Diritto e Fisco | Editoriale

Segnaletica divieto di sosta: cosa comporta?

18 giugno 2018


Segnaletica divieto di sosta: cosa comporta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 giugno 2018



Se le strisce sulla strada non sono visibili la multa per divieto di sosta su una strada è valida o può essere contestata?

Se hai lasciato l’auto a margine del marciapiede e, sull’asfalto, non hai trovato né strisce bianche, né strisce blu, potresti essere ugualmente in divieto di sosta e subire una multa. Ci sono numerosi casi in cui il divieto può essere desunto da altri elementi (come un cartello all’inizio della strada, la particolare conformazione della strada, il luogo ove viene lasciata la macchina) a prescindere dalla presenza della cosiddetta “segnaletica orizzontale” (appunto le strisce). A ricordarlo è una recente ordinanza della Cassazione [1]. Vediamo dunque, cosa comporta la segnaletica per divieto di sosta.

Se manca solo la segnaletica orizzontale

Per sapere se puoi lasciare l’auto in un determinato posto, la prima cosa che farai è probabilmente verificare che non vi siano le strisce blu o quelle gialle sull’asfalto. Ma questa verifica non basta. Se è vero che, in generale, in assenza di segnaletica contenente divieti, puoi lasciare l’auto dove vuoi, è anche vero che vi sono alcune disposizioni del codice della strada da rispettare. Eccole.

Se manca la segnaletica orizzontale ma sussiste quella verticale, ossia il cartello a margine del marciapiede, il divieto di sosta è valido. Come infatti chiarito dalla Cassazione, al fine della validità dell’accertamento della violazione del divieto di sosta, è sufficiente che vi sia la visibilità di un solo tipo di segnaletica (verticale o orizzontale) anche in difetto della compiuta e contemporanea visibilità di entrambi i detti tipi di segnaletica.

La cosiddetta segnaletica orizzontale, ossia le strisce bianche disegnate sull’asfalto, non sono obbligatorie. Il codice della strada si limita a “consigliarle” all’amministrazione comunale la quale tuttavia può limitarsi al solo cartello sorretto dal palo metallico sul margine della strada e all’inizio della stessa.

Il cartello deve essere ripetuto a ogni interruzione di marciapiede. Salvo che sia specificamente indicato, sul cartello stesso, la dicitura “su tutta la strada”, la segnaletica verticale ha portata limitata solo fino alla prima intersezione con un’altra strada (si pensi a una via interessata da una o più traverse).

Se manca solo la segnaletica verticale

Se manca la segnaletica verticale ma vi è quella orizzontale, il divieto di sosta è ugualmente operante. Come detto, infatti, ai fini della validità della contravvenzione è sufficiente che sussistano o solo le strisce sulla strada oppure il cartello a inizio del marciapiede.

Leggi Se manca il divieto di sosta posso parcheggiare?

Se manca sia la segnaletica verticale che quella orizzontale

Se non ci sono né le strisce né il cartello, si è liberi di parcheggiare a condizione di rispettare le seguenti prescrizioni:

  • non si può lasciare l’auto con le ruote sul marciapiede;
  • l’auto deve essere parcheggiata sul lato di marciapiede del relativo senso di marcia (se la parte anteriore del veicolo è rivolta verso il senso opposto di circolazione scatta la contravvenzione);
  • l’auto deve essere parcheggiata in senso longitudinale ossia né a spina di pesce, né a T.

Luoghi dove non si può lasciare mai l’auto

Ci sono dei posti in cui non è mai possibile parcheggiare l’auto a prescindere dalla presenza di segnaletica stradale. Si tratta dei seguenti posti:

  • in presenza di dossi o curve, situazione che renderebbe pericoloso il parcheggio perché l’auto sarebbe poco visibile;
  • in prossimità e in corrispondenza della fine del marciapiede;
  • a meno di 5 metri da un incrocio;
  • in prossimità e in corrispondenza di segnaletica stradale se la si copre;
  • in prossimità e in corrispondenza di semafori;
  • vicino ai passaggi a livello o sui binari di tram e ferrovie;
  • nelle gallerie;
  • sulle strade urbane di scorrimento;
  • fuori dai centri urbani, in prossimità delle aree di intersezione;
  • sulle piste ciclabili;
  • sullo sbocco di passi carrabili;
  • sulle banchine.

Divieto di sosta notorio: è valido?

Immagina infine di ricevere una multa per aver lasciato l’auto su una piazza ove non vi sono cartelli con divieti. Il vigile tuttavia ti dice che è “notorio” che su quel tratto non si possa parcheggiare e che la questione è stata anche oggetto di articoli sui giornali e comunicazioni pubbliche fornite dall’amministrazione. Tu ritieni però di non essere tenuto a verificare nient’altro che la segnaletica. Chi ha ragione? Secondo la Cassazione [2], la segnaletica è un elemento essenziale per la contravvenzione; con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita in altri modi dall’utente è del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti.

In tema di circolazione stradale, il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina sulla segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo (o divieto) di comportamento può essere imposto all’utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge. La segnaletica stradale, infatti, costituisce non una forma di pubblicità-notizia del comportamento imposto, bensì un elemento essenziale e costitutivo da cui l’obbligo stesso scaturisce.

note

[1] Cass. ord. n. 2417/2018.

[2] Cass. sent. n. n 13875/2005.

Cassazione ordinanza n. 2417/2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28752-2013 proposto da:

COMUNE DI MENTANA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;

– ricorrenti – contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 789/2013 del TRIBUNALE di TIVOLI, depositata il 27/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 27/09/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO.

RILEVATO che:

e’ stata impugnata la sentenza n. 789/2013 del Tribunale di Tivoli con ricorso fondato su un unico articolato motivo e resistito con controricorso della parte intimata.

Giova, anche al fine di una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, riepilogare, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

L’impugnata sentenza, in riforma dell’appellata decisione del Giudice di Pace di Tivoli, accoglieva l’opposizione proposta dall’odierno controricorrente (OMISSIS) ed annullava il verbale di accertamento di infrazione al C.d.S. n. (OMISSIS) elevato dalla Polizia Locale del Comune di Mentana per violazione delle norme in materia di parcheggio.

Il ricorso viene deciso ai sensi dell’articolo 375 c.p.c., u.c. con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

CONSIDERATO che:

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di nullita’ della sentenza impugnata in relazione all’articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5 per violazione e falsa applicazione dell’articolo 2700 c.c. e della L. n. 689 del 1981, articoli 21, 22, 22 bis e 23 “avendo ritenuto presunto un fatto percepito visivamente dagli agenti accertatori e rispetto al quale il verbale di accertamento costituendo un atto pubblico faceva fede fino a querela di falso”.

L’essenza della doglianza di cui al motivo qui in esame e’ relativa alla violazione delle succitate norme in materia di valutazione ed apprezzamento delle prove e, quindi, del principio per cui e’, ex lege, attribuita efficacia fidefacente all’atto pubblico (verbale di accertamento) redatto dall’agente accertatore di infrazione al C.d.S..

In particolare, secondo la prospettazione dell’Amministrazione ricorrente che invoca il dictum di cui alla decisione delle S.U. n. 17355/2009, l’unica contestazione ammissibile avverso i verbali di accertamento di infrazioni e’ quella relativa alle “circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale”.

Verrebbe, quindi e conseguentemente, meno tutto il valore decisivamente attribuito dal Giudice di appello alle percezioni in ordine alla visibilita’ della segnaletica da parte della teste (OMISSIS) (che, fra l’altro, era nella fattispecie proprio la verbalizzante).

Il motivo di ricorso e’, anche s’e per ragioni collegate indirettamente a quanto esposto, fondato.

In effetti Cass. S.U. n. 17355/2009 esclude “la contestazione e la prova unicamente sulle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento”.

Pertanto la possibilita’ di verificare la sussistenza di ogni adeguata segnaletica non poteva ritenersi del tutto esclusa.

L’impugnata sentenza rifacendosi – poi – a Cass. 3660/2009 (affermante la necessarieta’ della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge) ha valorizzato in modo preponderante le risultanze della deposizione della suddetta (OMISSIS).

Senonche’ la “scarsa visibilita’ della segnaletica orizzontale”, riferita da tale teste, non poteva – essa sola e tenuto conto delle altre risultanze – apparire decisiva al fine della riforma dell’appellata decisione e, quindi, dell’accoglimento della proposta opposizione.

Infatti – stante le stesse affermazioni della succitata teste riportate espressamente nella sentenza oggi gravata innanzi a questa Corte – la segnaletica di divieto di parcheggio verticale “era visibile”.

E, per converso, gia’ datata giurisprudenza di questa Corte ha avuto modo di affermare che la semplice “attenuazione della visibilita’ di un segnale non comporta l’automatico venir meno del relativo obbligo o divieto” (Cass. civ., Sez. Terza, Sent. 3 maggio 1976, n. 1569).

Esplicitandosi e ribadendosi’ – in modo piu’ approfondito – quanto innanzi riportato, puo’ oggi affermarsi il principio per cui, “al fine della validita’ dell’accertamento della violazione del divieto di sosta, e’ sufficiente che vi sia la visibilita’ di un sol tipo di segnaletica (verticale o orizzontale) anche in difetto della compiuta e contemporanea visibilita’ di entrambi i detti tipi di segnaletica”.

Proprio in ragione del principio cosi’ ribadito ed affermato il motivo deve ritenersi fondato e va, quindi, accolto.

2.- Il ricorso deve essere, pertanto, accolto.

3.- L’accoglimento del ricorso comporta, conseguentemente, la cassazione della impugnata sentenza e, decidendosi nel merito ai sensi dell’articolo 384 c.p.c., il rigetto della proposta opposizione.

4.- Le spese, attesa l’oggettiva controvertibilita’ e la particolarita’ della fattispecie, vanno integralmente compensate.

P .Q.M.

LA CORTE

accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione compensa integralmente le spese del giudizio.

 


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