprese.


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5 Commenti

  1. Scusate la stessa regola vale anche per chi percepisce assegno ordinario AOI con 41 anni di contributi e 70% di invalidità?
    Chiedo questo in quanto non so come funziona e cosa percepisce chi è stato giudicato inabile a meno di un terzo al lavoro.
    Spero che qualcuno mi sappia dare una eventuale risposta.
    Grazie

  2. Salve una richiesta se possibile. Mi hanno proposto un contratto a tempo inderteminato di 27.000 euro lorde annue, IV livello settore commerciale (con 13 e 14esima). Potete aiutarmi per capire quanto sarà il netto mensile?

  3. Buongiorno,mi hanno proposto un contratto con stipendio lordo pari a 37.886 euro, 14 mensilità.
    Ho 40 anni, singolo senza figli a carico.
    A quanto ammonterebbe il netto?
    Vi ringrazio anticipatamente
    Antonio

  4. Salve, a me hanno proposto un contratto a tempo indeterminato di € 35.000 , primo livello del ccnl, (13 e 14 mensilità).
    Sapreste dirmi a quanto ammonta lo stipendio mensile netto?
    Grazie infinite.
    Lisa

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