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Il matrimonio: effetti e conseguenze

17 giugno 2018


Il matrimonio: effetti e conseguenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2018



Marito e moglie: i diritti e i doveri che derivano dal matrimonio. Le varie forme di matrimonio. Gli effetti previdenziali, successori, patrimoniali e personali.

Quando si pensa al matrimonio si richiama subito l’idea di due persone che, in Chiesa, salgono sull’altare e si dicono sì davanti al sacerdote; oppure che si presentano in Comune davanti al Sindaco (o all’ufficiale di Stato civile) e firmano l’atto di matrimonio. In verità il matrimonio è qualcosa di molto più complicato: ha effetti in materia successoria, civile, patrimoniale, previdenziale e implica un cambiamento di “status”. Il matrimonio comporta degli obblighi di legge – e non solo morali – che marito e moglie devono rispettare, a pena di sanzioni civili e penali. Non per niente anche la separazione e il divorzio sono degli stravolgimenti nel momento in cui devono riportare la situazione com’era in precedenza (e non sempre tutto può tornare come prima).

Cos’è il matrimonio?

Il matrimonio è l’unione tra due persone, marito e moglie. Quando si parla di matrimonio si intende sia l’atto – ossia la sua celebrazione – sia il rapporto che ne nasce immediatamente dopo e che consegue sino alla morte o al divorzio. 

Quanti tipi di matrimonio esistono?

A prima battuta si può pensare che esistono solo due forme di matrimonio: quello in Chiesta e quello in Comune. In realtà esistono addirittura quattro forme di matrimonio:

  1. matrimonio civile: è quello che celebra l’Ufficiale dello stato civile del Comune competente o un suo delegato (anche lo stesso Sindaco). Esso produce effetti solo per la legge italiana. Quindi, chi si sposa in Comune non è considerato sposato dalla Chiesa cattolica;
  2. matrimonio concordatario: è quello celebrato in una chiesa di culto cattolico. In virtù di espressi accordi tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, questo tipo di matrimonio esplica effetti, contemporaneamente, sia per la Chiesa che per la legge italiana (quindi produce anche gli stessi effetti del matrimonio civile). Pertanto, oggi, chi si sposa in Chiesa non ha bisogno di sposarsi una seconda volta in Comune;
  3. matrimonio religioso: è quello viene celebrato davanti a un soggetto legittimato in base all’ordinamento religioso (cattolico o non); produce effetti solo nell’ordinamento religioso. Chi sceglie questo rito, per potersi dire “sposato” anche per lo Stato deve eseguire anche il matrimonio civile;
  4. matrimonio religioso con effetti civili: riguarda le religioni diverse da quella cattolica (per la quale, come visto, c’è già il matrimonio concordatario). Proprio al pari del matrimonio concordatario, è una forma di matrimonio religioso concluso da soggetti legittimati in base al relativo culto. In conformità alle norme delle singole intese tra le confessioni religiose e lo Stato Italiano, produce effetti sia nell’ordinamento statale che nell’ordinamento religioso di riferimento. Anche in questo caso, quindi, non c’è bisogno di eseguire successivamente un matrimonio civile. 

Sinteticamente si può quindi dire che solo il matrimonio religioso produce effetti in ambito esclusivamente religioso; in tutti gli altri casi, oltre agli effetti sul piano religioso, si producono anche effetti sul piano civile: ossia il matrimonio è riconosciuto anche per la legge italiana. Vedremo a breve quali sono gli effetti civili del matrimonio.

Ci si può sposare all’estero?

Esiste la possibilità di effettuare un matrimonio che, seppur celebrato all’estero, ha effetti in Italia. Il matrimonio all’estero può riguardare sia due cittadini italiani che un cittadino italiano con un cittadino straniero. 

Può eseguire il matrimonio all’estero:

  • un’autorità straniera locale;
  • un’autorità diplomatica o consolare;
  • un ministro di un culto religioso.

Matrimonio all’estero celebrato da autorità straniera

Affinché il matrimonio celebrato all’estero abbia effetti anche in Italia è necessario:

  • rispettate le regole previste nello stato straniero per il matrimonio;
  • il rispetto delle condizioni previste dalla legge italiana per contrarre matrimonio (ad esempio non è possibile sposare una persona con meno di 16 anni o già sposata, anche se ciò è concetto dallo Stato straniero);
  • trasferire copia dell’atto di matrimonio redatto dall’autorità straniera all’autorità diplomatica o consolare italiana, che la trasmetterà all’Ufficiale di stato civile competente perché l’atto sia trascritto in Italia.

Matrimonio all’estero celebrato dall’autorità diplomatica o consolare

Questa forma di matrimonio è invece disciplinata dalla sola legge italiana e dunque produce direttamente ed immediatamente effetti nell’ordinamento giuridico italiano, senza bisogno di dover trasmettere la copia dell’atto di matrimonio.

Matrimonio all’estero celebrato da autorità religiosa

Tale matrimonio produce effetti nell’ordinamento civile italiano esclusivamente nel caso in cui produce effetti nell’ordinamento dello Stato straniero ove è celebrato.

Matrimonio: quali sono gli effetti civili?

Abbiamo detto sopra che solo il matrimonio religioso non produce effetti per lo Stato. Invece in caso di matrimonio civile, concordatario e religioso con effetti civili si realizzano anche i cosiddetti effetti civili del matrimonio. Questi sono:

  • cambiamento dello status: da celibe o nubile, si diventa coniugato;
  • effetti previdenziali: sono i diritti che un coniuge può vantare sul Tfr dell’altro e sulla pensione di reversibilità;
  • effetti in materia successoria: sono le regole in virtù delle quali un coniuge diventa erede dell’altro;
  • effetti nei rapporti tra coniugi: si tratta dei diritti e dei doveri che i coniugi assumono l’uno nei confronti dell’altro ed entrambi nei confronti della famiglia. 

Vediamo singolarmente quali sono gli effetti civili del matrimonio.

Effetti del matrimonio sullo status di coniuge

Il codice civile disciplina tutti gli effetti che, dal matrimonio, derivano sullo stato di ciascuno dei due coniugi. Eccoli:

  • aggiunta del cognome per la moglie: la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze.
  • scelta dell’amministratore di sostegno: se uno dei due coniugi dovesse presentare, un giorno, una incapacità non grave, il giudice potrà scegliere l’amministratore di sostegno e, nel fare ciò, deve preferire, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata;
  • soggetti legittimati alla presentazione dell’istanza di interdizione o di inabilitazione: nei casi di incapacità più grave, il coniuge dell’incapace può rivolgersi al tribunale per chiederne l’interdizione e l’inabilitazione;
  • prelievi e trapianti di organi e tessuti: il prelievo di organi e di tessuti è consentito secondo le modalità previste dalla presente legge. I medici forniscono informazioni sulle opportunità terapeutiche per le persone in attesa di trapianto nonché sulla natura e sulle circostanze del prelievo al coniuge non separato o al convivente more uxorio o, in mancanza, ai figli maggiori di età o, in mancanza di questi ultimi, ai genitori ovvero al rappresentante legale;
  • norme sull’alienazione degli immobili di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari: per gli affitti a uso abitativo spetta il diritto di opzione all’acquisto per l’assegnatario unitamente al proprio coniuge, qualora risulti in regime di comunione dei beni; in caso di rinunzia da parte dell’assegnatario, subentrano, con facoltà di rinunzia, nel diritto all’acquisto, nell’ordine: il coniuge in regime di separazione dei beni, il convivente more uxorio purché la convivenza duri da almeno cinque anni, i figli conviventi, i figli non conviventi;
  • ordini di protezione contro gli abusi familiari: quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente, il giudice, su istanza di parte, può adottare i cosiddetti ordini di protezione, con allontanamento dalla casa del soggetto pericoloso;
  • successione nel rapporto di locazione: in caso di morte del conduttore, il coniuge superstite subentri nel contratto di locazione.

Effetti del matrimonio in ambito previdenziale

Il matrimonio implica anche degli effetti in materia previdenziale. Eccoli.

Pensione di reversibilità: se un coniuge muore, la pensione di reversibilità, e cioè la quota della pensione che spetta ai soggetti indicati dalla legge nel caso di morte del lavoratore, è riconosciuta innanzitutto al coniuge. Non gli spetta però se si risposa (salvo la liquidazione di una somma una tantum, commisurata all’ammontare della pensione alla data del nuovo matrimonio)

TFR: il trattamento di fine rapporto, ossia ciò che comunemente viene chiamato “liquidazione” e che viene corrisposto dall’azienda alla cessazione del rapporto di lavoro subordinato, spetta innanzitutto al coniuge se il suddetto rapporto di lavoro sia interrotto per via della morte del lavoratore.

Effetti del matrimonio in ambito successorio

Alla morte di un coniuge, l’altro è sempre chiamato ad essere erede (può comunque rinunciare all’eredità). Questo diritto gli spetta anche se i due coniugi si sono separati, salvo in questo caso che a carico del coniuge superstite sia stato dichiarato il cosiddetto “addebito” ossia la responsabilità per la cessazione del matrimonio.

Vediamo più in particolare quali sono i diritti del coniuge superstite:

  • è ricompreso tra gli eredi nel caso in cui il defunto non abbia fatto testamento (cosiddetta successione legittima): i diritti successori del coniuge quindi non dipendono dalla redazione di un testamento;
  • anche se c’è un testamento che lo ha diseredato o gli ha assegnato una parte minima di patrimonio, il superstite ha sempre diritto a una quota dell’eredità prefissata dalla legge; egli è cioè considerato “legittimario”;
  • ha il diritto di abitazione della casa coniugale – quella cioè abitata dalla coppia prima della morte del titolare – nonché il diritto di uso dei beni mobili in essa contenuti.

La successione legittima

Le norme sulla successione legittima si applicano quando non è stato fatto testamento o il testamento riguarda solo una parte del patrimonio del defunto.

Nel primo caso l’intera eredità sarà devoluta secondo le norme della successione legittima; nel secondo caso invece saranno devoluti secondo le norme della successione legittima soltanto i beni non espressamente attribuiti con testamento.

Si riportano qui di seguito le quote di devoluzione relative alle situazioni più comuni:

  • se non ci sono figli, al coniuge spetta tutta l’eredità;
  • se c’è un figlio e il coniuge: a ciascuno spetta una metà del patrimonio
  • se ci sono più figli, al coniuge spetta un terzo del patrimonio, ai figli i restanti due terzi in parti uguali tra loro. Nell’ambito della successione legittima, in caso di concorso tra figli e coniuge del defunto i fratelli o gli ascendenti di quest’ultimo non hanno diritti successori;
  • se ci sono fratelli o genitori del coniuge defunto: al coniuge superstite spettano i due terzi del patrimonio.  

La successione dei legittimari e la quota disponibile

La legge riserva a determinati soggetti (definiti legittimari), una quota di eredità (la legittima), della quale non possono essere privati per volontà del defunto, sia stata questa espressa in un testamento o eseguita in vita mediante donazioni. Pertanto, si può liberamente disporre solo della quota che la legge non riserva a questi soggetti, ovvero della quota disponibile. Nel nostro ordinamento sono considerati legittimari: il coniuge, i figli e gli ascendenti, e questi ultimi soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Ecco quali sono le quote di ripartizione della legittima e le relative quote disponibili:

  • coniuge (in assenza di figli e ascendenti): al coniuge è riservata la metà del patrimonio. La quota disponibile è quindi pari alla metà;
  • concorso tra coniuge e figli: a) nel caso di un solo figlio, al coniuge è riservato un terzo del patrimonio, come al figlio. La quota disponibile è quindi pari a un terzo; b) nel caso in cui ci siano più figli, al coniuge è riservato un quarto del patrimonio e ai figli è riservata la metà, in parti uguali tra loro. La quota disponibile è quindi pari a un quarto;
  • concorso tra coniuge e ascendenti: in assenza di figli ma con coniuge e ascendenti, al coniuge è riservata la metà del patrimonio mentre agli ascendenti è riservato un quarto. La quota disponibile è quindi pari a un quarto.

Al coniuge, oltre alla quota di legittima sopra indicata, spettano anche due ulteriori diritti tra loro strettamente connessi, e cioè il diritto di abitazione della casa destinata a residenza familiare e il diritto d’uso dei beni mobili che la corredano.

Si tratta dell’attribuzione di uno specifico diritto (legato) che, ricorrendone i requisiti, opera automaticamente sia nel caso di successione testamentaria che legittima.

Con questa attribuzione il legislatore ha voluto tutelare in modo particolare la figura del coniuge considerando soprattutto la conservazione dei legami affettivi con la casa familiare e il suo contenuto.

Affinché ciò avvenga è necessario che la residenza familiare sia, al momento dell’apertura della successione, di proprietà esclusiva del defunto ovvero in comproprietà tra i coniugi.

Obblighi dei coniugi

Veniamo ora agli obblighi che conseguono al matrimonio, ossia ai doveri di coniugi l’uno nei confronti dell’altro. La violazione di questi obblighi ha come unica sanzione il cosiddetto addebito: in pratica, in caso di separazione, il giudice riterrà colpevole della fine del matrimonio il soggetto che ha posto tale comportamento e, se questi ha un reddito più basso, non potrà accordargli il mantenimento. In più il coniuge con l’addebito non ha più diritti successori sull’altro.

L’obbligo di fedeltà

Marito e moglie devono essere fedeli l’un l’altro. La fedeltà peraltro va intesa non soltanto come astensione da contatti sessuali, ma anche da relazioni amorose puramente sentimentali con persona diversa dal coniuge. Si tratta di un’accezione ampia del concetto di fedeltà.

L’obbligo di assistenza morale, materiale e di collaborazione

I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.

È quindi sancito un obbligo di collaborazione a carico di entrambi i coniugi e finalizzato a individuare l’indirizzo comune della vita familiare sia nei rapporti tra i coniugi che nei rapporti con i figli: in altri termini, per le decisioni fondamentali ed essenziali i coniugi dovranno agire d’accordo.

In caso di disaccordo nella definizione dell’indirizzo della vita familiare ci si rivolge al giudice senza formalità che decide quale delle due soluzioni proposte dai coniugi è la più confacente al caso concreto.

Il dovere di assistenza morale consiste nell’impegno reciproco di comprendersi, sostenersi e rispettarsi sia sotto il profilo sentimentale che morale.

Il dovere di assistenza materiale si riferisce, invece, all’obbligo, in caso di necessità, di aiutarsi nel soddisfacimento delle esigenze economiche.

Nell’obbligo di assistenza morale viene fatto rientrare il dovere ai rapporti sessuali cui, pertanto, non ci si può sottrarre, salvo giustificato motivo o impedimento occasionale. É comunque considerato violenza sessuale imporre il rapporto all’altro coniuge che non vuole.

In tali obblighi rientra quello di prendersi cura del coniuge che versa in condizioni di difficoltà fisica o economica, non abbandonarlo in stato di bisogno. Ne deriva che l’abbandono della casa, facendo mancare al coniuge i mezzi di cui vivere, è considerato reato. 

L’obbligo di coabitazione e di contribuzione

I coniugi sono tenuti a coabitare; essi infatti devono, tenendo conto principalmente dei bisogni della famiglia, individuare insieme il luogo di residenza familiare. Essi sono inoltre obbligati a contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità, e quindi sia mediante il lavoro professionale sia mediante l’attività personale, anche di natura casalinga. Tale obbligo di contribuzione viene anche definito regime patrimoniale primario della famiglia: si tratta cioè del complesso di norme che regolano il contributo, anche economico, che i coniugi devono prestare alla famiglia, e si distingue dal regime patrimoniale secondario che invece disciplina i modi in cui i coniugi acquistano diritti durante il matrimonio (comunione dei beni, separazione dei beni, o comunione convenzionale, come sarà meglio specificato nel secondo capitolo).

La differenza fondamentale tra il regime patrimoniale primario e quello secondario sta nel fatto che per il regime primario, non è ammessa una deroga da parte dei coniugi: non è quindi ammessa la possibilità per i coniugi di accordarsi in modo da escludere uno dei due dall’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia.

Doveri nei confronti dei figli

In caso di nascita di figli, i genitori devono mantenerli (fino a quando non siano indipendenti economicamente, anche dopo la maggiore età), istruirli, educarli, assisterli moralmente.

Il regime patrimoniale

Se nulla dispongono a riguardo, i coniugi entrano automaticamente nel regime di comunione dei beni in forza del quale tutti gli acquisti fatti (insieme o separatamente) dopo del matrimonio entrano in comproprietà.

Sono invece beni personali e non entrano quindi a far parte della comunione legale i beni:

  • di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento (ad esempio l’usufrutto);
  • acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o eredità;
  • di uso strettamente personale di ciascun coniuge e i relativi accessori;
  • che servono all’esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione;
  • ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione per la perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o con il loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato e confermato dal coniuge all’atto dell’acquisto.

I coniugi però possono adottare il diverso regime di separazione dei beni (ciascuno resta proprietario dei beni acquistati singolarmente) sia al momento del matrimonio che in un momento successivo. 

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