Diritto e Fisco | Editoriale

Come combattere lo stress lavorativo

18 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 giugno 2018



Le cause di uno stato d’animo che può trasformarsi in malattia. I modi per prevenirlo e per affrontarlo.

Alzi la mano chi non ha mai sentito un collega di lavoro che si lamenta dello stress. Anzi, probabilmente anche a te che stai cominciando a leggere questo articolo è scappato qualche volta. Sembra quasi che chi non soffre di stress lavorativo non fa nulla durante il giorno. Come se non si potesse ormai svolgere un’attività senza arrivare al limite della sopportazione. Stressa il capo, stressa il troppo carico di lavoro, stressa il collega che si lamenta degli altri o la collega che non manca di ricordarci ad ogni ora che tra lavoro e casa non ha più una vita. Stressa il computer che ogni due per tre si blocca e non ci fa chiudere in orario quel che abbiamo da fare. Stressa la macchinetta del caffè perché se non manca lo zucchero mancano i bastoncini per girarlo. Si arriva ad una certa ora della giornata in cui si pensa: «Non ce la posso fare». Poi, comunque e puntualmente, il lavoro lo si porta a termine. Sarà una vita questa? Bisogna pensare ogni tanto come combattere lo stress lavorativo prima che lui finisca con noi. Perché può avere delle conseguenze tutt’altro che leggere: c’è chi si ammala chi non dorme più, chi arriva all’esaurimento nervoso, chi finisce per litigare con il mondo intero, partendo dai colleghi, passando dagli amici e finendo in famiglia.

Dicono gli esperti che lo stress bisogna combatterlo prima che si presenti, cioè con la prevenzione. Il che, ovviamente, non significa eliminare fisicamente le persone che ci stressano ma avere un atteggiamento verso il lavoro e verso noi stessi in grado di farci accettare i problemi, i ritmi serrati e l’angoscia contagiosa degli altri. Vediamo, con estrema calma e senza agitarci troppo, che cos’è come combattere lo stress lavorativo.

Stress lavorativo: che cos’è?

Un autore anonimo disse: «Lo stress è il cestino della vita moderna: tutti noi generiamo scorie, ma se non le smaltiamo correttamente, si accumulano e superano la nostra vita». Sarà stato pure anonimo ma non sicuramente stupido. Hai mai sentito i tuoi nonni parlare di stress lavorativo? Sicuramente no. Semmai, questo sì, di fatica e di sacrifici. Questo stato di angoscia e di ansia che ci assale quando abbiamo la sensazione di non riuscire a reggere i nostri ritmi è, in effetti, frutto della vita moderna che, in fondo, l’uomo stesso ha creato e voluto nella convinzione di stare meglio. E, a forza di accumulare tensione, di non essere in grado di smaltirla o di non saper trovare il tempo per farlo, il nostro corpo finisce per aprire la valvola di sfogo sbagliata. Chi soffre di stress lavorativo, infatti, presenta dei problemi su vari livelli:

  • in ufficio ha difficoltà a relazionarsi, è spesso assente per malattia, rimane vittima di qualche infortunio perché fa le cose più in fretta del dovuto, è portato ad un rapporto conflittuale con gli altri, rende meno del dovuto per mancanza di concentrazione, si mostra di cattivo umore, soffre di attacchi di panico e vuole sempre essere compatito per quanto sta male;
  • a livello fisico, manifesta dei disturbi alimentari, respiratori o cardiaci, può essere soggetto a malattie come gastrite, colite, reflusso gastroesofageo o alopecia (cioè la perdita di capelli).

Stress lavorativo: quali sono le cause?

Di solito chi si lamenta di stress lavorativo dà la colpa a due fattori: l’eccessivo carico di lavoro e le pressioni di superiori o di colleghi per lavorare in un certo modo poco salutare. In realtà bisognerebbe allargare un po’ il campo di ricerca, perché i motivi che possono scatenare una situazione di stress lavorativo sono di più. Ad esempio, un trasferimento d’ufficio che comporta una mansione non tanto più onerosa quanto «nuova» e, per questo, fonte di preoccupazione: «Sarò in grado di svolgerla correttamente?» «Come verrò giudicato dal nuovo capo?» «Come saranno i nuovi colleghi?». In altri casi ci possono essere delle motivazioni molto più serie, come un superiore che pretende da noi un impegno sproporzionato o a cui non va bene nulla di ciò che facciamo. Ma qui ci si avvicina a quella linea (a volte molto sottile) che separa lo stress lavorativo dal mobbing.

Tuttavia, e nella maggior parte dei casi, bisogna guardare dentro di noi. È qui che un problema risolvibile si può trasformare in un dramma, un ostacolo innocuo in una montagna impossibile da scalare. Dipende, insomma, da come ci poniamo e da come affrontiamo il quotidiano. Giusto per fare qualche esempio, può provocare stress lavorativo uno di questi atteggiamenti:

  • vado al lavoro e so già che arriverò a sera nervoso e alterato perché quel luogo è negativo;
  • mi porto al lavoro i problemi di casa (una recente discussione, un problema con i figli, un conto che non quadra, una macchina che ci ha lasciati a piedi e bisogna cambiare, ecc.);
  • non sono sicuro di essere in grado di svolgere il mio lavoro, ma faccio in modo di non dare questa impressione facendolo in modo nervoso e dando la colpa agli altri di eventuali miei errori;
  • ho l’impressione che i colleghi mi vogliano «fare le scarpe» e mettermi in secondo piano per risultare più brillanti;
  • i miei colleghi non sono capaci di fare bene il lavoro ed è meglio che certe cose le faccia io, anche se devo caricarmi di compiti che finiscono per rendermi esausto: prima o poi il capo lo apprezzerà.

Quali tipi di stress lavorativo esistono?

Si possono distinguere, però, diversi tipi di stress lavorativo. Uno è il cosiddetto stress da lavoro-correlato e l’altro è lo stress da superlavoro. Vediamo la differenza.

Stress da lavoro-correlato: che cos’è e come evitarlo?

Lo stress da lavoro-correlato è quello che si scatena in chi non si sente in grado di svolgere il compito che gli è stato affidato. Non è una vera e propria malattia ma può provocare dei disturbi psicologici e sociali non indifferenti: ecco perché si tratta di una situazione dannosa per il lavoratore che vive la sua giornata in perenne tensione. Bisogna ricordare, a questo punto, che la legge impone ai datori di lavoro di garantire la salute e la sicurezza dei dipendenti «in tutti gli aspetti connessi alla loro vita professionale, inclusi i fattori psicosociali e di organizzazione». Psicosociali, dice la legge: qui si inserisce la tutela del lavoratore dal rischio di stress da lavoro-correlato.

Non a caso, il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro [1] individua questo tipo di stress lavorativo come una causa di danno del dipendente. Pertanto, l’azienda è tenuta ad intervenire prima che questo rischio possa nuocere la salute del lavoratore, mettendo in campo qualsiasi azione di renda necessaria.

Stress da superlavoro: che cos’è e come evitarlo?

Se lo stress da lavoro-correlato può essere imputabile principalmente alla percezione del dipendente di non riuscire a svolgere al meglio un compito o a dare un giudizio sbagliato di sé stesso, lo stress da superlavoro, invece, è quello che si genera quando si carica eccessivamente un lavoratore sia in termini di attività da fare sia in termini di orari. Per intenderci: quando si pretende che una persona faccia il lavoro di quattro e la si costringe a fare del lavoro straordinario oggi sì e domani pure per portarlo a termine, questo dipendente, alla fine, rischia di «scoppiare» per lo stress da superlavoro.

Le conseguenze da un punto di vista fisico e psicologico possono essere devastanti: la salute del dipendente finirà per risentire di questo peso. Così la pensa anche la Cassazione che, con un’ordinanza [2], ha stabilito il diritto all’indennizzo del lavoratore messo sotto torchio ogni giorno, costretto a troppo straordinari e, conseguentemente, sofferente di qualche malattia, anche se non contemplata nell’elenco dell’Inail.

Va da sé che deve essere il lavoratore a dimostrare due cose:

  • di soffrire di una malattia connessa al troppo lavoro richiesto;
  • di non fare degli straordinari ogni giorno per il gusto di farli ma perché gli vengono imposti dall’azienda.

Se si danno queste due circostanze, la malattia professionale che causa ansia e stress a chi viene sottoposto a troppe ore di lavoro va indennizzata.

Stress lavorativo: a chi rivolgersi per combatterlo?

Proprio perché la maggior parte delle cause si trovano dentro di noi (per quelle esterne ci sono sempre i sindacati o i tribunali del lavoro), è da qui che bisogna cominciare a intervenire per combattere lo stress lavorativo. Ma già dal primo mattino, da quando ci si alza, possibilmente con uno spirito positivo. Se, però, la situazione è degenerata e chi soffre di stress lavorativo non riesce a trovare un solo motivo per essere ottimista, meglio rivolgersi ad un medico di fiducia o a uno specialista.

Il primo, di fronte ad un disturbo fisico o fisiologico concreto come frequenti attacchi di panico, saprà prescrivere un farmaco (di solito un ansiolitico) da assumere dietro sua prescrizione e seguendo scrupolosamente le sue indicazioni: l’abuso di queste medicine o la loro assunzione senza aver consultato un medico può creare più problemi di quelli che già si hanno.

L’altra via è quella dello specialista, cioè di uno psicologo o psicoterapeuta che aiuti chi soffre di stress lavorativo a capire le vere cause del suo stato d’animo ed a superarle cercando di dare la dimensione giusta ad ogni cosa.

Stress lavorativo: come reagire?

Oltre alla soluzione farmacologica o al supporto di uno psicologo, ci sono altri metodi per tenere a bada lo stress lavorativo. Sono i cosiddetti rimedi naturali, quelli che aiutano a ridurre l’ansia pur non essendo dei medicinali. Ciascuno ha il suo, questo va premesso: c’è chi si rilassa con una tisana, chi facendo una corsa o una nuotata, chi ascoltando musica, chi facendo una passeggiata in riva al lago o al mare o in montagna. Vediamo alcuni di questi rimedi.

Combattere lo stress lavorativo con le erbe medicinali

Una delle alternative più popolari ai farmaci per combattere lo stress lavorativo e gli stati d’ansia è il ricorso alle erbe medicinali. Ne esistono di tanti tipi, ma quelle ritenute più efficaci sono:

  • la valeriana: è una delle piante più diffuse per combattere ansia e stress per gli effetti calmanti dei suoi fiori. Aiuta a conciliare il sonno e a riposare bene;
  • la verbena: altra pianta efficace contro lo stress e l’insonnia, oltre che contro i problemi digestivi. Si può prendere in infusione insieme alla valeriana e all’immancabile, cara camomilla;
  • il tiglio: alcuni esperti dicono che sia la pianta per eccellenza contro stress e ansia. Se il sapore di una tisana di tiglio non è particolarmente gradito, la si può mescolare con valeriana, camomilla o verbena;
  • il basilico: avete letto bene. Non solo è fondamentale per un buon pesto alla genovese ma anche per calmare i nervi e combattere lo stress e l’ansia. Si dice che un tè al basilico dopo cena faccia dei miracoli;
  • la melissa: anche questa è una pianta molto richiesta da chi ha bisogno di «darsi una calmata». È particolarmente indicata per chi fa sport o lavora facendo grandi sforzi fisici. Aiuta a calmare anche i crampi allo stomaco (uno dei sintomi dello stress);
  • il ginseng: dicono i cinesi (che ci battono in quanto a orari di lavoro ma non si agitano mai) che questa pianta aiuta a calmare chi soffre di stress e di ansia. Il modo più efficace di prenderlo è in forma di tintura madre diluita in un bicchiere d’acqua, di succo o di tè;
  • l’iperico: chiamata anche pianta di San Giovanni o scacciadiavoli, contiene ipericina, una sostanza in grado di ridurre l’effetto della dopamina. In sostanza, migliora l’umore e riduce la produzione di adrenalina il che significa abbassare il livello di stress e di ansia.

Combattere lo stress lavorativo con lo sport

C’è chi, oltre alle erbe medicinali, riesce a combattere lo stress lavorativo facendo sport prima o dopo l’orario di ufficio. Ad esempio, una corsa al mattino (possibilmente in mezzo alla natura) o una nuotata in piscina la sera: in quest’ultimo caso, chi ha accumulato stress durante il giorno resta in acqua da solo con il suo respiro allontanando i pensieri negativi.

Chi, invece, preferisce sfogare ansia e stress «venendo alle mani» può scegliere uno sport di combattimento: la box, le arti marziali o il sacco da prendere a pugni. È un modo per concentrarsi e scaricare adrenalina.

Pure la bicicletta è uno dei rimedi antistress più utilizzati. Che sia un giro tranquillo per tenersi in movimento senza troppe pretese o che si tratti di una vera e propria pedalata di quella da gran premio della montagna: concentrarsi sullo sforzo fisico aiuta a non pensare ad altro, dà soddisfazione ed aumenta l’autostima.

Anche lo sport di gruppo aiuta a combattere lo stress lavorativo, che si tratti di calcio, di basket, di pallavolo. In questo caso, il senso di stare insieme agli altri fuori dall’ambiente di lavoro permette di socializzare divertendosi e di dimenticare l’ansia.

Per chi vuole combattere lo stress facendo un altro tipo di attività più calma, lo yoga e la meditazione possono essere un’ottima alternativa. Consentono di ritrovare il proprio equilibrio e di scacciare ogni elemento negativo accumulato nel tempo.

Combattere lo stress lavorativo con le arti

Il cinema, la musica, il teatro, una mostra: l’arte, in qualsiasi delle sue espressioni, è un efficace strumento per combattere lo stress lavorativo. Ha il vantaggio della scelta: chi si ritrova ansioso può decidere se in quel momento è più adatto a lui un western o un film romantico, la discografia degli U2 o le sinfonie di Beethoven, i quadri impressionisti o quelli cubisti, una commedia brillante o un’opera di Shakespeare. L’arte risveglia i sentimenti positivi e di piacere, pertanto è sempre un’alternativa valida ai problemi e a tutto ciò che ci rende nervosi.

Lo stesso si può dire di un buon libro, da leggere magari mentre si ascolta la musica preferita con accanto una tisana alle erbe medicinali e dopo aver fatto una nuotata o una pedalata in bicicletta.

Ad ogni modo, il metodo più efficace è quello della prevenzione, cioè di cercare di non arrivare ad una situazione di stress estremo perché, una volta che si presenta il problema, anche per lo specialista il percorso sarà più difficile. Ci sono dei corsi che insegnano a chi può essere sottoposto a realtà particolarmente pressanti come reagire allo stress lavorativo in base al proprio carattere.

Non dimentichiamo le parole dell’ex presidente uruguayano José Mujica: «Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza: veniamo al mondo per vivere. E di vita ce n’è una sola». Possibilmente senza stress.

note

[1] Dlgs. n. 81/2008.

[2] Cass. ord. n. 5066/2018 del 05.03.2018.


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