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Tamponamento con più auto: chi paga?

17 giugno 2018


Tamponamento con più auto: chi paga?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2018



Tamponamento a catena: quale assicurazione risarcisce il danno? I due casi di auto incolonnate e ferme e quello di auto in movimento. 

Mentre eri incolonnato in mezzo al traffico, sei stato tamponato da un’auto spinta, a sua volta, dalla macchina di dietro che l’ha urtata. Anche quest’ultima sostiene però di essere vittima di un ulteriore veicolo che l’avrebbe sfiorata. Insomma, è chiaro: c’è stato un tamponamento a catena. A questo punto è un bel problema stabilire chi di voi ha ragione e chi ha torto. Tu ritieni di aver comunque diritto al risarcimento perché non c’entri nulla con lo scontro, ma quello dietro di te non ne vuol sapere in quanto – sostiene – non ha colpe neanche lui. E così via. Fino all’ultimo il quale, a suo dire, può tutt’al più risarcire il danno a quello da lui sfiorato, ma non certo agli altri. Come si dipana la matassa? In caso di tamponamento con più auto, chi paga? La questione è stata di recente analizzata dalla Cassazione [1] che, su questo tema, ha mutato orientamento proprio di recente. Vediamo dunque cosa succede e da chi farsi risarcire.

Tamponamento tra due auto

In generale, nel caso di tamponamento tra due auto, l’opinione comune ritiene che chi tampona ha sempre torto perché si presume che non abbia rispettato le distanze di sicurezza. Questa affermazione è parzialmente esatta. Parzialmente perché tale presunzione è “relativa”, ossia consente di dimostrare il contrario. Quindi, più correttamente, è bene dire piuttosto che “chi tampona si ritiene responsabile salvo dimostri che la causa dell’incidente è derivato dalla condotta dell’auto tamponata”; si pensi al caso di chi frena senza avere le luci di stop funzionanti e che svolta all’ultimo secondo senza attivare le frecce o che subisce un guasto al motore.

Tamponamento tra più auto ferme e incolonnate

Nel caso invece di un tamponamento a catena tra più auto incolonnate e ferme, oppure che procedono lentamente nel traffico, il responsabile è il conducente dell’ultima vettura.

Il caso è abbastanza semplice da immaginare. Si pensi alle auto A, B e C incolonnate al semaforo e a distanza ravvicinata tra loro (così come è normale che sia quando si è fermi al rosso). Arriva in ultimo l’auto D che, non accorgendosi della ferma, tampona violentemente C, che a sua volta tampona B, che tampona A. In tali ipotesi, la responsabilità dell’intero scontro è di D benché questi non abbia avuto alcun contatto con le auto A e B, ma solo con C.

Dunque, in caso di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta o in leggero movimento, unico responsabile delle varie collisioni è il conducente che le ha determinate all’origine, tamponando da dietro l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.

Qui interviene un altro importante chiarimento fornito dalla Cassazione l’anno scorso [2]. Per ottenere il risarcimento, ciascun danneggiato dovrà rivolgersi alla propria assicurazione. Funziona, infatti, anche in questi casi,  il meccanismo del cosiddetto indennizzo diretto in forza del quale il danneggiato non è costretto a rivolgersi alla compagnia del danneggiante ma a quella con cui ha firmato la polizza. È vero infatti che la legge sull’indennizzo diretto non è applicabile agli incidenti con più auto, ma ciò non vale se il responsabile è uno solo.

Tamponamento tra più auto in movimento

Diverso è il caso di tamponamento tra più auto in movimento. Si pensi al caso di una serie di auto in autostrada dove A sta davanti a B; B sta davanti a C; C sta davanti a D. D’un tratto, alla vista di un autovelox, A frena improvvisamente facendo sì che B la tamponi. Alla vista dell’incidente anche C frena di colpo, urtando B e, nello stesso tempo, D va addosso a C. In questi casi come si stabiliscono le responsabilità? Secondo la Cassazione nell’ipotesi di tamponamento a catena tra veicoli in movimento esiste una presunzione di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante. Per cui saranno tutti responsabili e otterranno un risarcimento al 50%.

In tale ipotesi, non funziona più la regola dell’indennizzo diretto, per cui ciascun danneggiato dovrà rivolgersi all’assicurazione dell’auto del conducente che lo ha tamponato.

La giurisprudenza ha stabilito che la presunzione di pari responsabilità concorrente dei conducenti di veicoli coinvolti in uno scontro opera solamente nel caso in cui:

  • sia impossibile accertare con indagini specifiche la dinamica del sinistro e le relative responsabilità;
  • sia impossibile stabilire con certezza la quota di responsabilità delle singole condotte colpose sul verificarsi dell’evento.

Ne consegue che la presunzione opera sia nei casi in cui sia accertata la condotta che ha causato il sinistro ed incerto il grado di colpa attribuibile ai diversi conducenti, sia nei casi in cui risulti impossibile accertare la condotta che ha causato il danno. Al fine di superare la presunzione di colpa concorrente è necessario che uno dei conducenti fornisca la cosiddetta prova liberatoria, consistente nella dimostrazione di essersi uniformato alle norme sulla circolazione stradale e alle comuni regole di prudenza, nonché di aver fatto tutto quanto nelle proprie possibilità per evitare il verificarsi dello scontro e il prodursi di eventuali danni.

Se ci sono passeggeri

In caso di passeggeri presenti in auto, in tutti e due i casi di tamponamento – sia tra auto in movimento che ferme – la richiesta di risarcimento va presentata all’assicurazione del veicolo in cui si era trasportati; ciò avvantaggerà e velocizzerà le pratiche di risarcimento.

note

[1] Cass. sent. n. 15788/18 del 15.06.2018.

[2] Cass. ord. n. 3146/2017.

[3] La Cassazione ha chiarito che in tema di circolazione stradale, nell’ipotesi di tamponamento a catena tra veicoli in movimento trova applicazione l’articolo 2054, secondo comma, del codice civile., con conseguente presunzione di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante. Nel caso in esame, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.

Nel tamponamento a catena di autoveicoli in movimento trova applicazione, in linea generale, il disposto di cui all’art. 2054, comma 2, c.c. con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura in capo ad entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sulla inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, in assenza della prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile delle conseguenze delle collisioni è il conducente che le determinate tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna. La presunzione di responsabilità di cui all’art. 2054, comma 2, c.c., in particolare, costituisce criterio di distribuzione della responsabilità che opera sul presupposto dell’impossibilità di accertare con indagini specifiche le modalità del sinistro e le rispettive responsabilità, oppure di stabilire con certezza l’incidenza delle singole condotte colpose nella causazione dell’evento, di talché la stessa opera in ipotesi di tamponamento multiplo, in relazione al quale non sia provato non solo se il veicolo di mezzo fu tamponato e sospinto (ovvero se tamponò preventivamente il primo veicolo), ma nemmeno se la coda fosse in sosta o in movimento.

Cassazione Sentenza 15 luglio 2016, n. 7215

In tema di sinistri stradali, nell’eventualità si produca un tamponamento a catena, deve ritenersi l’addebito della responsabilità di tutti i tamponamenti all’ultimo veicolo della colonna e, dunque, l’applicabilità dell’art. 2054, primo comma del Codice Civile, soltanto nel caso di veicoli fermi incolonnati, mentre nel tamponamento a catena di veicoli in movimento troverà applicazione il secondo comma del richiamato articolo secondo il cui disposto vige la presunzione iuris tantum della colpa in egual misura a carico di entrambi i conducenti di ciascuna coppia dei veicoli sul presupposto della mancata osservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante laddove non venga fornita la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Giudice di Pace di Perugia, sent. n. 734/2015

In caso di tamponamento a catena, la presunzione di corresponsabilità tra i veicoli coinvolti non trova applicazione per il conducente che al momento dell’impatto sia riuscito ad arrestare la propria auto senza urtare – fino al momento del successivo tamponamento – quella che lo precedeva.

Giudice di Pace di Milano, sent. n. 4856/2016

In tema di circolazione stradale nei casi di tamponamento a catena di veicoli fermi incolonnati vale il principio che vada addebitata all’ultimo veicolo la responsabilità di tutti i tamponamenti dei veicoli precedenti. Nel tamponamento a catena di veicoli in movimento trova, invece, applicazione la presunzione iuris tantum della colpa in eguale misura a carico di entrambi i conducenti di ciascun veicolo tamponato e tamponante, quindi, con esclusione del primo e dell’ultimo veicolo della colonna. Stante quanto detto, nel caso concreto, era palese il mancato rispetto della distanza di sicurezza da parte dell’ultimo veicolo, condotto dal convenuto rispetto al veicolo antistante, guidato dall’attore, fermatosi a causa di un incolonnamento di veicoli. Di talché, si riconosceva la totale responsabilità del convenuto, il quale con una velocità non commisurata allo stato dei luoghi ed alle condizioni di traffico e senza mantenere la dovuta distanza di sicurezza dal veicolo che lo precedeva, tamponava quest’ultimo, cagionando all’attore-conducente lesioni personali, con conseguente diritto del medesimo ad essere risarcito dei danni sofferti.

Giudice di Pace di Perugia, sent. n. 561/2015

In tema di circolazione stradale nell’ipotesi di tamponamento a catena tra veicoli in movimento trova applicazione l’articolo 2054 c.c., comma 2, con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.

Cassazione sent. n. 8487/2015

In materia di sinistro stradale, nel tamponamento cosiddetto multiplo o in serie, gli urti, quasi contestuali, si sviluppano senza effetto domino dalla testa alla cosa della colonna di veicoli, mentre nel tamponamento a catena gli urti iniziano e si propagano con il predetto effetto dalla coda alla testa della colonna dei veicoli. Nel giudizio risarcitorio, pertanto, compete all’attore, a fronte delle contestazioni in merito svolte dalla compagnia di assicurazione, provare le concrete modalità del fatto dannoso, conseguendone in mancanza (come nella specie) la reiezione della proposta domanda risarcitoria.

Tribunale Bari sent. n. 4092/2014


Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 8 febbraio – 15 giugno 2018, n. 15788

Presidente Amendola – Relatore Pellecchia

Fatto e diritto

Rilevato che:

1. Nel 2006, M.G. , alla guida di un’autovettura, Lancia Y, di proprietà di L.B. , veniva tamponato da I.G. , conducente della vettura Polo di proprietà di I.C. , che a sua volta era stato tamponato dall’automobile, Audi A3, condotta da T.M. , di proprietà di T.G. . Il M. e la L. convenivano in giudizio questi ultimi, ritenuti unici responsabili del sinistro stradale, nonché la compagnia assicuratrice Unipol Ass.ni, al fine di ottenere il risarcimento dei i danni subiti.

I T. si costituivano in giudizio, eccependo l’infondatezza in fatto ed in diritto della domanda.

Con sentenza 112/2010, il Giudice di pace di San Giovanni in Fiore rigettava la domanda attorea, poiché non avanzata anche nei riguardi di I.G. e C. , rispettivamente conducente e proprietaria del primo veicolo tamponante.

2. Avverso tale sentenza i soccombenti proponevano appello, dolendosi del fatto che unico responsabile del sinistro occorso dovesse considerarsi il terzo veicolo coinvolto e ciò era emerso anche dal resoconto del teste Ta. che aveva dichiarato che i veicoli Lancia Y e Polo, incidentati, “procedevano lentamente” essendo “quasi fermi” e che l’autovettura Audi A3 era giunta a tutta velocità tamponando la Polo e causandone l’urto con la Lancia Y, mentre nessuna manovra di fortuna poteva essere adottata per evitare l’impatto dai conducenti delle indicate autovetture.

Il Tribunale di Cosenza, con sentenza 1953 del 24 settembre 2016, rigettava il gravame, ritenendo che il giudice di prime cure avesse fatto corretta applicazione dell’art. 2054 c.c. che, nelle ipotesi di tamponamento a catena, presume la colpa in egual misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli, in assenza di prova liberatoria volta a dimostrare di aver fatto tutto il necessario per evitare il danno.

3. Avverso tale pronuncia M.G. e L.B. propongono ricorso per cassazione avverso la sentenza del giudice di seconde cure, con tre motivi. Unipolsai ass.ni Spa resiste con controricorso.

3.1. È stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di inammissibilità del ricorso.

3.2. Il ricorrente ha depositato memoria.

Considerato che:

4. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio di non condividere le conclusioni cui perviene la detta proposta.

5.1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono la Violazione e falsa applicazione di norma di legge (art. 360, n. 3, cpc), in relazione agli artt. 2043, 2054, 2055, in relazione all’art. 1296 c.c., nonché ara. 141 e 149 c.c.. Il giudice di appello avrebbe errato nella qualificazione giuridica della vicenda, applicando l’art. 2054 c.c., anziché la disciplina dell’art. 2043 c.c.. Difatti sostengono che il giudice dell’appello nella sentenza impugnata, pur ritenendo provato il tamponamento a catena, e quindi riconoscendo che l’energia che ha determinato l’urto sia quella trasmessa dall’Audi A3, applica al caso di specie la previsione normativa di presunzione di responsabilità di cui al secondo comma dell’art. 2054 continuando a fare riferimento ad una fattispecie diversa da quella emersa dai fatti di causa e riconosciuta come verificatasi dallo stesso giudice. Era il conducente dell’Audi che doveva dimostrare di non avere potuto evitare l’impatto con la Polo; al più poteva esserci corresponsabilità tra il conducente dell’Audi e quello della Polo e quindi applicazione delle regole della responsabilità solidale.

5.2. Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano la falsa applicazione di norma di legge (art. 360 n. 3 c.p.c.). Carente, omessa e/o insufficiente motivazione (art. 360, n. 5 c.p.c.), errata valutazione delle prove in relazione all’applicazione della norma ex artt. 2043 e 2054 c.c., in relazione agli artt. 141 e 143 c.d.s.. Interruzione del nesso causale. Ti giudice del merito avrebbe errato là dove si è discostato dalla ricostruzione che la SC fa del nesso di causalità nei tamponamenti a catena, ponendo l’accento sul fatto che “l’essere i veicoli in movimento non consente di ricostruire se il tamponamento fra essi sia precedente o successivo a quello dell’ultimo veicolo”.

5.3. Con il terzo motivo denunciano l’omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c., in relazione all’art. 2054, 2 comma, cc. Censurano che in nessuna parte della decisione il Giudice abbia valutato, quale fatto decisivo della controversia oggetto di discussione tra le parti, la condizione dei luoghi del sinistro.

6. Il primo e secondo motivo congiuntamente esaminati sono fondati per quanto di ragione.

Va premesso che in tema di circolazione stradale, nell’ipotesi di tamponamento a catena tra veicoli in movimento trova applicazione l’art. 2054, secondo comma, cod. civ., con conseguente presunzione “iuris tantum” di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa (cfr. Cass. 4021 del 2013). Ora nel caso di specie, il giudice del merito ha ritenuto di dover applicare il principio previsto dall’art. 2054 secondo comma c.c.. Ma tale conclusione è errata, alla luce della pacifica dinamica del sinistro.

Come emerge dalla sentenza impugnata (pag. 4) si dà per accertato che nel centro cittadino i veicoli Lancia Y e Polo procedessero lentamente ed incolonnati e che è sopraggiunta a velocità l’Audi che ha determinato la spinta meccanica causa del sinistro. È il veicolo che sopraggiunge ad alta velocità ad imprimere la spinta in avanti all’ultimo veicolo della colonna causando così un tamponamento a catena delle altre vetture. Quindi il principio da applicare al caso di specie era quello secondo cui nel caso di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa (Cfr. Cass. 4021/2013 cit., e Cass. 8646/2003. Pertanto il giudice del rinvio dovrà rivalutare la fattispecie alla luce dei principi generali previsti dall’art. 2043 c.c..

6.1. Assorbiti gli altri motivi.

7. La Corte, accoglie i primi due motivi di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata, nei sensi di cui in motivazione, e rinvia al Tribunale di Cosenza, quale giudice dell’appello, in diversa compensazione anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

la Corte, accoglie i primi due motivi di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata come in motivazione, e rinvia al Tribunale di Cosenza, in diversa compensazione anche per le spese del presente giudizio.

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