Diritto e Fisco | Editoriale

Come cade il governo in Italia?

17 giugno 2018


Come cade il governo in Italia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2018



Negli ultimi tempi si è sentito parlare di crisi di Governo. Esistono varie ipotesi in cui un Governo “cade”: può essere il Parlamento a deciderlo, ma anche il popolo e, a seconda delle circostanze, potrebbe succedere di tornare alle urne.

Quando un Governo non fa il proprio dovere o non rispetta i principi della Costituzione diventa necessario “farlo cadere”, per consentire ad un nuovo esecutivo di migliorare le condizioni del nostro Paese. Negli ultimi settant’anni di storia le crisi di Governo sono state diverse: basti pensare agli ultimi tempi per rendersi conto di quanto siano frequenti le ipotesi in cui un Governo può fare dietro front. È bene sapere che esistono una serie di procedure per revocare il mandato all’esecutivo, in alcuni casi è il Parlamento ad averne il potere, mentre in altri può essere l’influenza del popolo che, a seguito di un referendum, dimostra la sfiducia nei confronti di Premier e dei suoi ministri.
Ma come cade il Governo in Italia e quali sono le principali crisi di Governo avvenute nella storia?

Quando cade il Governo in Italia

Prima di capire come cade il Governo in Italia è utile ricordare le principali crisi dell’esecutivo che si sono succedute dal 1946 (anno in cui al referendum istituzionale vinse la Repubblica) ad oggi. In totale sono state forse più di 80: alcune sono durate per pochi giorni, altre si sono dilungate per mesi. La più recente ha visto come protagonista un Governo mai nato, quello di Cottarelli che, ancor prima di nominare i ministri già sapeva di non godere della massima fiducia nel Parlamento. Stesso discorso per gli 88 giorni che si sono succeduti dalle elezioni del 4 marzo 2018 fino alla nomina del nuovo esecutivo agli inizi di giugno, a cui si aggiungono le dimissioni del Premier Renzi all’indomani del referendum popolare del 4 dicembre 2016.

Andando a ritroso è facile ricordare la crisi del Governo Monti, nel 2012, sorta in un periodo di forte turbamento dei mercati economici internazionali, ma anche quella di Berlusconi, nel 2011, che fece da apripista al successivo Governo tecnico.
Casi eclatanti furono le crisi dei due Governi Prodi, nel 2008 e nel 1998, entrambe dovute ad una mozione di sfiducia da parte del Parlamento, mentre la prima crisi in assoluto risale al 1946-1948 e ha coinvolto il Governo De Gasperi. In questo caso la crisi era dovuta all’esito del referendum popolare che vedeva la vittoria della Repubblica sulla Monarchia: il primo Governo De Gasperi fu nominato durante il Regno d’Italia, mentre subito dopo la II guerra mondiale il popolo italiano optò per la Repubblica Democratica.
Fra le varie crisi di Governo che arricchiscono la nostra storia, ne esistono alcune che sembrano strane, come il caso del Governo “fotocopia” di Giovanni Spadolini. Costui, dimessosi il 13 novembre 1982, fu nominato nuovamente Presidente del Consiglio l’1 dicembre 1982 e scelse come ministri la stessa squadra che aveva formato l’esecutivo fino a due settimane prima. Con tanto di fiducia ottenuta sia alla Camera che al Senato.
I dodici Presidenti della Repubblica che si sono succeduti fino ad oggi hanno assistito almeno ad una crisi di Governo, talvolta formale, tal’altra dovuta ai numerosi conflitti all’interno dell’esecutivo, ma alla fine ha sempre trionfato la democrazia.

Che cosa significa quando cade il Governo in Italia

Quando cade il Governo in Italia significa che l’esecutivo si trova in una situazione particolare, tale da non riuscire più a proseguire con il mandato ed è costretto a dimettersi. Se cade il Governo si apre una crisi, un periodo transitorio che va dalle dimissioni del Premier fino alla nomina del nuovo Presidente del Consiglio. In questo lasso di tempo, pur avendo dato le dimissioni, il Premier ed i suoi ministri proseguono con il lavoro svolgendo attività di ordinaria amministrazione: essi cercano di mandare avanti alcune iniziative politiche a carattere abituale.
La crisi di Governo è un termine che viene utilizzato anche quando, a seguito delle elezioni, manca una maggioranza che assicuri la fiducia del nuovo Governo. Questo accade se l’esito delle votazioni politiche non garantisce un numero di seggi che consente di ottenere la maggioranza assoluta nella Camera e nel Senato, e per tale ragione si reputa necessario procedere con le alleanze per raggiungere il quorum.
La crisi di Governo si ha anche quando scade il mandato delle Camere, a conclusione dei 5 anni di legislatura: si tratta di una prassi necessaria che si concluderà dopo le elezioni politiche.

Perché cade il Governo in Italia

In Italia cade il Governo per una serie di ragioni, a volte a carattere parlamentare, altre volte a carattere extraparlamentare. Vediamo insieme quando sorge una crisi a seguito della caduta del Governo italiano.

Crisi parlamentare

Un Governo può cadere a seguito della sfiducia che ottiene contemporaneamente dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Queste, secondo la Costituzione [1] accordano o revocano la fiducia mediante una mozione motivata non appena il Presidente della Repubblica nominerà il Premier ed i Ministri. La fiducia viene altresì concessa quando il Governo necessita di emanare dei provvedimenti, ma se non ottiene l’approvazione da entrambe le Camere è costretto a dimettersi. Se la sfiducia è scritta si dice che è espressa.

Non è necessario che ci sia una mozione di sfiducia per far dimettere un Governo: basterebbero comportamenti che facciano presupporre una rottura tra esecutivo e Parlamento per far cadere Premier e Ministri.

Crisi extraparlamentare

Può capitare che ci siano situazioni che inducano alla dimissione del Governo. Queste circostanze possono essere strettamente legate alla vita del Presidente del Consiglio (morte improvvisa, malattia grave), oppure riguardare l’indirizzo politico, le decisioni assunte durante il mandato, l’opinione pubblica espressa mediante i mezzi stampa, le sentenze di illegittimità della Consulta in riferimento a decreti legge o decreti legislativi, ma anche il rapporto con il Presidente della Repubblica. Esistono però diversi casi in cui cade il Governo italiano per una crisi extraparlamentare. Ad esempio:

  • in riferimento ai risultati ottenuti con le elezioni amministrative. È successo nel 2000 con le dimissioni di D’Alema presentate dopo la sconfitta alle elezioni regionali, ma anche al Governo Berlusconi con le amministrative del 2005;
  • riguardo alla situazione economica in un dato momento storico. Le dimissioni di Berlusconi nel 2011 sembrano legate alla crisi dei mercati internazionali ed al livello di spread raggiunto in quel periodo. Anche se, sostanzialmente, pare ci siano stati conflitti interni tra i partiti che formavano la coalizione di centro – destra;
  • per questioni di pura formalità. Di solito, ogni qualvolta viene nominato un nuovo Presidente della Repubblica, il Premier in carica avanza le proprie dimissioni, prontamente respinte dal PdR. Si tratta di un retaggio che ci portiamo dietro dalla monarchia, ma di dimissioni formali ne abbiamo avute tante, come quelle del Premier Monti nel dicembre 2012, rassegnate dopo aver svolto l’incarico assegnato in qualità di tecnico;
  • in caso di veto sulla nomina di uno o più Ministri. Il Premier Conte ha rassegnato le proprie dimissioni, prima ancora di ricevere la fiducia dal Parlamento ed a seguito del parere contrario espresso dal Presidente della Repubblica in riferimento al nome di un Ministro. Il Presidente della Repubblica ha un ruolo cruciale nella formazione del Governo, perché nomina i Ministri su proposta del Premier. Non è il popolo italiano a scegliere il Presidente del Consiglio, ma è compito del Presidente della Repubblica che, per prassi, può sconsigliare la designazione di un Ministro suggerendone la sostituzione. Pur non trattandosi di veto, le dimissioni di Conte sono state necessarie per evitare conflitti con i vari partiti e con il Presidente della Repubblica;
  • quando l’accordo di Governo viene modificato nel corso del tempo senza intaccare la maggioranza in Parlamento. Nel dicembre del 1999 si è assistito ad una crisi di Governo di 4 giorni che si è conclusa con la conferma in qualità di Premier dell’allora Massimo D’Alema.

Come può il popolo far cadere il Governo

Da ultimo ci si chiede se il popolo italiano ha il potere di far cadere il Governo quando si trova in disaccordo con le scelte politiche attuate dallo stesso. Diciamo che noi cittadini abbiamo una certa influenza per quanto riguarda la stabilità di un esecutivo, pur ammettendo che non è vero che il Governo viene eletto dal popolo. Premesso che noi, quando votiamo, scegliamo i membri del Parlamento, come cade il Governo in Italia a causa dei cittadini?
Nel corso della storia abbiamo come esempi gli esiti elettorali ottenuti a seguito di un referendum, o quelli avuti dopo le elezioni amministrative. Nel primo caso, gli elettori hanno votato contro la riforma della Costituzione, nell’altro hanno eletto come sindaci o presidenti delle regioni persone appartenenti a partiti politici diversi da quelli che formavano la maggioranza del Governo.

Le dimissioni per le votazioni amministrative sono avvenute con i Governi Berlusconi e D’alema: i partiti che vinsero in quegli anni non appartenevano alle fazioni politiche che formavano la maggioranza dell’esecutivo. In questo caso gli elettori avevano dimostrato di aver perso fiducia nei confronti di chi aveva nelle mani le sorti del Paese, votando per fazioni in opposizione a quelle che avevano vinto le elezioni politiche nazionali.

Nella storia sono solo due le volte in cui un Premier si è dimesso dopo un referendum costituzionale. Il primo è avvenuto nel 1946 con il referendum sulla Repubblica, il secondo nel 2016, con il referendum costituzionale promosso da Renzi. L’esito delle consultazioni, che avevano visto il “NO” alla riforma di alcuni articoli costituzionali, delineava un forte dissenso del popolo italiano rispetto alle linee di Governo assunte da Renzi che, dopo qualche settimana, rassegnò le proprie dimissioni lasciando il posto al presidente Gentiloni.

Un modo che ha il popolo per far cadere il Governo potrebbe essere quello delle manifestazioni, un diritto riconosciuto dalla Costituzione [2] se viene svolto pacificamente. Di manifestazioni in piazza ne abbiamo avute tante e molte hanno avuto una certa entità: ma la gravità delle stesse non è mai stata tale da obbligare il Governo alle dimissioni. Per essere grave una manifestazione dovrebbe essere organizzata contro l’indirizzo politico del Governo e coinvolgere più persone e non solamente alcune categorie di soggetti. Le varie manifestazioni che si sono susseguite negli anni hanno coinvolto gruppi di lavoratori, disoccupati, insegnanti o studenti, precari o esodati, coltivatori o agricoltori che hanno espresso il proprio dissenso nei confronti di alcune decisioni politiche.
Anche l’opinione pubblica o gli orientamenti di stampa potrebbero causare la caduta di un esecutivo con una successiva crisi di Governo. Attualmente non esistono testate giornalistiche in grado di destabilizzare un Governo al potere: in fondo il diritto all’informazione prevale sempre sulle opinioni politiche del giornalista.

note

[1] Art. 94 Cost.

[2] Art. 17 Cost.

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