Diritto e Fisco | Editoriale

Si può coprire il confine tra due terreni?

18 giugno 2018


Si può coprire il confine tra due terreni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 giugno 2018



Telo ombreggiante tra due terreni: è lecito se serve a tutelare la privacy?

Il tuo caro vicino ha posizionato, sulla recinzione tra le vostre proprietà, un telone verde di quelli da cantiere edile. Lo fa, a suo dire, per proteggere la propria privacy, ma a tuo avviso è solo un gesto per darti fastidio. La qualità del materiale usato e l’orrendo risultato estetico che ne deriva denuncia le sue reali intenzioni. Difatti, quando gli hai chiesto di valutare sistemi alternativi più “decorosi” (come una grata di legno abbellita da piante rampicanti, anche finte) lui si è fatto scudo delle possibilità economiche che, in questo momento, non gli consentono spese superiori. Insomma, sembra proprio che voglia indispettirti. È legittimo il suo comportamento? Si può coprire il confine tra due terreni o tra due proprietà? La risposta è stata fornita dalla giurisprudenza della Cassazione qualche anno fa [1]. Ecco cosa è stato detto a riguardo.

Il muro di confine

Se tra i due fondi è presente un muro di confine, questo è di proprietà comune. Ciascuno dei proprietari lo può elevare a proprie spese. La manutenzione spetta in misura uguale, salvo che gli interventi siano dovuti alla responsabilità di uno dei proprietari.

Il muro divisorio si presume comune tra i proprietari dei due terreni confinanti quando:

  1. sorge sul suolo comune ad entrambi i proprietari;
  2. divide proprietà appartenenti a diversi proprietari;
  3. le proprietà che divide hanno la stessa natura, ossia tra loro omogenee (ciò avviene nel caso in cui il muro divida due giardini o due cortili o due orti e non nel caso in cui divida un orto da un giardino.

La legge presume invece la proprietà esclusiva del muro divisorio quando su di esso esistono alcuni segni. In particolare, il muro è di proprietà esclusiva del fondo:

  • verso cui insiste un piovente (piccolo tetto sulla sommità del muro destinato a far scorrere l’acqua piovana);
  • verso cui si presentano sporgenze ed altri segni indicatori (cornicioni, mensole e simili, vani che si addentrano oltre la metà della grossezza del muro).

Tuttavia, se uno o più segni esistono da entrambe le parti, il muro si presume comune ma in ogni caso, il piovente prevale sugli altri segni.

Altre recinzioni

Il confine tra due terreni può essere segnato anche da altre recinzioni come un cancello, una grata, ecc. In tal caso, la proprietà spetta a chi ha eseguito l’opera.

Divieto di atti emulativi

Tra vicini, la legge vieta i cosiddetti atti emulativi, ossia quegli atti di esercizio della proprietà che non comportano alcuna utilità per il titolare ma sono diretti solo ad arrecare fastidio al vicino. Affinché si possa parlare di atti emulativi non è sufficiente che il comportamento incriminato arrechi un danno o una molestia al vicino di casa, ma occorre anche che il fatto sia posto in essere solo ed esclusivamente per tale fine, senza essere sorretto da altra giustificazione di natura utilitaristica dal punto di vista economico e sociale.

Su questa linea bisogna stabilire fin dove è possibile usare recinzioni e teli oscuranti e quando questi sono diretti a tutelare la privacy e quando invece a molestare il vicino.

Telo sul confine tra due proprietà

A riguardo la Cassazione ha detto che l’apposizione di un telo verde sulla rete divisoria tra due proprietà, per tutelare la propria privacy, non può essere considerato un atto emulativo. Esso infatti ha il preciso scopo di preservare la proprietà da occhi indiscreti. Il vicino di casa non può imporre, quindi, opere o materiali più costosi, salvo contribuire alla spesa (divenendone così comproprietario al 50%). 

Circa il fatto che un semplice telo verde sarebbe inidoneo a garantire in modo effettivo la privacy, visto che comunque resta sempre possibile affacciarsi oltre ad esso, la Cassazione ritiene che ciò non sia rilevante. Difatti, il carattere emulativo come limite al diritto di proprietà, esercitabile dal confinante, deve essere valutato in termini restrittivi, anche quale residua utilità: per cui seppure l’opera può non rispondere completamente ai requisiti funzionali che ne giustificano la realizzazione, tuttavia la obiettiva idoneità a soddisfarli in gran parte esclude che si possa parlare di atti emulativi.  

note

[1] Cass. sent. n. 7805/12 del 23.11.2012.

Cassazione civile, sez. VI, 28/03/2013, ud. 23/11/2012,  n. 7805 Vedi massime correlate

Classificazione:

EMULAZIONE

Intestazione

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

Nel giudizio di primo grado, svolto dinanzi al Giudice di pace di Dronero, conseguente alla proposizione da parte di M.D. e R.R. di istanza per ottenere – per quel che qui interessa – la condanna di C.A.M. alla rimozione di un telo dalla convenuta collocato lungo la rete divisoria delle due proprietà, nella resistenza della evocata, espletata istruttoria, il giudice adito, con sentenza n. 88 del 18.7.2007, depositata il 6.8.2008, respingeva detta domanda attorea (dichiarata cessata la materia del contedere con riferimento alla richiesta del taglio della siepe). Avverso la menzionata sentenza proponevano appello gli stessi M. – R. lamentando che il giudice di prime cure non avesse ritenuto la lesività della rete dei diritti del comproprietario. Nella resistenza dell’appellata C., il Tribunale di Cuneo, riteneva la infondatezza dei motivi di impugnazione, con sentenza n. 232/2010 (depositata il 7 maggio 2010), respingeva l’appello e per l’effetto confermava la decisione impugnata.

Con ricorso notificato il 15 dicembre 2010 e depositato il 30 dicembre 2010 con l’iscrizione, i M. – R. impugnavano per cassazione la richiamata sentenza del Tribunale di Cuneo (non notificata) prospettando un unico motivo, con il quale denunciava la violazione e falsa applicazione, nonchè il vizio di motivazione, degli artt. 833, 875, 1102 e 1105 c.c..

L’intimata C. non si costituiva nel giudizio di legittimità.

Il consigliere relatore, nominato a norma dell’art. 377 c.p.c., ha depositato la relazione di cui all’art. 380 bis c.p.c., proponendo il rigetto del ricorso.

All’udienza camerale il Procuratore Generale ha rassegnato conclusioni conformi a quelle di cui alla relazione.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Vanno condivise e ribadite le argomentazioni e le conclusioni di cui alla relazione ex art. 380 bis c.p.c., che di seguito si riporta:

“Con l’unica censura i ricorrenti hanno dedotto la violazione di legge, oltre al vizio di motivazione, per non avere il giudice del gravame, nel rigettare la loro richiesta di rimozione del telo dalla rete divisoria delle due proprietà tenuto conto della lesività dello stesso, tale da dovere essere considerato quale atto emulativo.

Premesso che – di contrario avviso rispetto a quanto sostenuto dai ricorrenti – il giudice di appello ha voluto fare riferimento alle norme sul muro non posto sul confine delle rispettive proprietà ex art. 575 c.c., proprio per richiamare la disciplina relativa alle facoltà del proprietario di costruire o immutare un manufatto sul quale anche il vicino, non proprietario, potrebbe vantare dei diritti, nel ricorso di criteri determinati. Ciò posto, non appare fondato il motivo attinente alla erronea applicazione delle invocate norme, in quanto l’analisi del rapporto di vicinato riportata in sentenza, ha condotto i giudici di entrambi i gradi di merito a ritenere sussistente una legittima volontà della resistente di creare una barriera fra le proprietà, per preservarne la riservatezza, dapprima con una fitta siepe e poi attraverso il classico telo verde, avente finalità rafforzativa della funzione della siepe, per cui non poteva dirsi manifestamente priva di utilità (cfr. in tal senso Cass. 7 marzo 2012 n. 3598).

Infondata è poi la deduzione secondo la quale detto materiale comunque non garantirebbe la privacy, potendo la inspectio nel fondo del vicino essere esercitata anche attraverso lo stesso telo, stante la sua consistenza, giacchè il carattere emulativo come limite esterno al diritto, nella specie di proprietà, esercitabile dal confinante, deve essere valutato in termini restrittivi, anche quale residua utilità, per cui seppure l’opera può non rispondere completamente ai requisiti funzionali che ne giustificano la realizzazione, tuttavia la obiettiva idoneità a soddisfarli in gran parte consente l’esclusione del carattere emulativo e, quindi, della richiesta tutela (v. Cass. sopra cit.). Superata ed assorbita in detta ottica la ulteriore deduzione circa il costituire la rete impedimento al passaggio della luce ovvero divisorio antiestetico”.

Gli argomenti e le proposte contenuti nella relazione di cui sopra, alla quale non sono state rivolte critiche di sorta, sono condivisi dal Collegio e, pertanto, il ricorso va rigettato.

Nulla va disposto in ordine alle spese del giudizio di cassazione, in difetto di costituzione della controparte.

PQM

La Corte, rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, della Corte di Cassazione, il 23 novembre 2012.

Depositato in Cancelleria il 28 marzo 2013

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1 Commento

  1. Ma se il telo oscurante è ancorato ad una rete e relativo muretto di esclusiva proprietà del confinante in quanto costruito totalmente sulla proprietà di quest’ultimo, è legittimo chiederne la rimozione? Considerato che tale telo oscurante deforma la rete e blocca il passaggio di aria e luce a danno della proprietà confinante (formazione di muffa e muschio a causa della mancata circolazione di aria e sole che contribuiscono mantenere sano il terreno)

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